Il prosciutto del Friuli conquista i mercati internazionali: dagli Stati Uniti alla Polonia, i numeri raccontano una domanda in crescita costante
Circa 460.000 prosciutti. È questo il volume che il Prosciutto di San Daniele DOP ha spedito fuori dall’Italia nel corso del 2025, segnando una crescita complessiva del 6% rispetto all’anno precedente. Un dato che vale il 18% delle vendite totali del prodotto: quasi uno su cinque finisce su tavole straniere.
I mercati internazionali non sembrano stancarsi di questo salume stagionato, prodotto esclusivamente nel comune di San Daniele del Friuli secondo un disciplinare rigido che ne tutela l’origine e il metodo di lavorazione.
Francia e USA guidano la classifica, ma crescono i mercati nuovi
In testa alla lista dei Paesi importatori si trovano Francia e Stati Uniti, entrambi al 23% del totale esportato. Seguono Germania (12%), Australia (10%), Svizzera e Belgio (7% ciascuno), Austria (4%).

La crescita più significativa in volume arriva dagli Stati Uniti (+20%) e dalla Germania (+15%). Ma i numeri più sorprendenti riguardano mercati considerati emergenti per questo prodotto: i Paesi Bassi registrano un +49% e la Polonia addirittura un +83%. Anche il Regno Unito segna un recupero netto (+37%), dopo anni di flessione legati alle incertezze post-Brexit.
Non tutto va nella stessa direzione: Australia e Brasile mostrano invece contrazioni, legate a dinamiche locali di mercato e a esportazioni discontinue.
L’effetto dazi negli Stati Uniti
Il balzo americano merita una lettura più attenta. Parte di quella crescita del 20% potrebbe essere spiegata da un fenomeno di acquisti anticipati: con l’annuncio dei dazi statunitensi sulle importazioni, diversi operatori avrebbero incrementato gli ordini prima che le misure entrassero effettivamente in vigore nella seconda metà del 2025. Un meccanismo non insolito nei mercati agroalimentari, dove la logistica e i tempi di stagionatura impongono programmazione di lungo periodo.
Europa e resto del mondo, quasi pari
Un altro segnale rilevante riguarda la distribuzione geografica dell’export: il 52% delle esportazioni è diretto verso Paesi dell’Unione Europea, mentre il restante 48% raggiunge mercati extra UE. Cinque anni fa, la quota extra UE era inferiore di tre punti percentuali. Significa che il prodotto sta guadagnando terreno proprio dove la concorrenza è più aperta e meno protetta da accordi di reciprocità.

Disossato contro pre-affettato
Dal punto di vista dei formati, il 77% delle esportazioni riguarda prosciutti disossati, mentre il 23% è rappresentato da vaschette di pre-affettato. Il disossato prevale per ragioni pratiche: pesa meno, occupa meno spazio, si integra meglio nelle filiere distributive estere. Il pre-affettato, però, cresce come segmento pronto al consumo, in linea con le abitudini alimentari dei mercati anglosassoni e nordeuropei.
Perché i prodotti DOP reggono sui mercati esteri
I dati del San Daniele si inseriscono in un quadro più ampio che riguarda l’intera categoria delle denominazioni di origine italiane. I prodotti DOP e IGP godono di una percezione di qualità radicata all’estero, spesso superiore a quella percepita dagli stessi consumatori italiani, abituati a considerarli quasi scontati sugli scaffali.
Nei Paesi anglosassoni, in Germania e nei mercati del Nord Europa, il concetto di “made in Italy” applicato all’agroalimentare ha una forza narrativa che il marketing difficilmente riesce a costruire da zero. La stagionatura, l’origine geografica certificata, il processo produttivo tradizionale: sono elementi che si traducono in posizionamento di prezzo e fedeltà del consumatore.
Il San Daniele DOP, con la sua forma a chitarra e il grasso bianco compatto, è uno dei prodotti che meglio incarna questa identità. E i numeri del 2025 sembrano confermarlo.
