Circa 2.500 piante in due campi tra Pavia e Novara: chiusa la seconda stagione di prove, ora tocca alle analisi in laboratorio
Circa 2.500 piante di riso su due campi che messi insieme misurano 242 metri quadrati: sono le dimensioni della seconda stagione di prove in campo del riso ottenuto con le Tea, le Tecniche di evoluzione assistita. Con la mietitura nelle province di Pavia e Novara la stagione si è chiusa. L’obiettivo è ottenere piante meno esposte al brusone, il fungo che nelle annate sfavorevoli può far perdere fino alla metà del raccolto.
A condurre il lavoro è il gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Milano coordinato da Vittoria Brambilla, professoressa associata al Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali, nell’ambito del progetto Ris8imo. L’Ente Nazionale Risi ha ospitato le prove e ha curato le coltivazioni. Tra i finanziatori ci sono la Fondazione Bussolera Branca e il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
Tre varietà, un solo bersaglio
Le piante appartengono a tre varietà o linee di miglioramento genetico italiane. Su ciascuna è stata usata la tecnologia Crispr-Cas9 per inattivare alcuni geni di suscettibilità al brusone, cioè geni che favoriscono l’infezione.
Le pannocchie raccolte sono state portate in buste sigillate nei laboratori dell’università, dove saranno sottoposte ad analisi fenotipiche, agronomiche e statistiche. Gli esami misureranno la resistenza alla malattia e anche la produttività, la qualità della granella e le caratteristiche delle piante. Al momento non sono stati indicati risultati né tempi di diffusione dei dati.

Dal campo di 28 metri quadrati a quelli di oggi
Il progetto di ricerca è attivo dal 2017. Nel 2024, a Mezzana Bigli, nel Pavese, era partita la prima sperimentazione in campo in Italia di piante Tea, autorizzata dal Ministero dell’Ambiente e dall’Ispra su 28 metri quadrati.
Le prove sono proseguite nel 2025 su superfici più ampie al Centro Ricerche sul Riso dell’Ente Nazionale Risi, a Castello d’Agogna, con il primo raccolto in autunno. Quest’anno i campi sono due: 78 metri quadrati nel Pavese e 164 nel Novarese.
Cosa sono le Tea
Le Tea sono tecniche di miglioramento genetico che intervengono in modo mirato sul Dna di una pianta, senza inserire geni di altre specie. È la differenza principale rispetto agli Ogm transgenici. Lo strumento più diffuso, utilizzato anche in questo esperimento, è la «forbice genetica» Crispr-Cas9 che ha fruttato a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna il premio Nobel per la chimica nel 2020 e che permette di spegnere o correggere un singolo gene.
Le varianti ottenute possono coincidere con mutazioni che compaiono in natura o con quelle prodotte dagli incroci tradizionali. La differenza sta nella precisione: la modifica viene introdotta dove serve, senza attendere che si presenti per caso.
Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il 17 giugno 2026 il regolamento sulle nuove tecniche genomiche, chiamate Ngt. Le piante Ngt-1, con un massimo di 20 modifiche, sono equiparate a quelle convenzionali: niente etichetta sul prodotto finale, obbligo di indicazione solo per le sementi. Le Ngt-2, che hanno un numero maggiore di modifiche, restano soggette alle regole degli Ogm.
Perché il futuro passa anche da qui
Il brusone, causato dal fungo Pyricularia oryzae, è la principale malattia del riso e contro di esso esistono pochi fungicidi efficaci. Una varietà meno suscettibile permetterebbe di ridurre i trattamenti: è lo scopo dichiarato del progetto. Tra i vantaggi attribuiti alle Tea dalla Regione Lombardia ci sono anche una maggiore adattabilità al cambiamento climatico e un uso più razionale dell’acqua. L’Italia è il primo produttore europeo di riso, e il brusone è uno dei problemi che le risaie devono affrontare ogni anno.
Il tema della collaborazione è centrale nelle parole dei protagonisti. Brambilla parla di un risultato «frutto di una stretta collaborazione» tra università ed ente, reso possibile anche dal contributo di Governo e Regioni al percorso normativo e autorizzativo. La presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba, ricorda che la filiera è sensibile alle innovazioni che permettono di coltivare prodotti di qualità e che i risultati arrivano più facilmente quando ricerca pubblica, istituzioni e settore agricolo lavorano insieme, con beneficio per chi coltiva e per i consumatori.
Sul regolamento europeo restano però posizioni contrarie. FederBio e AssoBio parlano di un passo indietro su trasparenza, tracciabilità ed etichettatura, mentre Slow Food teme monocolture e una maggiore dipendenza dalla chimica.
La risposta sul riso arriverà dalle analisi sulle pannocchie raccolte, che diranno se la resistenza al brusone si accompagna a rese e qualità adeguate. Al momento non sono state indicate date per i risultati, mentre il regolamento europeo diventerà applicabile due anni dopo la sua entrata in vigore.
