Dal mercato europeo agli USA, il Taleggio Dop vola. Ecco come un formaggio antico ha saputo innovarsi senza perdere la sua anima
Se c’è un formaggio che negli ultimi anni ha fatto parlare di sé, quello è il Taleggio Dop. Nel 2024, le esportazioni sono cresciute dell’11,6%, raggiungendo le 2.574 tonnellate. Un dato interessante che mostra come un formaggio particolare, grasso e puzzolente (è il suo fascino), riesca a conquistare nuovi mercati.

Numeri da record
La produzione totale del Taleggio Dop nel 2024 ha sfiorato i 8,7 milioni di chili, con quasi il 30% destinato all’estero. La Francia si conferma la più golosa, con 465.977 kg importati (+51 tonnellate rispetto al 2023), seguita dalla Germania e dal Belgio. Ma il vero colpo di scena arriva dagli Stati Uniti, che hanno acquistato 362.524 kg, dimostrando che oltreoceano amano il nostro formaggio più di quanto ammettano. Persino il Regno Unito, nonostante la Brexit, ha mantenuto il secondo posto tra i paesi extra-Ue con 159.945 kg.
Resilienza? No, semplicemente Taleggio
Lorenzo Sangiovanni, presidente del Consorzio Tutela Taleggio, ha commentato con soddisfazione i risultati: «Abbiamo saputo cogliere le opportunità, anche quelle dei contributi pubblici, per promuovere il nostro prodotto». Tradotto: hanno investito bene i soldi, evitando di sprecarli in spot noiosi o eventi per addetti ai lavori. E così, il Taleggio ha conquistato anche i giovani, che probabilmente lo hanno scoperto grazie a qualche chef stellato o a un reel su Instagram.

Un formaggio con una storia (e un odore) memorabile
Il Taleggio non è solo numeri. Nasce nelle valli bergamasche, dove già nel Medioevo i monaci lo producevano stagionandolo nelle grotte umide. Il nome deriva dalla Val Taleggio, ma la sua fama ha superato i confini locali da secoli. È un formaggio a pasta molle, con una crosta lavata che gli dona quel caratteristico profumo… intenso. E sì, per alcuni è un odore, per altri un’esperienza sensoriale.
Perché piace così tanto?
Forse perché è versatile: si scioglie bene, è perfetto sui risotti, ma anche su una semplice fetta di pane. O forse perché, in un’epoca in cui tutto deve essere light e insapore, il Taleggio osa essere grasso, cremoso e deciso. Un atto di ribellione casearia.
Il futuro? Più Taleggio per tutti
Con questi numeri, il Consorzio ha già annunciato di voler puntare su nuovi mercati, senza dimenticare la tradizione. E mentre qualcuno si chiede se il formaggio possa davvero essere “innovativo”, il Taleggio risponde semplicemente continuando a piacere. D’altronde, come resistere a qualcosa che unisce secoli di storia a un sapore che non passa mai di moda?
