Apre a Lecco Niòbē, ristorante fine dining, bistrot e cantina nato dalla trasformazione di una villa affacciata sul Lago di Como
A Lecco, sul lungolago del Lago di Como, apre Niòbē, ristorante fine dining, bistrot e cantina progettato da Flaviano Capriotti Architetti. Alla guida della cucina è lo chef Franco Caffara, che ha ottenuto una stella Michelin con il ristorante I Tigli al Lago a Como. Il progetto nasce dalla famiglia Todeschini — Domenico e i figli Davide e Matteo — con l’obiettivo di unire cucina d’autore, cultura del vino e architettura in un unico luogo affacciato sul lago.
La cucina di Franco Caffara
Niòbē al Lago, il ristorante fine dining al primo piano, conta 32 coperti ed è aperto a cena, oltre che a pranzo nel fine settimana. Il menu propone sia una carta sia due percorsi di degustazione, con una cucina che guarda al territorio lariano attraverso un approccio contemporaneo ed essenziale.
Tra i piatti in carta, l’uovo di selva cotto a 63° con spuma di patate, tartufo nero e fiori dell’orto; il crudo di capasanta con caviale e stracchino; i ravioli in assoluto di gamberi con consommé di gambero rosso di Mazara; la pappardella ripiena di vicciola con zucca, miso di pomodoro e fonduta di provola.

La cantina e la Wine Room
Il vino ha un ruolo centrale nell’esperienza di Niòbē. La cantina raccoglie oltre 600 etichette provenienti dall’Italia e dai principali territori vitivinicoli internazionali, con un’attenzione particolare alle maison di Champagne e ai piccoli produttori indipendenti.
Attorno alla cantina a vista si sviluppa la Wine Room, una saletta circolare per sei persone dedicata a degustazioni e occasioni speciali, rivestita da scaffalature in legno di olmo che integrano la collezione di bottiglie nell’architettura. Al piano superiore si trova anche la Sala Privé, spazio riservato per dieci persone destinato a eventi privati.
Il bistrot Niòbē Garden
Al piano terra si trova il Niòbē Garden, il bistrot da 32 posti affacciato sul giardino. A pranzo propone business lunch stagionali, mentre al tramonto si trasforma in uno spazio per aperitivi, cocktail d’autore, champagne, vini selezionati e tapas. Lo spazio si sviluppa attorno a un banco bar dalle forme sinuose e a una seduta curva che accompagna i percorsi tra gli ospiti.
Il progetto di Flaviano Capriotti
L’edificio che ospita Niòbē era in origine una villa privata, trasformata da Flaviano Capriotti in una destinazione enogastronomica di circa 430 metri quadrati su tre livelli. Il progetto interpreta gli elementi distintivi del paesaggio lariano — acqua, montagna, verde e tradizione agricola — attraverso il ridisegno degli spazi e delle connessioni visive tra gli ambienti interni e il lago.

«Abbiamo lavorato per trasformare le qualità del paesaggio, la profondità dell’acqua, la presenza delle montagne, la matericità della vegetazione, in elementi architettonici capaci di definire lo spazio», spiega l’architetto Flaviano Capriotti.
Il rivestimento esterno in limestone richiama il carattere minerale delle montagne, mentre gli interni utilizzano legno di olmo per boiserie e arredi su misura e un intonaco a base di lolla di riso per le sue proprietà acustiche. La palette cromatica, sviluppata in tonalità di verde, grigio e azzurro, richiama i colori dell’acqua del lago. Il progetto illuminotecnico è firmato da Rossi Bianchi Lighting Design, con corpi illuminanti decorativi di Aggio Light; i tessuti sono forniti da Dedar Milano.
Il giardino firmato Hortensia
Gli spazi esterni si sviluppano su un giardino di circa 680 metri quadrati con accesso diretto al lago, curato dallo studio Hortensia di Vittorio Peretto. Una terrazza in bambù, una pergola tessile e tre aree circolari con pavimentazione in ghiaia e arredi in ferro battuto accompagnano il percorso verso il lago. La selezione botanica privilegia specie resistenti e piante eduli, alcune delle quali utilizzate anche in cucina.
A Niòbē, i piatti di Franco Caffara e le etichette selezionate in cantina condividono lo stesso sfondo: le vetrate che inquadrano il lago, la palette cromatica che riprende i toni dell’acqua, la cantina a vista che diventa parte dell’architettura. È in questa continuità tra sala, cucina e paesaggio lariano che il progetto di Flaviano Capriotti trova il suo punto di equilibrio.
