La storica vigna di Grinzane Cavour adotta la tecnologia per combattere le frodi e raccontare il vino ai consumatori
Sotto l’etichetta di ogni bottiglia di Barolo Vigna Gustava c’è qualcosa che non si vede: un tag NFC invisibile, leggibile con qualsiasi smartphone. Non è un vezzo tecnologico, ma una risposta concreta a un problema che costa all’Italia 302 milioni di euro l’anno: la contraffazione del vino.
Il progetto è stato presentato lo scorso ottobre al Castello di Grinzane Cavour, durante la quinta edizione di Barolo en Primeur, l’asta benefica che dal suo debutto ha già raccolto 3,4 milioni di euro per 73 progetti sociali e culturali. La vigna Gustava, acquistata nel 2019 dalla Fondazione CRC e situata proprio davanti al castello, ha scelto di proteggere ogni sua bottiglia con un sistema di certificazione digitale sviluppato da Tesisquare, attraverso il suo centro di competenza IoT Elision, in collaborazione con Autentico e l’enologo Fabrizio Stecca.

Come funziona il sistema
Ogni bottiglia riceve un’identità digitale univoca. Il tag NFC applicato sotto l’etichetta permette di tracciare la singola bottiglia all’interno del lotto di produzione e del pallet di distribuzione. Basta avvicinare lo smartphone per verificare l’autenticità e accedere a una serie di informazioni: note di degustazione, valutazioni en primeur, perfino webcam live sulla tenuta.
Il sistema raccoglie anche dati sulle scansioni, creando una mappa in tempo reale che mostra dove nel mondo le bottiglie vengono aperte e degustate. Un modo per seguire il viaggio del vino dal vigneto al bicchiere.
Oltre la tracciabilità
La tecnologia non si limita a garantire l’origine del prodotto. Permette di ricostruire l’intera filiera produttiva, qualificare i fornitori secondo criteri ESG, certificare la sostenibilità ambientale e raccontare la storia del vino in modo trasparente.
Per i consumatori significa poter verificare con certezza cosa stanno bevendo. Per il produttore, un sistema di difesa contro le frodi che in Europa valgono 2,3 miliardi di euro all’anno nel settore vini e alcolici.
Un modello replicabile
L’esperienza di Vigna Gustava dimostra che anche le aziende del settore tradizionale possono integrare soluzioni digitali senza snaturare il prodotto. Il chip è invisibile, non altera l’estetica della bottiglia, ma aggiunge un livello di sicurezza e informazione che fino a pochi anni fa era impensabile.
Il progetto si inserisce in un trend più ampio che vede il Made in Italy, in particolare nei settori fashion, luxury e agroalimentare, adottare tecnologie di serializzazione e tracciabilità per proteggere la reputazione dei marchi e offrire ai consumatori strumenti per acquisti più consapevoli.
