Dal 12 al 15 aprile a Verona, 4.000 cantine e dati che ribaltano il racconto della crisi: si beve meno, ma i consumatori crescono
La 58ª edizione di Vinitaly è stata presentata nei giorni scorsi a Roma, alla Camera dei Deputati, davanti a produttori, istituzioni e associazioni di categoria. Dal 12 al 15 aprile Veronafiere ospiterà quasi 4.000 espositori, 18 padiglioni e oltre 1.000 top buyer selezionati da più di 130 Paesi. Sullo sfondo, un settore che chiude il 2025 con export in calo del 3,7% e vendite a volume giù per il quarto anno consecutivo, ma che — secondo i dati presentati dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly — non si legge così semplicemente come una crisi.
I numeri che complicano il quadro
Il vino vale l’1,1% del Pil italiano. Lo dice l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, che ha presentato in occasione della conferenza stampa una fotografia del settore basata su dati Istat e Iwsr: 670.000 ettari di vigneto, 530.000 imprese, una produzione 2025 stimata a 44,4 milioni di ettolitri, un fatturato al netto dell’indotto di circa 14 miliardi di euro e 870.000 occupati. La bilancia commerciale resta attiva per 7,2 miliardi di euro l’anno.
Le esportazioni si sono fermate a 7,78 miliardi di euro nel 2025, in calo del 3,7% rispetto all’anno precedente. A pesare soprattutto la domanda extra-Ue, scesa del 6,4%, con i dazi statunitensi che hanno trascinato il saldo a valore verso il basso del 9,2% sul mercato americano — per un controvalore di 1,76 miliardi di euro. Tiene invece la piazza europea, chiusa in lieve positivo (+0,5% a valore), con la Germania stabile a 1,14 miliardi e segnali incoraggianti da Francia (+3,6%), Paesi Bassi (+5,6%) e Svezia (+5,3%).

Il 2026 si è aperto peggio: secondo i dati Eurostat citati da Coldiretti, i primi due mesi segnano un -28% in valore rispetto allo stesso periodo del 2025 sul mercato Usa. Il dossier è sul tavolo: a Roma, il giorno stesso della presentazione, Coldiretti e Filiera Italia hanno riunito a Palazzo Rospigliosi istituzioni, importatori americani ed esperti di mercato per discutere strategie concrete di rilancio. Tra i partecipanti, Victor Oscar Schwarts, l’importatore statunitense autore del ricorso che ha portato la Corte Suprema americana ad annullare i dazi di Trump.
Chi beve, quanto beve e perché
Il calo dei consumi interni è reale, ma i dati dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly aggiungono dettagli che cambiano la lettura. I consumatori di vino in Italia sono 29,4 milioni, pari al 55% della popolazione — una quota stabile negli ultimi cinque anni e addirittura in crescita di oltre 600.000 unità rispetto al 2011. Il punto è che si beve meno spesso: il 61% degli italiani consuma vino in modo saltuario, contro il 39% dei consumatori quotidiani. Nel 2006 il rapporto era quasi inverso.
La fascia 18-24 anni vale solo il 7% dei consumatori totali, ma è l’unica coorte ad aver aumentato la propria quota di penetrazione: +8 punti percentuali dal 2011, passando dal 39% al 47%. Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, osserva che i giovani che dichiaravano di consumare vino a 18-24 anni nel 2011, a 31-37 anni lo facevano nel 60% dei casi: il vino entra nelle abitudini man mano che si cresce.
Il profilo del giovane consumatore è diverso da quello delle generazioni precedenti. Spende di più — mediamente 18 euro a scontrino nel fuori casa, contro una media di dieci — e lo fa quasi sempre fuori dalle mura domestiche: il 97% degli under 28 della Gen Z consuma vino al bar o al ristorante, contro il 64% dei Boomers. La motivazione principale non è il pasto, come per i consumatori maturi (70%), ma il gusto: «mi piace» è la prima ragione di scelta per il 50% degli under 28. Seguono fattori legati all’immagine di sé: «ti rende sofisticato», «è fashion» raggiungono insieme il 43% delle motivazioni, contro il 7% dei Boomers.
La rivincita dei rossi tra i più giovani
Tra i vini preferiti dalla Gen Z, i dati dell’Osservatorio riservano un’altra sorpresa. I giovanissimi stilano una classifica dominata dai rossi strutturati fino al quinto posto: Amarone della Valpolicella, Barbaresco, Taurasi, Bolgheri, Chianti. Il Prosecco — primo nelle classifiche Millennials e oltre — compare solo più in basso. Flamini parla di «rivincita dei vini rossi, che forse avevamo dato prematuramente per spacciati».

I Millennials (29-44 anni) danno invece il primato al Prosecco, seguito da Doc Sicilia e Salice Salentino. I consumatori tra i 45 e i 60 anni inseriscono nella loro top cinque Aglianico del Vulture, Verdicchio dei Castelli di Jesi e Chianti Classico. I Boomers raggiungono il Primitivo di Manduria e le Docg campane bianche — Greco di Tufo e Fiano d’Avellino.
Il report dell’Osservatorio «assolve» i giovani dalla responsabilità del calo dei consumi. La flessione è attribuibile a due fattori che riguardano le generazioni mature: la saltuarietà crescente e la riduzione dei quantitativi giornalieri, con l’abbandono progressivo delle porzioni eccessive (oltre mezzo litro) a favore di due o tre bicchieri al giorno.
Vinitaly si allarga: NoLo, spirits e turismo del vino
La fiera risponde ai cambiamenti aprendo a nuovi segmenti. Tra le novità dell’edizione 2026, cresce lo spazio dedicato ai prodotti a zero o bassa gradazione alcolica con NoLo – Vinitaly Experience, progetto sviluppato con l’Unione Italiana Vini, che debutta con una nuova collocazione espositiva al secondo piano del Palaexpo, con degustazioni, masterclass e focus di mercato. Nasce anche Xcellent Spirits, area dedicata ai distillati e alla mixology realizzata con Gang of Spirits, pensata per connettere il mondo del vino a quello degli spirits a livello internazionale.
Si consolida Vinitaly Tourism, l’hub dedicato all’enoturismo posizionato nella galleria tra i padiglioni 2 e 3. Buyer turistici da Stati Uniti, Brasile, Croazia, Regno Unito, Singapore e Thailandia sono attesi per incontri b2b con tour operator, travel designer e operatori dell’esperienza enogastronomica. Il programma si estende su tutti i quattro giorni della manifestazione e include convegni al Palaexpo, tra cui la presentazione di una ricerca Unicredit-Nomisma Wine monitor sul ruolo dell’enoturismo per le imprese vinicole italiane.
Il fronte export e i nuovi mercati
I relatori intervenuti alla presentazione di Montecitorio hanno indicato le stesse direzioni di sviluppo: India, Mercosur, Australia. Piero Antinori — che rappresenta una famiglia produttrice dal 1385 e che del Tignanello è considerato il padre — ha definito il momento attuale «un combinato disposto di tanti elementi che giocano a sfavore, ma non una crisi strutturale». Matteo Zoppas, presidente dell’Ice-Agenzia, ha annunciato nuove risorse destinate alla promozione del settore vitivinicolo e ha sottolineato che il mercato americano a gennaio 2026 segna un -35% rispetto allo stesso mese del 2025. Un dato che — ha precisato — confronta con un gennaio 2025 che cresceva del 19% sul 2024: la lettura richiede contesto.
Coldiretti ha annunciato un piano promozionale straordinario per sostenere le cantine italiane negli Usa, con interventi previsti al Fancy Food di New York e in occasione dei Mondiali di Calcio 2026. La Coldiretti Toscana ha segnalato che il 2025 si è chiuso con un calo del 5% in valore per le esportazioni toscane verso gli Stati Uniti, con un -15% nell’ultimo trimestre dell’anno. Sul mercato americano finisce una bottiglia su tre di Chianti, Brunello, Bolgheri e Vernaccia, per un valore complessivo di circa 400 milioni di euro.
I numeri della fiera
Vinitaly 2026 si apre sabato 11 aprile con OperaWine, la super degustazione firmata Wine Spectator che quest’anno presenta 150 cantine suddivise in tre nuove categorie: «Legacy Icon» (31 cantine presenti in tutte le edizioni), «Classic» (69 aziende leader nei rispettivi territori) e «New Voices» (50 cantine fondate dal 1990 in poi). La Toscana guida la rappresentanza territoriale con 48 produttori, seguita da Piemonte (24), Sicilia (15) e Veneto (12).
Il 12 aprile si apre la fiera vera e propria. La sera dell’11 aprile, al teatro Ristori di Verona, saranno invece annunciati i vincitori del Vinitaly Design Award: giunto alla 30ª edizione, il premio per il packaging wine & spirits ha ricevuto 284 candidature e quest’anno annovera in giuria l’artista Michelangelo Pistoletto.
