I dati presentati a TuttoFood raccontano un Consorzio che investe su formazione e caseifici: e il consumatore alla fine ci guadagna
Il Parmigiano Reggiano vende più all’estero che in Italia. È successo per la prima volta nel 2025, quando l’export ha superato il 50% del totale prodotto — 74.980 tonnellate — e nei primi tre mesi del 2026 la quota è già salita al 53,2%, con una crescita dell’1,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I dati sono stati presentati dal Consorzio a TuttoFood, la fiera milanese dell’agroalimentare.
Da questi numeri nasce una domanda: come si arriva a questi risultati con un formaggio che richiede almeno 12 mesi di stagionatura, non si presta a economie di scala aggressive e dipende dal latte di vacche allevate in un territorio delimitato?
Vendere Parmigiano Reggiano non è scontato
Portare una Dop complessa su scaffali esteri significa fare un lavoro che va ben oltre la distribuzione. Chi compra Parmigiano Reggiano a Londra, Berlino o Tokyo deve capire cosa ha davanti: perché costa più di un generico «hard cheese», cosa vuol dire una stagionatura a 24 mesi rispetto a una a 36, come si riconosce il marchio autentico.

Per rispondere a questo problema il Consorzio ha costruito l’Accademia Parmigiano Reggiano, un programma di formazione rivolto ai dipendenti delle grandi catene della distribuzione estera. Finora ha coinvolto oltre 700 persone in più di 20 catene della Gdo in dieci Paesi. Non si tratta di corsi generici: sono sessioni tecniche con degustazioni verticali di diverse stagionature, in modo che chi lavora al banco — o chi gestisce gli acquisti — sappia effettivamente di cosa sta parlando.
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha conferito ai formatori dell’Accademia un riconoscimento ufficiale nell’ambito del programma «Cucina italiana patrimonio immateriale dell’Unesco», durante il Forum Internazionale della Cucina Italiana svoltosi a margine di TuttoFood.
Caseifici premiati e investimenti sulla filiera
L’export non crescerebbe senza prodotto all’altezza. E su questo fronte il Consorzio sta spingendo in modo sempre più esplicito sulla qualità dei caseifici aderenti. Nel 2025 ha investito circa un milione di euro in progetti di sviluppo commerciale dedicati ai consorziati, e nel 2026 ha lanciato i Trade Awards, premi assegnati per la prima volta ai caseifici più attivi nell’innovazione e nello sviluppo della Dop — sia in Italia sia sui mercati internazionali. Le categorie riguardano la visibilità, la formazione, i mercati emergenti e la ristorazione professionale.
C’è poi il Casello d’Oro, il riconoscimento assegnato ogni anno ai vincitori dei Palii del Parmigiano Reggiano — la competizione interna tra caseifici che valuta struttura, profilo aromatico e qualità complessiva della forma. Nel 2025 si è tenuta al Real Casino di Madrid. Tra i premiati, il Caseificio Sociale di Monzato di Traversetolo ha ricevuto due menzioni speciali per la miglior struttura e il miglior profilo aromatico.
Questo sistema di incentivi e riconoscimenti ha un effetto concreto: spinge i caseifici a lavorare meglio, a investire in tecniche di produzione più accurate, a differenziarsi con produzioni di qualità superiore — dalle forme di montagna al latte di razze autoctone. Il consumatore, italiano o straniero, trova sullo scaffale un prodotto che non è il risultato di una filiera immobile, ma di una competizione interna che premia chi fa meglio.
Cosa cambia per il consumatore
L’effetto più visibile per il consumatore è indiretto ma reale. Un Consorzio che forma i distributori esteri, che premia i caseifici più virtuosi e che investe sulla riconoscibilità del prodotto costruisce le condizioni perché il Parmigiano Reggiano — quello autentico, con la crosta puntinata e il marchio a fuoco — rimanga distinguibile dalla concorrenza e valga il suo prezzo.
In un mercato in cui le imitazioni abbondano — il cosiddetto «Italian sounding» vale miliardi di euro a livello globale — il lavoro del Consorzio è anche una tutela per chi acquista: garantisce che la scritta «Parmigiano Reggiano» su una forma corrisponda a qualcosa di preciso, controllato, prodotto secondo regole che non cambiano.
