Il Veneto vince ancora con Prosecco e Amarone

Nonostante dazi e crisi globale, la regione cresce del 6,8% nella produzione e tiene sui mercati internazionali

Mentre il mondo del vino naviga tra dazi americani, tensioni geopolitiche e consumatori sempre più selettivi, il Veneto continua a macinare record. I dati presentati il 16 gennaio a Legnaro dalla Regione Veneto, Veneto Agricoltura e ISMEA nell’ambito del Trittico Vitivinicolo 2025 raccontano una storia di crescita solida: più vigneti, più uva raccolta, export che tiene. Ma soprattutto, confermano che quando hai in mano prodotti come il Prosecco e l’Amarone, hai delle carte vincenti difficili da battere.

I numeri che contano

Nel 2025 i vigneti veneti sono cresciuti di circa 1.000 ettari, arrivando a oltre 104.000 ettari totali. La vendemmia ha portato a casa quasi 14,7 milioni di quintali di uva, con un incremento del 6,8% rispetto all’anno precedente.

La parte del leone la fanno le uve a bacca bianca, che occupano il 75% delle superfici. E qui non serve essere esperti per capire il perché: la Glera, l’uva del Prosecco, copre da sola 41.000 ettari. Tra le rosse, domina la Corvina (6.887 ettari), l’uva dell’Amarone e del Valpolicella.

Prosecco brindisi
Prosecco

Il Prosecco continua a correre

Secondo il Rapporto Agroalimentare ISMEA 2025, il “mondo Prosecco” nei primi nove mesi del 2025 è cresciuto del 5% in volume e dell’1% in valore. Non sono percentuali da fuochi d’artificio, ma in un mercato globale complicato rappresentano una tenuta importante. Gli Stati Uniti restano il mercato più importante, nonostante i dazi che pesano sulle importazioni.

Il Regno Unito conferma il suo amore per le bollicine venete, rappresentando circa il 20% dell’export della denominazione Conegliano Valdobbiadene. Non a caso, a metà gennaio il Consorzio ha accolto l’ambasciatore italiano a Londra con una delegazione di settanta giornalisti britannici.

L’export tiene, ma serve attenzione

Nel terzo trimestre 2025, il Veneto ha esportato vino per circa 2,16 miliardi di euro, con una crescita modesta dello 0,5%. La regione mantiene saldamente il primo posto tra le regioni italiane esportatrici, con una quota del 38% sull’export nazionale totale (5,74 miliardi di euro).

Anche i vini fermi a denominazione DOP tengono bene: crescita leggera in volume e stabilità nei valori, con un peso superiore al 20% del segmento nazionale. Vini come Soave, Valpolicella e Bardolino continuano a essere richiesti, anche se il Prosecco fa inevitabilmente da locomotiva.

I prezzi restano stabili

La quotazione media delle uve della vendemmia 2025 si è attestata a 0,66 euro al chilo, con un calo minimo dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Un segnale di mercato tutto sommato equilibrato, senza strappi né in positivo né in negativo.

Le sfide del futuro

L’assessore regionale all’agricoltura Dario Bond non nasconde le difficoltà: dazi americani, cambiamento climatico, evoluzione dei consumi. Per l’Amarone, vino di nicchia e alto di gamma, l’impatto dei dazi è più contenuto perché chi lo beve è disposto a spendere. Gli spumanti storicamente resistono meglio di altri prodotti.

Ma il vero nodo è strutturale: i consumatori bevono meno e cercano qualità. Da qui la necessità di puntare sempre di più su denominazioni certificate, protezione del territorio e diversificazione dei mercati.

Il Veneto ha dalla sua parte numeri solidi e prodotti riconosciuti in tutto il mondo. Ma dovrà continuare a investire in qualità e innovazione se vuole mantenere questo vantaggio competitivo. Nel frattempo, i vigneti delle colline del Prosecco – patrimonio UNESCO – e quelli della Valpolicella continuano a produrre vini che riempiono calici da New York a Tokyo. E questo, in tempi incerti, è già un bel risultato.

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