Conquista il primo posto con un balzo dell’11% dal 2019 grazie a olio, orecchiette e un’offerta esperienziale che attrae turisti alto-spendenti
Orecchiette alle cime di rapa, olio extravergine e taralli: se vi viene in mente la Puglia, siete in buona compagnia. Il 41% degli italiani colloca oggi il Tacco d’Italia al primo posto tra le destinazioni enogastronomiche nazionali, a pari merito con la Toscana. Un risultato che fino a qualche anno fa sarebbe sembrato improbabile e che invece rappresenta il coronamento di una strategia di valorizzazione territoriale iniziata dopo la pandemia.
I dati emergono dal Rapporto sul Turismo Enogastronomico in Puglia, presentato all’ultimo TTG Rimini da Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico. La ricerca, commissionata da Pugliapromozione, fotografa un fenomeno in piena espansione: rispetto al 2019, la Puglia ha registrato un incremento dell’11% nel riconoscimento come meta enogastronomica, superando regioni storicamente consolidate come l’Emilia-Romagna (37%) e la Sicilia (35%).

Il mare resta centrale, ma cambiano le motivazioni
Il mare rimane la principale ragione di viaggio (42%), ma il quadro si è fatto più articolato. Il 14% dei turisti sceglie la Puglia per vivere il territorio nella sua autenticità, il 7% è mosso specificamente dalle specialità enogastronomiche, mentre cultura e natura raccolgono ciascuna il 6% delle preferenze. Un profilo di destinazione che si è evoluto, capace di attrarre non solo chi cerca la spiaggia, ma anche chi vuole scoprire i frantoi, partecipare a degustazioni nei caseifici o perdersi tra i mercati artigianali.
Geograficamente, il Salento conferma la sua leadership con il 34% delle preferenze sia sul versante adriatico che ionico. Seguono Bari e la costa barese (26%), il Gargano (24%) e la Valle d’Itria (21%), testimoniando una distribuzione territoriale abbastanza equilibrata.
Chi spende e quanto
La spesa media giornaliera si concentra per il 64% dei visitatori nella fascia tra 51 e 150 euro. Ma c’è un dato interessante: l’8% dei turisti supera i 200 euro al giorno, posizionandosi come alto-spendente. Chi viaggia per enogastronomia dimostra una maggiore disponibilità economica: il 29% spende oltre 151 euro al giorno, mentre il 75% destina tra l’11 e il 30% del budget totale a vitto ed esperienze culinarie.
Una fascia di mercato che vale la pena presidiare, considerando che i viaggi motivati dall’enogastronomia generano ricadute economiche superiori rispetto ad altre tipologie di turismo.
Orecchiette, olio e taralli: il podio della notorietà
Quando si chiede agli italiani quali prodotti associano alla Puglia, le orecchiette alle cime di rapa dominano con il 35% delle citazioni. Seguono l’olio extravergine (28%) e i taralli (26%). Il vino si ferma al 17%, la focaccia al 13%, mentre pasticciotti e pesce raccolgono il 10% ciascuno.
Un dato che evidenzia come alcuni prodotti abbiano conquistato una visibilità nazionale, mentre altri – pur di qualità – restano conosciuti principalmente a livello locale o di nicchia.
Cosa cercano i turisti enogastronomici
Chi sceglie la Puglia per l’enogastronomia cerca principalmente nuove esperienze (37%), con una preferenza marcata tra i giovani. Il 27% vuole staccare dalla routine, il 26% è interessato all’arricchimento culturale e il 23% cerca immersione nella natura. Rispetto alla media nazionale, i turisti pugliesi citano meno l’aspetto culturale e naturalistico, ma mostrano maggiore interesse per divertimento (18% contro 16% nazionale) e benessere (15% contro 12%).
Praticamente tutti i visitatori (95%) vivono almeno un’esperienza culinaria durante il soggiorno. Il 78% partecipa a degustazioni o effettua acquisti, il 75% visita luoghi di produzione, il 66% partecipa a eventi e il 56% segue tour tematici.
Nel dettaglio, il 70% si reca in ristoranti tipici, il 46% visita mercati e botteghe artigiane, il 45% partecipa a eventi legati al cibo e il 37% prova lo street food.

L’olio protagonista assoluto
L’olio extravergine rappresenta il vero punto di forza dell’offerta esperienziale pugliese. Il 36% dei turisti acquista direttamente in azienda, il 28% partecipa a degustazioni nei frantoi e circa uno su quattro visita un frantoio storico o un’azienda olivicola. Un’offerta strutturata che ha trasformato un prodotto agricolo in esperienza turistica.
Accanto all’olio, restano significativi l’acquisto di vino (30%) e le visite ai caseifici (28%), a conferma di una proposta che si sviluppa su più filiere e intercetta pubblici diversi.
Le criticità da affrontare
Non tutto funziona perfettamente. Le due aree che richiedono maggiore attenzione sono il prezzo (valutazione media 3,89 su 5) e la facilità nel reperire informazioni (3,94). Le degustazioni e gli acquisti di prodotti ottengono le valutazioni più alte, mentre gli eventi mostrano margini di miglioramento. Le esperienze attive e di relax registrano punteggi particolarmente positivi per qualità del servizio e accessibilità.
Tre modelli di vacanza
Emergono tre principali modalità di abbinamento. Il 60% degli intervistati affianca le esperienze enogastronomiche a momenti di relax con parenti e amici, spesso nel contesto della vacanza balneare. Il 48% abbina escursioni nelle località vicine, mentre il 46% combina enogastronomia con shopping e visite culturali.
Un dato che conferma come l’enogastronomia non sia più un segmento a sé stante, ma un elemento trasversale che arricchisce qualsiasi tipo di soggiorno. La Puglia ha saputo intercettare questa tendenza, costruendo un’offerta integrata che risponde a esigenze diverse. Adesso la sfida è consolidare il risultato, lavorando sulle criticità emerse e mantenendo alta la qualità complessiva dell’esperienza.
