Il salone della green economy a Rimini diventa palcoscenico del dibattito sul futuro della filiera: investimenti, energia e la sfida di restare competitivi
A Rimini, tra gli stand di Ecomondo, si respira un’aria diversa dal solito ottimismo da fiera. Quest’anno il salone internazionale della green economy – giunto alla sua edizione 2025 – si è trasformato in un vero laboratorio di idee dove il settore agroalimentare ha messo le carte in tavola senza giri di parole. Il messaggio è chiaro: la sostenibilità va bene, ma deve fare i conti con bollette, normative e concorrenza internazionale.
Cosa è Ecomondo
Ecomondo è l’appuntamento annuale di riferimento in Europa per chi si occupa di economia circolare, transizione ecologica e innovazione sostenibile. Organizzato da Italian Exhibition Group alla Fiera di Rimini, l’evento riunisce istituzioni, imprese, mondo accademico e società civile attorno ai temi della green economy. Quest’anno la manifestazione ha dedicato ampio spazio al settore agroalimentare, con convegni, tavole rotonde e la presentazione di progetti europei.
La filiera agroalimentare chiede regole eque
Il convegno organizzato da Confagricoltura, Federalimentare, Cluster Agrifood Nazionale ed ENEA ha messo a fuoco la questione centrale: come conciliare sostenibilità e competitività. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, non ha usato mezzi termini: «Non si può chiedere agli agricoltori di essere più sostenibili senza garantire loro condizioni economiche e normative adeguate».
Il problema è concreto. Gabriele Cardia, vicedirettore di Federalimentare, ha spiegato che le imprese italiane del settore pagano l’energia fino al doppio dei concorrenti internazionali. Gli investimenti in fotovoltaico ed eco-progettazione degli imballaggi ci sono, ma senza una riduzione dei costi energetici il rischio è che aziende e capitali lascino il Paese. La richiesta è di neutralità tecnologica: nucleare, mini-nucleare, biocarburanti, idrogeno. Tutte le opzioni devono restare sul tavolo.
Massimo Iannetta di ENEA ha sottolineato come la filiera agroalimentare italiana sia in crescita e sempre più orientata all’export. Per questo servono iniziative che valorizzino il dialogo tra agroindustria e ricerca, puntando sul ricambio generazionale e sulla formazione della forza lavoro.

Il biometano e l’alleanza tra agricoltura e industria
Un tema emerso con forza è stato quello del biometano agricolo. Il Consorzio Italiano Biogas (CIB) ha organizzato un incontro dal titolo esplicito: «Le nuove frontiere del biometano agricolo. Strategie di mercato e scenari di sviluppo». L’Italia punta a sostituire il 10% dei consumi di metano fossile entro il 2030, con l’obiettivo di arrivare a circa 10 miliardi di standard metri cubi di biometano all’anno entro il 2050.
Piero Gattoni, presidente del CIB, ha parlato di «connessioni naturali» tra mondo agricolo e industria. Il biometano può aiutare le industrie energivore a decarbonizzarsi, ma servono regole chiare, soprattutto per quanto riguarda l’applicazione del decreto Agricoltura e la valorizzazione delle garanzie d’origine ai fini dell’Emission Trading System (ETS).
Inalca, parte del Gruppo Cremonini, ha presentato il proprio polo agro-zootecnico: oltre 2.300 ettari tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna dove si autoproduce circa il 70% degli alimenti per i bovini. Insieme a Corteva Agriscience hanno mostrato come pratiche agronomiche innovative abbiano ridotto del 19% le emissioni di CO2 equivalente per tonnellata di foraggio prodotto.
Economia circolare: i numeri del Politecnico di Milano
Il Circular Economy Report 2025 di Energy&Strategy del Politecnico di Milano, presentato a Ecomondo, ha fornito dati interessanti. Nel 2025 l’economia circolare in Italia genererà risparmi per 18,3 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 16,4 miliardi del 2024. Ma si tratta solo del 15% del potenziale: entro il 2030 si potrebbero risparmiare 119 miliardi.
Il grado di maturità delle imprese nell’adozione di pratiche circolari è passato da 2,2 su 5 nel 2024 a 3,1 nel 2025. Un’indagine su 320 imprese in 10 settori produttivi mostra che il 49% delle pratiche circolari è di recente attuazione e il 34% delle aziende intende introdurne di nuove. Dopo la frenata del 2023-2024, sembra che il settore stia ripartendo.
Un capitolo importante riguarda la bioeconomia, definita dal rapporto come “cruciale” per l’economia circolare, soprattutto in settori come l’agroalimentare. L’Italia ha 36.814 siti oggetto di bonifica, di cui 17.340 ancora in corso. Le bonifiche e la rigenerazione dei suoli sono fondamentali per il recupero dei terreni contaminati.
La gestione dell’acqua e le tecnologie digitali
A Ecomondo è stato dedicato spazio anche alla risorsa idrica, sempre più sotto pressione. L’evento “European and Mediterranean nature-based, digital and cyber-physical initiatives projects to innovate water management” ha presentato iniziative che utilizzano IoT, intelligenza artificiale e digital twin per migliorare efficienza e resilienza nella gestione dell’acqua.
Il progetto Life Muscles, presentato al Palazzo del Turismo di Rimini, affronta il problema della plastica negli allevamenti di cozze. In Puglia e Liguria sono state trattate quasi 100 tonnellate di polipropilene – il materiale delle reti tubolari dove crescono i mitili – evitando che finissero in discarica o in mare. Parallelamente sono state prodotte 26 tonnellate di calze in biopolimero biodegradabile e compostabile.
I progetti europei di Confagricoltura
Confagricoltura ha utilizzato Ecomondo per fare il punto sui propri progetti europei. Waste4Soil mira a trasformare sottoprodotti e residui alimentari in ammendanti agricoli per migliorare la fertilità del suolo. TrustyFood analizza blockchain e tecnologie digitali lungo la filiera per valutarne potenzialità e criticità. HarvRESt sviluppa modelli per l’integrazione delle energie rinnovabili in agricoltura. C-Farming si concentra sulle competenze imprenditoriali e digitali per il carbon farming. Life-ViTiCaSe, con Image Line e Confagricoltura Siena, lavora su tool digitali e buone pratiche di viticoltura rigenerativa.

Le materie prime critiche e il riciclo
Iren e Teha Group hanno presentato un rapporto strategico secondo cui l’Italia potrebbe coprire fino al 66% del proprio fabbisogno di materie prime critiche con un investimento di 2,6 miliardi di euro nella filiera del riciclo. Il 31% del PIL italiano dipende direttamente o indirettamente da queste materie.
Il problema è la raccolta dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche): oggi si raccoglie il 30%, ma per arrivare al 100% servono consorzi più efficienti. La nuova “tassa RAEE” proposta dall’Europa potrebbe costare all’Italia 2,6 miliardi all’anno se non si migliora la capacità di raccolta e trattamento.
La transizione europea tra dubbi e retromarce
Gli Stati Generali della Green Economy, che si sono svolti durante Ecomondo, hanno dedicato la seconda giornata al tema della transizione ecologica in Europa. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha lanciato un monito: «Una transizione ecologica efficace renderebbe l’Unione Europea economicamente e politicamente più forte. Una retromarcia metterebbe in crisi non solo le politiche climatiche e ambientali, ma il modello sociale e di sviluppo europeo».
Il contesto non è dei più semplici. La nuova presidenza Trump negli Stati Uniti va nella direzione opposta alle misure climatiche, mentre la Cina accelera la sua espansione nelle produzioni green. L’Europa rischia di trovarsi schiacciata tra chi rinuncia alla transizione e chi la fa a ritmi forsennati.
Jeffrey Sachs, economista della Columbia University, ha criticato Bruxelles: «È troppo concentrata sulla propaganda bellica. Dovrebbe concentrarsi sull’economia verde per la prosperità economica dell’Europa». Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha sostenuto che «l’Europa, e certamente l’Italia, deve guidare e non subire la transizione».
I premi per lo sviluppo sostenibile
Ecomondo ha assegnato il Premio per lo Sviluppo Sostenibile 2025 a diverse città italiane. Pisa è stata premiata per la riqualificazione del Parco di Pungilupo e per la costruzione di un nuovo asilo nido con bioarchitettura. Bari ha vinto per il programma “Bari Costa Sud”, un sistema naturalistico costiero di sei chilometri con 4.000 nuovi alberi, 56 ettari di orti urbani e oltre 20 chilometri di piste ciclopedonali.
Uno sguardo al futuro
Ecomondo 2025 ha mostrato un settore agroalimentare consapevole della necessità di cambiare, ma anche preoccupato per i costi della transizione. Le tecnologie ci sono, i progetti europei anche, ma mancano ancora le condizioni di parità con i concorrenti internazionali e un quadro normativo stabile.
Il biometano, l’economia circolare, la gestione intelligente dell’acqua, il riciclo delle materie prime critiche: sono tutti pezzi di un puzzle che deve ancora trovare la sua forma definitiva. La sensazione è che il settore abbia capito dove deve andare. Resta da capire se avrà le risorse per arrivarci.
