Pesce azzurro, ricerca e mercato ne confermano il valore

Il valore economico e nutrizionale del pesce azzurro, approfondito in un recente convegno milanese tra ricerca e distribuzione

Costruire un paniere alimentare sano e sostenibile costa sempre di più. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Quality & Quantity, condotto sui dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, segnala che i prezzi della dieta mediterranea sono aumentati fino al 20% tra agosto 2021 e marzo 2024, superando i 200 euro al mese nei periodi primaverili ed estivi per il paniere degli uomini adulti. In questo scenario, il pesce azzurro conservato emerge come una delle poche fonti proteiche di qualità che restano accessibili, per prezzo a porzione, sicurezza alimentare e nutrienti intatti. Il tema, con le sue ricadute su ricerca, mercato e distribuzione, è stato al centro di Be Blue – The Sea Conference, la quinta edizione del convegno promosso da Delicius che si è svolta recentemente al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, dal titolo «Il mare come risorsa, crescita, responsabilità e futuro».

Sgombro
Sgombro

Il prezzo di un piatto sano

Irene Rizzoli, amministratore delegato di Delicius, ha richiamato lo studio per collocare il pesce azzurro conservato in una posizione precisa all’interno della spesa alimentare: prezzo medio a porzione competitivo, sicurezza alimentare garantita, nutrienti intatti. «Mettere il mare al centro significa valorizzare ciò che viene dal mare con coerenza: scelte di filiera, attenzione alla sostenibilità, impegno a diffondere una cultura più consapevole delle sue risorse» ha dichiarato Rizzoli.

Cosa dice la ricerca scientifica

Il tema è tornato nella sessione dedicata alla scienza. Martina Cirlini, docente e ricercatrice in Chimica degli Alimenti all’Università di Parma, ha presentato una metodologia analitica messa a punto per identificare e quantificare le vitamine e gli oligoelementi realmente presenti nelle conserve di pesce azzurro, ampliando un profilo nutrizionale finora incentrato quasi esclusivamente sugli Omega 3. Alessandra Dei Cas, professore associato di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Università di Parma e membro del board dell’Istituto Nazionale per le Ricerche Cardiovascolari (Inrc), ha illustrato le evidenze alla base del Longevity Nutrition Program: uno studio condotto con l’ateneo parmense ha mostrato che gli Omega 3 di sgombro e sardine, con un consumo di quattro porzioni a settimana, favoriscono la rigenerazione delle cellule progenitrici endoteliali e riducono i processi infiammatori, con benefici per la salute cardiovascolare. Il pesce azzurro resta inoltre una delle poche fonti alimentari naturali di vitamina D, molecola stabile al calore che si conserva anche negli alimenti in scatola.

Quanto pesa il mare a scaffale

Ai dati scientifici si è affiancata la lettura del largo consumo. Matteo Bonù, Food Industry Leader di NielsenIQ, ha stimato in nove miliardi di euro il peso del mare nella distribuzione moderna, descrivendo un consumatore in trasformazione: più occasioni d’acquisto, minore fedeltà a marche e insegne, attenzione crescente verso prodotti percepiti come salutari. I claim legati a salute e provenienza emergono come leva concreta nell’orientare le scelte d’acquisto.

Delicius Longevity
Delicius Longevity

Il quadro presenta anche alcune criticità: le vendite di alici e sgombri sono in calo, mentre crescono quelle dei molluschi, più semplici da cucinare. Il pesce azzurro sconta ancora una percezione di prezzo elevato e complessità in cucina, un limite che le conserve, pronte all’uso, possono in parte colmare. Il tema è confluito nella tavola rotonda «Abitudini e rivoluzione», che ha riunito Guido Cristini, professore di Strategie di Marketing Agro-alimentare all’Università di Parma, con Maniele Tasca del Gruppo Selex, Giorgio Santambrogio del Gruppo VéGé, Giangiacomo Ibba di Crai e Andrea Maggioni, direttore generale sviluppo di Delicius. Il confronto ha riguardato assortimento, packaging e comunicazione in punto vendita, con l’obiettivo condiviso di rendere più leggibili al consumatore i benefici del pesce azzurro.

L’impatto sul Mediterraneo

Ad aprire i lavori era stato Andrea Cabrini, direttore di Class Cnbc, con la prima tavola rotonda dedicata al rapporto tra impresa e responsabilità. Stefano Pogutz, presidente del Comitato Scientifico di One Ocean Foundation, ha richiamato lo studio Business Awareness and Response to Ocean Challenges: la consapevolezza dichiarata dalle aziende sul proprio impatto sul mare è alta, ma la sua traduzione in comportamenti concreti resta parziale. Il contesto resta critico: nel Mediterraneo vengono scartate e rigettate in mare 230.000 tonnellate di pescato ogni anno e il 75% degli stock ittici risulta sovrasfruttato.

La chiusura di Danovaro

A concludere l’incontro è stato Roberto Danovaro, biologo marino e presidente della Fondazione Patto con il Mare per la Terra, con un intervento sul mare come sistema ancora in gran parte inesplorato: meno del 25% del fondale oceanico globale risulta oggi mappato.

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