Cene Impossibili, la Valle d’Itria si racconta a tavola

A Martina Franca cinque chef ospiti hanno cucinato con Floriano Pellegrino e Isabella Potì, tra farina pugliese e identità diverse

Cinque chef arrivati da San Paolo, Santo Domingo, Roma e Rimini hanno condiviso i fornelli di Bros’ e Bros’ Trattoria con Floriano Pellegrino e Isabella Potì. Le Cene Impossibili, il format che dal 2016 fa cucinare insieme identità culinarie diverse, chiudono oggi la quinta edizione di Bros’Land, ospitata per la prima volta al Relais Villa San Martino, nel cuore della Valle d’Itria.

Il 2026 segna il decennale di Bros’, il ristorante che Pellegrino e Potì hanno aperto a Martina Franca, in provincia di Taranto, nel 2016. Dopo un anno di pausa, la manifestazione è tornata con una formula che non punta sulla sequenza di cene a tema, ma sulla condivisione: cucine aperte, brigate miste, cuochi che lavorano fianco a fianco anziché in successione.

Floriano Pellegrino e Isabella Potì
Floriano Pellegrino e Isabella Potì

Chi ha cucinato alle Cene Impossibili

Il 19 e il 20 settembre le due cucine di Martina Franca hanno lavorato in contemporanea. Da Bros’ sono passati Luiz Filipe Souza, chef del ristorante Evvai di San Paolo, due stelle Michelin, e Pier Daniele Seu, fondatore della pizzeria romana Seu Pizza Illuminati. Alla Trattoria hanno cucinato Jacopo Ticchi, del ristorante Da Lucio di Rimini, e Saverio Stassi, chef di Ajualà a Santo Domingo, in Repubblica Dominicana.

Nella seconda serata i quattro si sono scambiati i tavoli: Ticchi e Stassi sono passati al ristorante accanto a Pellegrino e Potì, mentre Seu ha raggiunto alla Trattoria Andrea Giuseppucci. A chiudere entrambe le cucine, nei due giorni, la pasticceria di Alessandro Franchini.

Un territorio letto attraverso la cucina

La scelta della Valle d’Itria come sede non è solo logistica. Il format, nato nel 2021 come contenitore delle Cene Impossibili, prova a mettere in dialogo il paesaggio pugliese — trulli, muretti a secco, l’entroterra tra Martina Franca e Locorotondo — con una cucina che guarda fuori dai confini regionali. È il punto in cui si intreccia il percorso di Molino Casillo, gruppo molitorio con sede a Corato (in provincia di Bari) che ha accompagnato l’edizione 2026 come partner.

L’azienda pugliese lavora da anni su quella che definisce retro-innovazione: ripartire dalla tradizione molitoria di famiglia e dalle materie prime del territorio per reinterpretarle con ricerca e tecnologia. Ne sono un esempio la Lavorazione Circolare, il processo che recupera le proteine del germe di grano, e Altograno, la linea di sfarinati che ne rappresenta lo sviluppo più recente. A Corato l’azienda sta inoltre aprendo l’Agrifood Hub, un polo di formazione in collaborazione con il Politecnico di Bari.

«Sostenere Bros’Land è un modo naturale per Molino Casillo di raccontare una Puglia contemporanea», ha dichiarato Graziano Stasi, head of retail dell’azienda, legando l’iniziativa proprio al principio della retro-innovazione.

Poche tavole, per restare vicini

Le Cene Impossibili restano un evento a capienza limitata: 60 coperti nel ristorante, 100 alla Trattoria. Un formato pensato più per il dialogo diretto tra cuochi che per i grandi numeri, coerente con l’impostazione che Bros’Land ha tenuto fin dalla prima edizione: poche tavole, ma capaci di mettere a confronto cucine lontane tra loro, dal Brasile ai Caraibi fino alle diverse regioni italiane.

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