Giusto prezzo del pane: ruolo attivo ai consumatori

NaturaSì chiede ai clienti 20 centesimi in più al chilo di pane per chi coltiva grano: per un etto al giorno sono due centesimi

NaturaSì chiede ai propri clienti di pagare 20 centesimi in più per ogni chilo di pane e di destinarli a chi coltiva il grano. La campagna, intitolata «20 centesimi oggi per avere pane anche domani», è stata presentata l’8 ottobre. A differenza di un aumento di listino, il sovrapprezzo viene rendicontato e arriva agli agricoltori: chi compra diventa parte della filiera e non più soltanto il suo ultimo anello.

Il punto di partenza è il prezzo del grano. Ad agosto, in piena raccolta, alla Borsa di Bologna il grano tenero biologico era quotato 33 centesimi al chilo e il convenzionale 22. A questi livelli, dicono gli agricoltori, coltivare non è più sostenibile, né con il metodo biologico né con quello convenzionale.

I numeri della filiera

Fabio Del Bravo, di Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), ha portato i dati sulla catena del valore. Su 100 euro spesi dal consumatore in prodotti alimentari trasformati, all’agricoltura restano 4,4 euro di valore aggiunto: 1,3 euro per i salari, 1,6 per gli ammortamenti e 1,5 euro di risultato netto. Sono valori di qualche anno fa, ma sono cambiati poco nel tempo.

Pesa anche il mercato internazionale. L’Italia produce circa 2,5 milioni di tonnellate di frumento tenero e ne consuma circa nove milioni, quindi il prezzo si subisce. Secondo l’Istat, tra il 2006 e il 2025 la produzione di frumento tenero è calata del 21,4% e quella di frumento duro del 9,3%. Nel 2025 l’Italia ha importato 97 milioni di quintali di frumento, a fronte di una produzione nazionale di circa 59,5 milioni.

Tra il 2003 e il 2023 le aziende agricole sono scese del 42%, da circa 1,96 a 1,13 milioni, e la superficie agricola utilizzata del 6,3%, da 13,1 a 12,3 milioni di ettari. C’è però un dato in controtendenza: nelle aziende biologiche il 19,9% è guidato da under 41, contro il 9,4% del totale dell’agricoltura, e il 16,0% ha un capo azienda con titolo di studio in agraria, contro il 9,2%.

Pane grano
Pane grano

Chi coltiva fa i conti

I numeri hanno un riscontro nei campi. Un giovane agricoltore biologico dell’Appennino tosco-romagnolo, 28 anni e circa 100 ettari di seminativo, ha spiegato che lavorazioni, sementi e letame costano tra 1.100 e 1.200 euro a ettaro. Con 25 quintali di resa e questi prezzi se ne incassano 800-900: si lavora sotto costo di 300-400 euro. Non chiede contributi, ma un prezzo che permetta di vivere in modo dignitoso.

Un’agricoltrice di 34 anni, laureata in agraria, conduce un’azienda alle porte di Milano dove la terra costa tra 120.000 e 150.000 euro a ettaro. Ha raccontato che i conti sono tornati solo aggiungendo ristorazione, vendita diretta, trasformazione e didattica, e ha chiesto di smettere di raccontare l’agricoltore come un missionario.

Venti centesimi, passo per passo

Il meccanismo è semplice. Il sovrapprezzo riguarda soltanto il pane, che da solo assorbe circa metà della produzione di grano; pasta, farine, pizze e biscotti mantengono lo stesso prezzo. NaturaSì riconosce già ai propri agricoltori da 7 a 12 centesimi in più al chilo rispetto alla Borsa per il grano tenero e duro, e da 4 a 7 per il farro, su tutta la produzione. Sommando il contributo dei clienti, gli agricoltori ricevono 20 centesimi in più al chilo rispetto alla quotazione del 27 agosto, un aumento del 60% sul prezzo del grano biologico.

Per chi mangia un etto di pane al giorno la spesa aggiuntiva è di circa due centesimi, cioè 60 centesimi al mese. Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, ha detto che il grano dovrebbe arrivare a un euro al chilo e che la soglia dei 50 centesimi è un primo passo. Ha aggiunto che molte aziende, quest’anno, rischiano di non seminare.

Perché una campagna sul prezzo

Brescacin ha ricordato che NaturaSì è conosciuta per i negozi ma è nata dall’agricoltura: la fondazione che ne detiene le quote di maggioranza ha soci legati ai campi, e ogni anno i bilanci delle aziende agricole mostrano quanta sofferenza ci sia. A luglio e agosto il grano era pagato 22-23 centesimi il convenzionale e 30-33 il biologico, mentre il gasolio agricolo saliva. Il sovrapprezzo di circa 10 centesimi riconosciuto negli anni non bastava più, e la scelta è stata rivolgersi ai clienti. Chi sta a metà della filiera, ha spiegato, vive una tensione: vorrebbe pagare di più l’agricoltore senza pesare sul consumatore.

La campagna, nelle sue parole, non vuole essere uno spot. Brescacin la collega a un’idea di economia che non si regge solo sull’interesse individuale: chi compra, chi vende e chi coltiva dipendono l’uno dall’altro, e chi spolpa il proprio produttore o il proprio cliente non ha futuro. Ha aggiunto una ragione più concreta, la sovranità alimentare: l’Italia non produce abbastanza cibo per sé, e ogni azienda che smette di seminare allarga la distanza.

Fabio Brescacin presidente NaturaSì
Fabio Brescacin presidente NaturaSì

Il consumatore come co-agricoltore

Il ruolo di chi compra è il filo del discorso. Brescacin ha ripreso un’idea dello scrittore Wendell Berry, secondo cui «mangiare è un atto agricolo», e ne ha tratto la conseguenza: tutti sono in qualche misura co-agricoltori. Per riconoscere il valore del lavoro, ha spiegato, bisogna prima conoscerlo; per questo l’anno scorso NaturaSì ha mostrato come si forma il prezzo degli ortaggi, e per questo la nuova campagna mette i numeri sul tavolo.

La scelta va in direzione opposta al mercato, dove prevalgono sconti e promozioni «3×2». Del Bravo ha osservato che puntare tutta la comunicazione sul prezzo ha svalutato ciò che sta dietro al prodotto, industria e agricoltura comprese. Brescacin ha riconosciuto che chiedere di spendere di più non è semplice neppure dall’interno: nei negozi toccherà spiegare il motivo a chi chiede perché il pane costa di più.

Un messaggio sullo stesso tema è arrivato dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, con un videomessaggio. Secondo il ministro i cittadini possono dare una mano «quando sanno scegliere», e i luoghi che offrono qualità devono essere riconoscibili come tali.

Il pane fatto insieme

Alla presentazione è seguito un laboratorio di panificazione collettiva guidato da Davide Longoni, maestro panificatore di MadreProject, Scuola del Pane e dei Luoghi. Su una grande tavolata con farina, acqua, pasta madre e sale i partecipanti hanno impastato un pane da portare a casa e cuocere dopo la lievitazione. Longoni ha ricordato che fare il pane significa «entrare in relazione con una materia viva», che lega suolo, comunità agricole e saperi artigianali.

Dove vanno i 20 centesimi

I punti vendita NaturaSì rendiconteranno le somme raccolte ogni tre mesi, sulla base dei volumi di pane effettivamente venduto, come risultano dai dati della Centrale. Se la raccolta non bastasse a raggiungere l’obiettivo, cioè 0,20 euro in più per ogni chilo di grano venduto nel 2026 rispetto al listino della Borsa di Bologna del 27 agosto, la differenza sarà coperta da NaturaSì. Un’eventuale eccedenza andrà alle aziende biodinamiche ad organismo chiuso della filiera, in proporzione ai volumi di grano venduti nel 2026.

Il totale sarà ripartito ed erogato agli agricoltori, in proporzione ai chilogrammi di grano conferiti nel 2026, entro il 15 novembre 2027. L’avvenuto accredito sarà comunicato con una newsletter e sul sito, insieme alle testimonianze degli agricoltori.

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