A Bologna il progetto P.A.T.A.T.A. ha condiviso i primi risultati su manichette, sprinkler e sistemi di supporto alle decisioni
Il Po è di nuovo in sofferenza: la portata scende sotto la media stagionale a Pontelagoscuro, mentre i grandi laghi alpini toccano livelli già inferiori a quelli della siccità del 2022. Si susseguono i messaggi di allarme sulla gestione delle risorse idriche. Sopra i campi, le ondate di calore hanno portato le temperature a sfiorare i 40 gradi, con nuovi rialzi attesi nei prossimi giorni.
È in questo scenario di crisi idrica e climatica che il progetto P.A.T.A.T.A. (Produrre Aggregando Tecnici e Agricoltori, Tutelando l’Acqua) ha riunito nei giorni scorsi a Bologna ricercatori, aziende agricole e tecnici del Servizio Fitosanitario dell’Emilia-Romagna, per fare il punto sulle prove sperimentali condotte in campo nella campagna agraria in corso.

L’incontro si è tenuto nella sede di Agripat, capofila del progetto, con enti di ricerca, imprese agricole e partner tecnici collegati sia in presenza sia da remoto. I tecnici del Servizio Fitosanitario regionale hanno confrontato le prime evidenze raccolte in stagione e impostato le prossime attività di monitoraggio.
La giornata è poi proseguita ad Acqua Campus, il centro sperimentale del CER (Canale Emiliano Romagnolo), tra le parcelle dimostrative dedicate al progetto.
Irrigazione a confronto
Al centro della visita tecnica, il confronto diretto tra sistemi di irrigazione: dalla microirrigazione agli strumenti di supporto alle decisioni (DSS), pensati per calibrare gli interventi sulle reali esigenze della pianta. Le prove del primo anno dicono che manichette e sprinkler rendono di più, in efficienza e in resa, dei sistemi a pioggia tradizionali.
Cresce anche il peso dei sistemi di misurazione dell’umidità del terreno. Sonde e dispositivi digitali, tarati sulla fase agronomica e sulle condizioni climatiche, non sono più un esperimento da campo dimostrativo: tecnici e agricoltori li usano già nella pratica quotidiana.

Il monitoraggio degli insetti del terreno
In parallelo alle prove irrigue, i tecnici hanno illustrato il monitoraggio fitosanitario avviato per verificare la presenza dei principali fitofagi della patata e l’efficacia delle strategie di gestione adottate. Le osservazioni raccolte in campo servono a confrontare le diverse tecniche agronomiche in condizioni reali, non solo in teoria.
Un capitolo a parte riguarda gli elateridi, insetti che allo stadio di larva danneggiano i tuberi. Il progetto ne segue la presenza — da larva ad adulto — sia nei campi già coltivati a patata sia in quelli che la ospiteranno negli anni successivi. I dati, incrociati con il Servizio Fitosanitario Regionale, serviranno a fissare soglie di intervento puntuali.
Chi partecipa al progetto
P.A.T.A.T.A. è promosso da Agripat insieme all’Università degli Studi di Ferrara, Romagnoli F.lli S.p.A., Consorzio Patata Italiana di Qualità, HORTA, CER, CSO Italy, Dinamica e alcune aziende agricole partner. Punta a dare agli agricoltori strumenti concreti per affrontare cambiamenti climatici, uso efficiente dell’acqua e difesa della coltura.
Nei prossimi mesi proseguiranno il monitoraggio delle prove sperimentali e l’elaborazione dei dati raccolti, per valutare l’efficacia delle diverse strategie irrigue e agronomiche testate. L’obiettivo è mettere a disposizione degli operatori strumenti più affidabili già dalle prossime campagne di pataticoltura.
