Approvato il Pacchetto Vino: Federvini plaude alle semplificazioni, UIV critica il ritorno degli estirpi finanziati
Il settore vitivinicolo europeo guarda con sentimenti contrastanti al voto di oggi della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo. Con 43 voti favorevoli, nessun contrario e 2 astensioni, è stata approvata la relazione sul cosiddetto “Pacchetto Vino”, che entro l’inizio del 2026 ridefinirà le politiche del settore. Ma se Federvini esprime soddisfazione, l’Unione Italiana Vini parla di “luci e molte ombre”.
Le misure positive: più sostegno alla promozione
Il nuovo regolamento modifica tre normative europee fondamentali per il settore: il regolamento sull’organizzazione comune dei mercati, quello sui piani strategici della PAC e quello sui prodotti vitivinicoli aromatizzati. Tra le novità più apprezzate dal mondo produttivo c’è l’aumento del contributo per la promozione nei Paesi terzi, che passa dal 50% all’80%, con un prolungamento della durata dei progetti.

«Il voto della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo conferma la volontà di sostenere un comparto che rappresenta un’eccellenza del sistema agroalimentare europeo», ha commentato Albiera Antinori, presidente del Gruppo Vini di Federvini. «Accogliamo con favore le semplificazioni introdotte e le misure volte a rafforzare la promozione, l’internazionalizzazione e la sostenibilità del settore».
Etichettatura digitale e dealcolati
Tra gli elementi positivi viene segnalata anche la scelta di puntare sulla digitalizzazione dell’etichettatura e le deroghe previste per i prodotti destinati all’esportazione. Sul fronte dei vini dealcolati, i deputati hanno proposto che i prodotti con gradazione alcolica pari o superiore allo 0,5% e inferiore di almeno il 30% rispetto alla categoria di appartenenza vengano etichettati come “grado alcolico ridotto”. Una terminologia che però non convince del tutto l’UIV, che avrebbe preferito mantenere la dicitura “parzialmente dealcolato”.
Importante anche la maggiore flessibilità finanziaria introdotta: sarà possibile riportare all’anno successivo i fondi non utilizzati per gli interventi settoriali, garantendo una gestione più efficiente delle risorse.
Il nodo degli estirpi: un ritorno al passato?
Il punto più controverso riguarda l’inserimento, tra le misure finanziabili, dell’estirpazione dei vigneti e della distillazione di crisi. Una decisione che ha sollevato forti critiche da parte dell’Unione Italiana Vini.

«Tale decisione ci riporta indietro di 15 anni, un tuffo nel passato orientato su logiche assistenzialiste che contrastano con gli obiettivi delle misure OCM, varate per favorire la crescita nei mercati e gli investimenti», ha dichiarato Lamberto Frescobaldi, presidente UIV. «L’Europarlamento propone oggi una possibile misura difensiva già adottata, senza successo, nel 2009 con un esborso comunitario di 1 miliardo di euro, che rischia tra l’altro di distrarre parte dei fondi altrimenti destinati allo sviluppo».
Secondo quanto approvato oggi, gli espianti potranno essere finanziati al 100%, mentre il massimale per distillazione di crisi e vendemmia verde è stato fissato al 30% dei fondi disponibili per Stato, superiore al 20% proposto inizialmente dalla Commissione.
I prossimi passi
Il “Pacchetto Vino” era stato presentato dalla Commissione Europea il 28 marzo 2025 per recepire le raccomandazioni del Gruppo ad alto livello sulla politica vitivinicola. Obiettivo: allineare la produzione alla domanda, rafforzare la resilienza alle sfide del mercato e climatiche, cogliere nuove opportunità.
La Commissione Agricoltura ha deciso di avviare i colloqui con i paesi dell’UE sulla versione definitiva della legislazione. Il mandato sarà annunciato nella sessione plenaria del 12-13 novembre, con voto atteso per il 25 novembre. Se approvato dalla plenaria, il 4 dicembre inizierà il trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione per definire il testo definitivo del regolamento. L’obiettivo è raggiungere un accordo entro la fine dell’anno.
L’UIV auspica che nei negoziati finali l’Italia scelga di salvaguardare «l’approccio rivolto al mercato che ha caratterizzato la crescita del comparto negli ultimi anni», mentre Federvini parla di «basi solide per il negoziato finale». Due visioni diverse che riflettono le complessità di un settore alle prese con sfide inedite.
