Alla fiera di Madrid il settore dell’ortofrutta europeo ha chiesto regole chiare e reciprocità; l’Italia ha portato 322 imprese
Fruit Attraction, la fiera internazionale dell’ortofrutta di Madrid, è giunta alla 18ª edizione e ha riunito oltre 2.500 aziende espositrici, con più di 120mila operatori professionali provenienti da circa 150 Paesi, e si è volta in un momento difficile per il settore: gasolio, energia e fertilizzanti costano di più, la manodopera scarseggia e il caldo di quest’estate ha penalizzato la frutta di stagione.
I temi al centro del confronto sono stati i costi, le regole europee e la reciprocità con i Paesi extraeuropei. L’offerta italiana, intanto, tiene per qualità e per export.
Costi, clima e manodopera: il quadro del settore
Secondo Paolo Mele, componente della Giunta nazionale di Confagricoltura, nel 2025 il valore della produzione ortofrutticola italiana è stato intorno ai 18 miliardi di euro, in flessione rispetto all’anno precedente. Il comparto pesa circa un quarto della produzione agricola complessiva, mentre l’export supera stabilmente i 12 miliardi, su poco più di 70 miliardi totali.
Nel frattempo aumentano i costi di carburanti, fertilizzanti, imballaggi e logistica, manca manodopera e si riduce il numero di molecole efficaci contro le fitopatie. Il caldo prolungato di questa estate ha pesato sulle produzioni, con differenze tra territori e comparti.
Un altro nodo è la riforma della Pac, la Politica agricola comune, dopo il 2027. Mele ha parlato di un quadro che «a oggi presenta ancora poca chiarezza, a partire dall’effettiva disponibilità delle risorse». Il tempo stringe, ha aggiunto, e le Op, le Organizzazioni di produttori, «hanno necessità di regole chiare per fare delle scelte».

Reciprocità e consorzi di tutela
Il sottosegretario all’Agricoltura Luigi D’Eramo ha rivendicato i 17 miliardi di euro messi a disposizione del settore in quattro anni e ha chiesto che i prodotti importati da Paesi extraeuropei rispettino, certificazioni alla mano, le stesse regole di quelli europei. In caso contrario, ha avvertito, «faremo un danno ai nostri produttori e ai nostri agricoltori».
Sui costi hanno insistito anche i consorzi. L’Arancia rossa di Sicilia Igp, terza per valore e produzione tra i prodotti frutticoli italiani a marchio Ig nel 2025 secondo il rapporto Ismea-Qualivita, ha chiesto interventi su gasolio, energia e concimi. Il Pomodoro di Pachino Igp ha rilanciato la richiesta di un prezzo minimo garantito e di maggiore reciprocità nell’export.
La Spagna guarda fuori dall’Unione europea: i ministri dell’Agricoltura di Spagna ed Egitto hanno valutato nuove forme di cooperazione. L’Egitto era presente con circa 90 aziende.
L’Italia a Madrid: 322 imprese
Con 322 imprese l’Italia è stata il primo Paese straniero per numero di aziende presenti, dietro solo alla Spagna. Di queste, 108 facevano capo alla collettiva dell’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero. Cso Italy, il Centro servizi ortofrutticoli, ha portato una collettiva di 30 aziende, il 40% in più rispetto alla scorsa edizione.
Per il presidente di Cso Italy, Paolo Bruni, il primo giorno non ha deluso per affluenza e qualità dei visitatori. Bruni ha escluso che Fruit Attraction sia in antitesi con Macfrut, il salone di Rimini: i due eventi «possono esprimere una forte complementarietà».
Davide Vernocchi, presidente del settore ortofrutta di Confcooperative, ha ricordato che circa il 60% della produzione ortofrutticola comunitaria è organizzata in Op. A trent’anni dall’introduzione, l’Ocm ortofrutta, l’Organizzazione comune dei mercati, resta una leva per investimenti e innovazione: in Italia i programmi operativi cofinanziati dalla Ue valgono circa 300 milioni di euro l’anno. Nella futura Pac, ha spiegato, verrà confermata come intervento obbligatorio per gli Stati membri.
Agrocepi, insieme alle Op Apoc e Apol, ha lanciato la carta della sostenibilità #nordesudunitiperilcibo, aperta ad altre organizzazioni e istituzioni, sostenuta da due programmi di filiera per circa 100 milioni di euro. Il presidente di Agrocepi, Corrado Martinangelo, ha riassunto il messaggio nel claim “dentro l’Europa, naturalmente italiano”.

Kiwi, mela e avocado
Per il kiwi italiano a luglio è arrivata l’apertura del mercato del Vietnam. Dulcis ha presentato il nuovo posizionamento del suo kiwi verde premium, “Ready to love it”: dai 18 ettari del 2021 è passata a 515, e la produzione dovrebbe salire dalle 2.153 tonnellate del 2025 a circa 4.350 nella nuova campagna.
Nel 2025 l’export italiano ha superato 1,05 milioni di tonnellate per le mele, quasi 437.000 per l’uva da tavola e oltre 253.000 per il kiwi. Melinda, che quest’anno ha registrato un calo di produzione ma qualità elevata, investe su snack, canali digitali ed e-commerce per avvicinare i consumatori più giovani.
L’avocado guadagna spazio in Europa. Secondo la World Avocado Organization, nel 2025 il consumo medio nell’Ue ha raggiunto 1,8 chili a persona, con un aumento del 16% in volume e crescite oltre il 25% in Germania, Italia e Polonia. La Spagna è il primo produttore europeo, con circa 142.000 tonnellate, e il secondo hub logistico dopo i Paesi Bassi.
Tra rincari e clima avverso, l’ortofrutta italiana continua a muoversi, forte di un export che supera stabilmente i 12 miliardi di euro l’anno. Il prossimo appuntamento italiano per il comparto è Macfrut, a Rimini dal 20 al 22 aprile 2027.
