A Montreux fino all’8 maggio il Congresso Cervim riunisce 110 esperti da 12 Paesi tra cambiamento climatico, costi e droni
Montreux, sulle rive del lago di Ginevra, ospita in questi giorni l’VIII Congresso Internazionale sulla Viticoltura di Montagna. L’evento — organizzato dal Cervim, il Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana — riunisce 110 figure tra ricercatori, tecnici e produttori provenienti da 12 Paesi. Per la prima volta, il Congresso si svolge in Svizzera, con il patrocinio dell’Oiv (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) e la collaborazione del Canton de Vaud e di Lavaux Patrimoine Mondial.
Il tema scelto per questa edizione è “Heroic vineyards serving worldwide viticulture”: una formulazione che sposta l’asse del discorso. I vigneti eroici — quelli in forte pendenza, oltre i 500 metri di quota o su terrazze — non sono più soltanto un patrimonio da preservare. Sono, secondo chi li studia, un banco di prova per le sfide che l’intera viticoltura dovrà affrontare nei prossimi decenni.

Il clima cambia, i vigneti resistono
La questione climatica è al centro dei lavori. Le aree di montagna e in forte pendenza sono tra le più esposte agli effetti del riscaldamento globale: erosione del suolo, stress idrico, finestre di maturazione delle uve che cambiano di anno in anno. Eppure sono anche le zone in cui si stanno testando alcune delle risposte tecniche più concrete.
«La viticoltura di montagna e in forte pendenza è un patrimonio da tutelare, ma anche un modello concreto per affrontare le sfide ambientali, economiche e sociali dei territori fragili» ha dichiarato Nicola Abbrescia, presidente del Cervim. Il nodo, aggiunge, è normativo oltre che tecnico: il cambiamento climatico richiede nuove politiche agricole, e la viticoltura eroica non ha ancora trovato pieno riconoscimento nelle strategie europee.
Il tema è entrato nel dibattito ufficiale durante la tavola rotonda sulla strategia politica del settore in Europa. Tra i relatori, l’eurodeputato Herbert Dorfmann, coordinatore del Partito Popolare Europeo in Commissione Agricoltura, e Diego Tomasi, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico del Cervim e Direttore del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg. Il confronto ha toccato anche il Pacchetto Vino, il quadro normativo europeo che dovrà recepire le nuove condizioni imposte dal clima.

Tre sessioni, un problema antico
Il programma è articolato in tre sessioni tematiche. La prima, Unique landscapes to preserve, riguarda il ruolo della viticoltura eroica nella tutela dei paesaggi e della biodiversità. La seconda, Economical sustainability of heroic viticulture, affronta il dato che molti nel settore conoscono bene: produrre in montagna costa molto di più che in pianura, e i modelli economici tradizionali reggono sempre meno.
La terza sessione, Technics and agronomy, entra nel merito delle soluzioni: uso dei droni per la gestione del vigneto, tecniche di contenimento dello stress idrico, cura del suolo. L’innovazione tecnologica è ormai l’unica leva concreta per rendere sostenibile un lavoro che, in molte zone, è ancora quasi interamente manuale.
A completare il quadro, le visite tecniche nei vigneti di Lavaux — sito Patrimonio Mondiale Unesco — Chablais e Vallese: tre territori che mostrano come la viticoltura di montagna svizzera abbia costruito nel tempo un equilibrio tra qualità produttiva e fragilità ambientale.
La Svizzera, un laboratorio aperto
Che il Congresso si tenga per la prima volta in Svizzera ha una sua logica precisa. Il Canton de Vaud e il Vallese sono tra le aree viticole europee dove la pendenza è una condizione strutturale, non un’eccezione. I vigneti di Lavaux, a picco sul lago di Ginevra, sono stati riconosciuti dall’Unesco nel 2007 proprio per il rapporto irriducibile tra paesaggio e coltivazione umana.
La masterclass di apertura, Vigneti svizzeri, ha introdotto i partecipanti alla biodiversità viticola locale: varietà autoctone poco conosciute fuori dai confini nazionali, spesso coltivate su superfici così piccole da non comparire in alcuna statistica europea.
Gli abstract ricevuti coprono realtà geografiche distanti tra loro: tra i Paesi rappresentati figurano Camerun, Comore e Messico. La viticoltura eroica, evidentemente, non è una questione esclusivamente mediterranea o alpina.
