Vino siciliano: l’enoturismo vale 3,1 miliardi

L’ultima ricerca Nomisma-UniCredit presentata a Palermo fotografa export, consumi e turismo del vino siciliano

Mentre l’export mondiale di vino scende per il secondo anno di fila e i rossi siciliani perdono l’11% sui mercati esteri, i bianchi Dop dell’isola crescono del 2,4% e resistono persino agli Stati Uniti nonostante i dazi di Trump. È il quadro che emerge dalla ricerca Nomisma Wine Monitor per UniCredit, presentata a Palermo in occasione dell’anteprima della ventitreesima edizione di Sicilia en Primeur, l’evento internazionale di Assovini Sicilia che porta sull’isola la stampa di settore di tutto il mondo dall’11 al 15 maggio.

Lo studio, firmato da Denis Pantini, responsabile dell’area Agrifood & Wine Monitor di Nomisma, ha messo a fuoco tre scenari: il mercato internazionale nel 2025, i cambiamenti nei consumi italiani e il ruolo crescente dell’enoturismo come fonte di reddito alternativa all’export.

Un anno difficile per il vino nel mondo

Il 2025 si è chiuso male per quasi tutti. L’export mondiale di vino ha toccato 33,8 miliardi di euro, in calo del 6,1% rispetto al 2024 e ai minimi dal 2020. L’Italia ha perso il 3,6% in valore — quasi 300 milioni di euro e 400.000 ettolitri in meno — ma si è comportata meglio di Spagna (-5,1%), Francia (-4,4%), Cile (-10,2%) e soprattutto Australia (-14,6%) e Stati Uniti (-36%).

Il problema è strutturale, non solo congiunturale: i principali mercati di destinazione hanno tagliato gli acquisti. Gli Stati Uniti importano il 12% in meno a valore, la Cina il 15%, il Canada il 12%, il Regno Unito il 6%. Germania e Svizzera sono le eccezioni positive.

Per i vini italiani il calo più pesante viene proprio dal Nord America (-204 milioni di euro), parzialmente bilanciato dalla tenuta dei mercati europei, che rappresentano ancora il 40% dell’export totale a valore.

Vigneto di Carricante sull'Etna
Vigneto di Carricante sull’Etna

La Sicilia si divide in due

Dentro questo scenario, il vino siciliano presenta andamenti opposti a seconda del colore. I bianchi fermi Dop crescono del 2,4% sull’anno precedente — controtendenza netta rispetto al totale dei vini Dop italiani, in calo del 3,3% — e negli Stati Uniti addirittura segnano +8,4%, sfidando i dazi. La Germania resta il primo mercato (40% del valore export), seguita dagli Usa (15%) e dal Regno Unito (6%).

Diverso il caso dei rossi Dop, che perdono l’11%, trascinati al ribasso proprio dal mercato americano, il loro principale sbocco. Una dinamica che riflette una tendenza di lungo periodo: in Italia la quota dei rossi fermi sui consumi totali è scesa dal 40,6% al 36,9% nel decennio, mentre i bianchi sono saliti dal 10,5% al 15,1%.

Va detto che i dati Istat di export misurano i vini in partenza dalla Sicilia, non quelli prodotti nell’isola ma imbottigliati altrove prima dell’esportazione. Il commercio effettivo, secondo Nomisma, sarebbe quindi superiore ai numeri ufficiali.

Meno italiani bevono rosso, e il fenomeno riguarda tutte le età

Il calo dei rossi non è solo siciliano. La ricerca mostra come in dieci anni sia cambiata la «consumer base» del vino in Italia: gli over 60 che dichiarano di bere vino abitualmente sono scesi dal 70% al 54%. La contrazione coinvolge tutte le fasce d’età, con i giovani tra 18 e 24 anni al 27% — in calo rispetto al 32% del 2008.

Nelle vendite in grande distribuzione, il vino rosso perde il 5,4% a valore nel 2025 rispetto al 2024. Crescono invece gli spumanti metodo classico (+8,9% a volume, +7,5% a valore), i charmat secchi e i rosati. Chi compra vino per casa lo sceglie ancora soprattutto in base all’origine territoriale (23%) e alla denominazione Dop/Igp (18%). Al ristorante la denominazione supera il territorio e diventa il criterio principale.

L’enoturismo come seconda entrata

Il dato forse più atteso della ricerca riguarda il turismo enologico. Le aziende vinicole italiane nel 2025 hanno ricavato dall’enoturismo circa 3,1 miliardi di euro, con una spesa media dell’enoturista di 123 euro per l’acquisto di vino in cantina, 41 euro per una degustazione, 54 euro per la vendemmia turistica e 145 euro a notte per il pernottamento.

Nei comuni legati alle principali denominazioni, gli arrivi turistici tra il 2019 e il 2024 sono cresciuti molto più della media regionale. Il caso più citato è quello dei comuni dell’Etna Doc: +17,4% di arrivi contro una media siciliana del 12,4%.

In Sicilia l’enoturismo ha un carattere più internazionale rispetto ad altre regioni italiane. Il cliente tipo è straniero — i principali mercati di provenienza sono Stati Uniti, Germania e Regno Unito — ha tra 40 e 55 anni, viaggia in coppia o in famiglia e non è necessariamente un esperto di vino. Questo, secondo i produttori siciliani interpellati, è un punto di forza: chi arriva senza conoscenze specifiche può diventare un canale di comunicazione del territorio dopo il rientro a casa.

Come si organizza la cantina siciliana

L’indagine qualitativa rivolta alle aziende vitivinicole e ai consorzi di tutela ha mappato l’offerta attuale. La vendita diretta, le degustazioni e le visite ai vigneti sono le attività più diffuse, con le esperienze enogastronomiche cosiddette «premium» in rapida crescita. Le prenotazioni passano quasi tutte dal sito web aziendale, canale che le cantine siciliane hanno potenziato più di ogni altra piattaforma esterna.

Il principale vantaggio dichiarato è la fidelizzazione del cliente e la costruzione di relazioni nel lungo periodo. Il principale ostacolo è la carenza di personale qualificato. Sui trend futuri, i produttori indicano come prioritari le esperienze personalizzate ed esclusive, i percorsi multisensoriali in cantina e nei vigneti, e la crescente integrazione tra visita enologica e attività culturali come arte, musica e tradizioni locali.

Sicilia en Primeur torna a Palermo

In questo contesto si inserisce Sicilia en Primeur, nata nel 2003 come anteprima internazionale dell’ultima annata. L’edizione 2026 si svolge a Palermo dall’11 al 15 maggio e coinvolge le aziende associate ad Assovini Sicilia. Il format prevede enotour in 12 itinerari diversi, degustazioni tecniche, talk di approfondimento e un convegno con incontri diretti tra produttori e stampa. L’edizione 2025 aveva portato sull’isola oltre cento giornalisti da tutto il mondo e 57 aziende partecipanti.

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