La cooperativa lucana apre all’Asia con vini di alta gamma, mentre investe in enoturismo per ridurre la dipendenza dai mercati tradizionali
Mentre molti parlano ancora di conquistare l’Europa, a Venosa guardano già a Est. E non per moda, ma per necessità: diversificare i mercati significa proteggersi dalle crisi e costruire un futuro più solido. La Cantina di Venosa, cooperativa che riunisce 350 viticoltori lucani per 800 ettari di vigne, ha deciso di aggiungere la Cina alla sua mappa commerciale. Un mercato che si affianca a quelli del Nord Europa, Canada e Stati Uniti.
I numeri del presente
Oggi l’export rappresenta solo il 10% della produzione totale della cantina: 220mila bottiglie su 2,2 milioni. Una percentuale bassa, che lascia margini di crescita enormi. Il 60% di queste esportazioni resta in Europa, il resto viaggia oltreoceano. «Abbiamo lavorato sulla qualità e ci siamo radicati bene in Italia, partendo dalla Basilicata», spiega Antonio Teora, direttore commerciale. «Ma adesso è il momento di guardare oltre».

Lo sguardo alla Cina
La scelta dell’Asia non è casuale. A metà novembre, la cantina ha partecipato al QWine di Qingtian e a due road show a Shenzen e Chengdu, presentando il Carato Venusio Aglianico del Vulture Docg. L’idea è chiara: portare solo i vini di fascia alta, quelli per intenditori con capacità di spesa elevata. «La Cina è un mercato complesso ma con un potenziale enorme», conferma il presidente Francesco Perillo. «Nell’incertezza generale rimane la piazza più interessante».
I primi accordi commerciali sono stati firmati e il 2026 dovrebbe segnare l’avvio delle forniture. Una mossa strategica per non dipendere troppo dai mercati storici e per dare respiro ai 350 soci della cooperativa.
La crescita degli ultimi anni
I numeri dicono che qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta. Negli ultimi cinque anni l’imbottigliato è cresciuto del 169%, passando da meno di un milione a 2,2 milioni di bottiglie. E c’è ancora spazio: il potenziale produttivo arriva a 5 milioni. Significa che la struttura può reggere un’espansione importante, soprattutto se l’export inizierà a tirare davvero.
L’enoturismo e diversificazione
Ma la Cina è solo una parte del piano. A Venosa stanno completando i lavori per una nuova ala della cantina: 1.100 metri quadri dedicati all’accoglienza enoturistica, distribuiti su due livelli e parzialmente interrati. Sala meeting da 150 metri quadri, spazi per le degustazioni, cucina e una terrazza di 400 metri quadri. L’inaugurazione è prevista tra fine 2026 e inizio 2027.
Quello che emerge è un modello chiaro: non puntare tutto su un solo mercato o su un solo canale. Export verso l’Asia, rafforzamento in Europa e Nord America, sviluppo dell’enoturismo in loco. Tre gambe per stare in piedi anche quando una vacilla. «Il mercato cambia in fretta‚, aggiunge Perillo. «Anche nei Paesi asiatici cresce la sensibilità su qualità e sostenibilità».
Per una cooperativa con 350 famiglie alle spalle, questa diversificazione non è un vezzo da marketing. È una questione di sopravvivenza e di dare valore al lavoro di chi coltiva quelle vigne nel Vulture. Guardare alla Cina oggi significa non trovarsi impreparati domani.
