Biodiversità certificata: il vino guarda al futuro

Quattro cantine italiane si affidano alla certificazione Diversity Ark per misurare la biodiversità del suolo dei vigneti

Nel mondo del vino si certifica quasi tutto: il biologico, la sostenibilità, la filiera, il carbonio. Ma quando un importatore tedesco o un buyer britannico chiede di vedere i dati sulla salute del suolo, molte aziende si trovano a corto di risposte concrete. In questo scenario si inserisce DiversityBio, società Benefit italiana, con Diversity Ark, una certificazione indipendente pensata per misurare la reale condizione agro-ecologica di un vigneto. Non una dichiarazione d’intenti, ma un monitoraggio tecnico con un ente terzo che firma i risultati.

Fuori dall’Italia i bollini si leggono con attenzione

Nei mercati anglosassoni e nordeuropei la pressione sulla trasparenza agronomica è aumentata in modo sensibile negli ultimi anni. Le grandi catene di distribuzione, così come gli importatori più strutturati, tendono a richiedere certificazioni terze verificabili, non auto-dichiarate. Diversity Ark è una certificazione indipendente sviluppata da DiversityBio e verificata da Csqa, Ceviq e Suolo e Salute, riconosciuta anche da Equalitas per la valutazione della biodiversità del suolo.

L'approccio Diversity Ark contribuisce a migliorare e salvaguardare il paesaggio
L’approccio Diversity Ark contribuisce a migliorare e salvaguardare il paesaggio

Nel 2025 quattro cantine — Uberti Vini in Franciacorta, Argiano nel Montalcino, Corte Capitelli in Veneto e Fratini a Bolgheri — hanno avviato il percorso. Portano a circa quindici il numero complessivo di aziende italiane che hanno scelto questa certificazione.

Dieci anni di biologico senza un’analisi tecnica vera

Silvia Uberti, titolare di Uberti Vini, non usa mezze misure nel descrivere la sua esperienza con le certificazioni precedenti. In un decennio di biologico, ha visto raramente analisi tecniche approfondite sui vigneti — come le multiresiduali sulle foglie. Quello che contava, nella maggior parte dei casi, era la conformità dei registri burocratici.

Il problema non è il biologico in quanto tale, ma un certo modo pigro di applicarlo. Certificazioni costruite sulla carta invece che sul campo perdono credibilità proprio dove serve di più: nei confronti di chi deve comprare il vino dall’altra parte d’Europa o dall’altra parte del mondo.

Un suolo vivo resiste meglio alla siccità

A Montalcino, Francesco Monari di Argiano ha trovato in Diversity Ark qualcosa di diverso: dati concreti sulla biologia del terreno. Tra i risultati più inattesi del monitoraggio c’è stata la presenza di piante archeofite nei vigneti — specie antiche la cui comparsa indica un suolo non compresso dall’uso intensivo degli agrofarmaci.

Non è un dettaglio secondario. Un terreno biologicamente attivo assorbe l’acqua in modo più efficiente, mantiene temperature radicali più stabili e sopporta meglio le stagioni irregolari che caratterizzano ormai buona parte del calendario viticolo italiano. Argiano ha trovato in questi dati uno strumento tecnico per capire dove intervenire e dove lasciare che il suolo lavori da solo.

La coesistenza tra specie coltivate e spontanee non è solo possibile, ma spesso necessaria per poter ridurre gli interventi sulle colture
La coesistenza tra specie coltivate e spontanee non è solo possibile, ma spesso necessaria per poter ridurre gli interventi sulle colture

Sapere cosa fa davvero la biodiversità nel vigneto

Per Gianluigi Marchesini di Corte Capitelli, già certificato biologico da anni, Diversity Ark ha aggiunto un livello di analisi che le certificazioni precedenti non prevedevano: la biodiversità funzionale. Non conta solo quante specie sono presenti nel vigneto, ma se quelle specie stanno davvero facendo qualcosa — impollinazione, controllo biologico dei parassiti, miglioramento della struttura del suolo.

Questo tipo di monitoraggio produce informazioni che si possono comunicare verso l’esterno in forma verificabile, con un ente terzo che firma i dati. Non una promessa, una misurazione.

Bolgheri: il terroir raccontato con i numeri

Fratini a Bolgheri ha avviato il percorso con un obiettivo preciso: dare una base oggettiva a una filosofia agronomica già consolidata. Stefano Galbiati descrive il processo di certificazione come uno scambio di competenze con i tecnici di DiversityBio, che ha permesso una caratterizzazione del terroir mai fatta prima. Dati sulla biodiversità microbica e sugli impollinatori sono diventati parte del patrimonio documentale dell’azienda, utili sia per le decisioni interne sia per i confronti con i mercati esteri.

Chi è DiversityBio

DiversityBio è una Società Benefit nata nel 2022, con la certificazione Diversity Ark registrata presso l’Euipo. Integra competenze agronomiche, naturalistiche e scientifiche per seguire le aziende in percorsi di analisi e miglioramento dell’agro-ecosistema. Affianca le cantine nella gestione del suolo, nella progettazione di infrastrutture ecologiche e nella rendicontazione di sostenibilità. Parte degli utili viene reinvestita in attività no-profit.

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