A Venezia Mitilla ha presentato il primo bilancio di sostenibilità e la strategia di filiera sostenuta dal Pn Feampa 2021-2027
Una cozza di Pellestrina (isola della laguna di Venezia), prima di arrivare in tavola, ha già filtrato una quantità d’acqua sorprendente: circa 1.200 metri cubi al giorno per ogni tonnellata allevata, secondo le stime dell’azienda. È un lavoro che nessuno vede, ma che pesa sulla qualità di ciò che finisce nel piatto quanto il metodo di raccolta o il tempo di trasporto. Ai primi di luglio Mitilla, l’azienda mitilicola di Pellestrina della famiglia Busetto, ha presentato al Campus di San Giobbe dell’Università Ca’ Foscari il proprio Bilancio di Sostenibilità 2025 e il progetto “Strategia di marketing per la promozione di Mitilla e del suo ecosistema”, sostenuto dal Pn Feampa 2021-2027. All’incontro, ospitato nel corso universitario Fishlab della Venice School of Management, hanno preso parte istituzioni, atenei, partner scientifici e clienti storici dell’azienda.
Un progetto per raccontare la filiera
Il progetto, cofinanziato dal Programma Nazionale Feampa, punta a rendere riconoscibile la cozza di Pellestrina attraverso analisi di mercato, comunicazione digitale e tracciabilità di prodotto. Per la direzione aziendale, il Bilancio di Sostenibilità non è un adempimento formale, ma uno strumento per misurare l’impegno verso la laguna e la comunità locale.
All’apertura dei lavori è intervenuto l’assessore alla Pesca, Agricoltura ed Economie del Mare del Comune di Venezia, Alessandro Scarpa Marta, che ha richiamato il peso della cozza Mitilla per l’occupazione e per l’identità produttiva di Pellestrina. È arrivata anche una lettera del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani.

Cosa cambia per chi porta la cozza in tavola
Il dato più concreto per chi acquista il prodotto riguarda la tracciabilità. Mitilla gestisce direttamente raccolta, allevamento e selezione nelle acque di Pellestrina; confezionamento e distribuzione restano affidati alla cooperativa C.R.A.M.E. di Chioggia, sotto supervisione aziendale. Sulle confezioni compare un QR code che oggi rimanda al sito ufficiale e che, in una fase successiva, darà accesso a informazioni su provenienza e data di raccolta — un passaggio ancora da completare, non uno già acquisito.
La filiera è certificata dallo schema Sqnz – Acquacoltura Sostenibile (Csqa, certificato n. 84492), intestato alla cooperativa C.R.A.M.E. e comprendente il sito produttivo di Mitilla. Le acque di allevamento sono controllate periodicamente dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e da Arpav, secondo i parametri del regolamento europeo 853/2004.

Un primo bilancio, non ancora verificato da terzi
Il documento presentato a Ca’ Foscari è la prima edizione del bilancio di sostenibilità di Mitilla, redatta secondo gli standard Gri 2021 con il supporto scientifico dell’Osservatorio Agrifood Tech & Innovation dell’Università Pegaso. I dati vengono da questionari aziendali, registri interni e report ambientali dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, incrociati tra loro internamente. Una verifica esterna indipendente, sottolinea l’azienda, arriverà solo dalle prossime edizioni: per ora il bilancio resta, appunto, un’autovalutazione.
Tra i numeri: un organico di sei persone, quasi tutte a tempo indeterminato, un solo infortunio non grave nel 2025, e un’impronta climatica di prodotto di 0,365 chilogrammi di CO₂ equivalente per chilogrammo di cozze — calcolata nel 2023 e ancora considerata valida, in assenza di variazioni nei consumi energetici.
La storia dell’azienda
Mitilla è nata nel 2019 durante la Sagra del Pesce di Chioggia, come marchio della Società Agricola F.lli Busetto, attiva dal 2013 nella mitilicoltura in mare aperto. Nel 2020 Forbes Italia l’ha inserita tra le “100 eccellenze italiane”. Nel 2023 l’azienda ha ottenuto un Guinness World Record per la preparazione simultanea di 22.050 cozze gratinate a Malamocco, con 420 volontari coinvolti.
Mitilla partecipa anche a progetti di ricerca europei e nazionali sulla naturalizzazione dei mitili, sul recupero delle reti di allevamento in polipropilene e sull’adattamento climatico della specie Mytilus galloprovincialis, insieme a Università di Padova, Università di Torino e Istituto Zooprofilattico delle Venezie.
