Cantina di Venosa: unicità del Vulture tra Aglianico ed enuturismo

La storica cooperativa lucana cresce tra qualità, enoturismo e sostenibilità, puntando sull’Aglianico e su un territorio unico

«Mentre parliamo sarà fuggito, inesorabile, il tempo: cogli il giorno». Le parole del poeta latino Orazio nascono a Venosa, in Basilicata, e la Cantina di Venosa le ha fatte proprie. Ha colto l’attimo, trasformando una realtà che un tempo forniva vino da taglio in una che punta tutto sulla qualità. Una qualità con un giusto prezzo. Due fattori hanno reso possibile questa rivoluzione: il territorio del Vulture e la voglia di fare qualcosa di grande.

La rivoluzione della qualità

La Cantina di Venosa si è data regole ferree, ha messo a disposizione dei soci professionalità, figure competenti e tecnologia; in cambio ha chiesto serietà e rispetto del regolamento: come conferire solo la quota giornaliera o non usare determinati prodotti chimici in vigna. Nel giro di pochi anni il livello qualitativo dell’uva è cresciuto, consentendo di creare una linea di vini di qualità.

In questo percorso il territorio ha avuto un ruolo decisivo: il Vulture non regala nulla, ma a chi lo sa comprendere e lavorare offre uve particolari, come solo i terreni vulcanici sanno dare. Ogni vigna è diversa, con caratteristiche proprie; il lavoro fatto da Cantina di Venosa è stato quello di assecondare il territorio e utilizzare queste uve per creare il miglior vino possibile. Ci sono 350 soci per 800 ettari di vigneti, e stanno tutti remando nella stessa direzione, perché i risultati hanno dato ragione ai “rivoluzionari”: oggi Cantina di Venosa è in grado di pagare le uve a un prezzo superiore rispetto al mercato libero e sta conquistando sempre più quote di mercato con le sue bottiglie.

Vigne con il Vulture sullo sfondo - foto di Max Rella
Vigne con il Vulture sullo sfondo – foto di Max Rella

Aglianico protagonista di una produzione diversificata

Dal punto di vista dei vini, questa operazione è stata resa possibile dall’Aglianico, che nel Vulture riesce a esprimersi al massimo. Questo ha consentito a Cantina di Venosa di creare, con questo vitigno, spumanti metodo classico affinati sui lieviti 36, 48 e 60 mesi; spumanti metodo Martinotti, rosé e rossi che spaziano dai giovani di pronta beva a quelli di lungo affinamento.

Accanto a questi si trovano vini prodotti con uve Greco, Malvasia, Moscato, Chardonnay e Merlot, tutte coltivate sul Vulture. Il Merlot qui presenta note particolari, introvabili altrove, e permette di creare tagli con l’Aglianico che trovano la massima espressione nel Matematico: un vino ricco di profumi, con una morbidezza avvolgente, capace di esaltarsi con molti piatti della cucina locale (e non solo) senza mai sovrastarli. Cantina di Venosa ha saputo diversificare la sua offerta, servendo diversi mercati, dall’Ho.Re.Ca. alla vendita diretta. L’attuale produzione è di 2,2 milioni di bottiglie, ma la cantina può spingersi fino a 5 milioni.

Francesco Perillo, presidente della Cantina di Venosa - foto di Max Rella
Francesco Perillo, presidente della Cantina di Venosa – foto di Max Rella

La nuova sfida: l’enoturismo

Sempre tenendo fede alle parole di Orazio, la Cantina di Venosa si appresta a compiere un nuovo salto in avanti, accendendo un faro sull’enoturismo. Al termine di questa vendemmia partiranno i lavori per rinnovare la cantina, creando nuovi spazi dedicati principalmente all’accoglienza e alla vendita diretta.

«Con questo progetto dedicato all’enoturismo ci avviamo a concludere una fase di riorganizzazione funzionale e degli spazi di lavoro che ci ha tenuti impegnati in questi cinque anni», ha spiegato Francesco Perillo, presidente di Cantina di Venosa. «I tempi sono maturi per far crescere le visite in cantina e la presenza di turisti sul territorio. Daremo lavoro ad almeno altre sei persone dedicate all’accoglienza multilingue e, attraverso accordi con tour operator, associazioni culturali e istituzioni, vorremmo contribuire a far decollare l’enoturismo in tutto il Vulture».

Cantina di Venosa ingresso - foto di Max Rella
Cantina di Venosa ingresso – foto di Max Rella

Entro il 2027 sorgerà quindi una nuova ala di 1.100 mq, che unirà due strutture esistenti, realizzata in un’ottica di sostenibilità, con materiali riciclati, legno, coperture a prato, vetri speciali per illuminare senza riscaldare gli ambienti e pannelli solari per la produzione di energia elettrica. Già adesso Cantina di Venosa è energeticamente autonoma per quasi tutto l’anno: solo nel periodo della vendemmia deve ricorrere a energia esterna. Quest’area sarà dotata di una sala meeting, una sala di degustazione da 150 mq, una terrazza di 400 mq e una cucina. Il nuovo spaccio, nelle intenzioni della Cantina, dovrebbe raddoppiare il fatturato della vendita diretta, che oggi si attesta attorno ai 700 mila euro.

Il Vulture è una terra di contrasti gentili: aspra e accogliente, rustica e raffinata, memoria e sorpresa. Qui il viaggiatore trova la storia raccontata nelle pietre delle case, la bellezza della natura plasmata dal vulcano, l’accoglienza che si traduce in piatti semplici ma ricchi di sapore e il vino che esprime in positivo tutti i contrasti di questo territorio.

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