A Palermo sequestrate 60 tonnellate di olio tunisino spacciato per extravergine, mentre il Masaf stringe controlli ed etichette
Nel porto di Palermo l’Icqrf, l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza hanno sequestrato nei giorni scorsi 60.280 chilogrammi di olio proveniente dalla Tunisia, dichiarato extravergine ma risultato olio di oliva vergine per la presenza del difetto organolettico di rancido. Il carico, destinato a un oleificio in provincia di Reggio Calabria, avrebbe fruttato circa 325 mila euro. L’operazione è arrivata in concomitanza con la Cabina di regia sui controlli agroalimentari e il Tavolo olio, riuniti al Masaf dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.
I numeri dei controlli
Dal 2023 a oggi i controlli dell’Icqrf sull’olio d’oliva sono aumentati del 21,1%, con oltre 7.200 ispezioni nel 2025. Gli operatori sottoposti a verifica sono cresciuti del 26,6%, mentre le quantità di prodotto controllate sono aumentate del 34,3%. Per l’olio extravergine 100% italiano l’incremento è stato ancora più marcato: +26,4% dal 2023, quasi 2.500 ispezioni nel 2025 e 67 denunce.
Solo nei primi dieci giorni di luglio, dal 2 al 12, l’Icqrf ha controllato cinque milioni di chili di olio e sequestrato merce per 10,3 milioni di euro. La Cabina di regia ha definito le linee guida per i prossimi mesi: più controlli congiunti presso industrie, punti vendita, grande distribuzione e porti, maggiore coordinamento tra i laboratori dell’Icqrf, delle Dogane e del ministero della Salute, e un aumento dei campioni destinati alle analisi chimico-fisiche, organolettiche e isotopiche.

Le risorse al settore
Nel triennio 2023-2025 il comparto olivicolo-oleario ha ricevuto quasi 1,9 miliardi di euro. Circa 500 milioni derivano dalle misure del Pnrr e del Pnc per l’ammodernamento di oltre duemila imprese, tra cui frantoi, contratti di filiera e meccanizzazione. Trecento milioni sono stanziati dal provvedimento ColtivaItalia, ancora in corso di approvazione alla Camera, per il piano olivicolo nazionale. Gli altri fondi arrivano da sostegni settoriali, intervento olivicolo ed ecoschema 3, per circa 600 milioni.
Il settore genera in Italia 2,3 miliardi di euro di ricavi, con oltre un milione di ettari coltivati e 619 mila imprese olivicole attive. L’Italia resta il primo consumatore mondiale di olio d’oliva, il secondo esportatore per valore e il terzo produttore.
Stop al blending, nuove regole in etichetta
Il 16 luglio il Masaf ha pubblicato la circolare che vieta la miscelazione tra olio extravergine e olio di oliva vergine ai fini dell’etichettatura: da questa data, un prodotto ottenuto mescolando le due categorie non potrà più riportare in etichetta la dicitura «olio di oliva extravergine». La pratica del blending, tollerata finora sulla base di circolari precedenti, permetteva di correggere i difetti di un olio vergine diluendolo in una percentuale di extravergine, restando entro i parametri chimici di legge ma svuotando di significato l’analisi sensoriale.
Coldiretti e Unaprol avevano sollecitato la modifica dopo la mobilitazione degli agricoltori dello scorso giugno. Secondo l’associazione, l’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine l’anno, a fronte di consumi interni per 461 milioni, esportazioni per 318 milioni e importazioni per 545 milioni di litri: un divario che, sostiene Unaprol, favorisce l’uso improprio del richiamo all’italianità su prodotto straniero. Il presidente dell’associazione, David Granieri, chiede ora l’introduzione di risonanza magnetica, mappa genetica e mappatura isotopica come strumenti utilizzabili anche in sede giudiziaria.

Un mercato in difficoltà
Mentre i controlli aumentano, il mercato resta sotto pressione. Secondo Cia-Agricoltori Italiani, le giacenze di olio extravergine italiano hanno raggiunto le 112 mila tonnellate, contro le 45 mila di giugno 2025, mentre il prezzo medio nazionale è sceso a 5,77 euro al chilo, contro i 9,60 euro di un anno fa. L’associazione chiede il riconoscimento dello stato di crisi e una campagna di promozione al consumo in autunno, sostenuta dalla grande distribuzione.
Anche Copagri e Confagricoltura chiedono liquidità per le imprese, tra anticipo dei pagamenti Pac e moratorie sui mutui per i frantoi con i magazzini pieni. L’associazione Aifo, che rappresenta i frantoiani, giudica positivo il rafforzamento dei controlli ma chiede un aggiornamento del sistema sanzionatorio, fermo in alcuni punti alla legge 1407 del 1960.
Il sequestro di Palermo, per dimensioni e tempistica, si inserisce in questo quadro come primo caso pubblico applicato dopo l’annuncio della stretta sui controlli: un banco di prova per verificare quanto le nuove regole di etichetta e i controlli rafforzati riusciranno a incidere sulle pratiche di miscelazione lungo la filiera.
