Lo studio Federvini-La Sapienza: 8 litri pro capite, il 6% sotto la media Ocse. E tra i giovani i consumi continuano a scendere
Otto litri di alcol pro capite l’anno, consumati per lo più a pranzo e a cena. È il ritratto del bevitore italiano fotografato dalla prima ricerca sul tema promossa da Federvini e condotta dal Dipartimento di comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma, presentata il 25 marzo alla Camera dei Deputati nell’ambito dell’evento “The Italian Way”.
I dati smontano l’idea di un Paese portato all’eccesso: rispetto alla media Ocse, l’Italia beve il 6% in meno. Il confronto con il resto d’Europa è ancora più netto: nei Paesi dell’Europa centro-orientale e in quelli iberici i consumi oscillano tra 11 e 12 litri. Tra il 2000 e il 2022, il consumo nazionale è sceso del 17%.

Vino a tavola, cocktail all’aperitivo
L’indagine descrive un consumo fortemente ritualizzato. Oltre l’80% delle consumazioni di vino avviene durante i pasti — pranzo e cena — mentre oltre il 70% dei cocktail è legato al momento dell’aperitivo. Un profilo coerente con le abitudini della Dieta mediterranea, dove il bicchiere accompagna il cibo e raramente precede o sostituisce un pasto.
«Esiste uno stile italiano del bere, fondato su moderazione, cultura e responsabilità», ha detto il presidente di Federvini Giacomo Ponti durante la presentazione. Nel corso del decennio scorso, la quota di adulti che consuma alcol quotidianamente è scesa dal 24,9% al 20,1%. Un calo graduale ma costante, che attraversa tutte le fasce d’età.
I giovani che non bevono (o bevono meno)
Il dato più discusso riguarda la fascia 18-24 anni. Solo il 5,7% di questi giovani beve alcol ogni giorno — a fronte del 31,3% degli over 75. Il 72% ha consumato almeno una bevanda alcolica negli ultimi dodici mesi (75% tra i maschi, 68% tra le femmine), ma la tendenza va nella direzione di una riduzione sia nella frequenza sia nei comportamenti a rischio.
È un segnale che si legge anche nei dati sulla salute: secondo Eurostat, l’Italia registra l’aspettativa di vita più elevata in Europa, 84,1 anni contro la media Ue di 81,5.

Meglio educare che vietare
Il convegno ha ospitato anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha descritto le difficoltà del mercato vinicolo internazionale, dazi, svalutazioni valutarie, costi di trasporto in aumento, e ha sottolineato la necessità di investire sulla promozione del consumo. Francesco Battistoni, segretario di Presidenza della Camera, ha insistito sull’importanza di trasmettere ai giovani una cultura del bere consapevole, non attraverso proibizioni ma attraverso l’educazione.
Su questa linea si muove anche il programma «Comunicare il consumo responsabile», avviato da Federvini nel 2022 in collaborazione con il mondo accademico. Il progetto ha coinvolto finora oltre 700 studenti di nove atenei italiani — tra cui Sapienza, Bocconi, Luiss, Cattolica di Milano e Università di Torino — puntando a formare professionisti della comunicazione capaci di veicolare un messaggio informato verso i coetanei. Due campagne di affissione, a Roma e Napoli, hanno completato il ciclo con una presenza diretta sul territorio.
Secondo Ponti, il modello italiano dimostra che la risposta all’abuso non passa per politiche restrittive o leve fiscali — adottate senza risultati convincenti dai Paesi del Nord Europa — ma per un’educazione radicata nella cultura alimentare e nella convivialità. La ricerca Federvini-La Sapienza, in questo senso, non è solo una fotografia del presente: è anche un argomento da spendere a Bruxelles, dove le pressioni per etichette d’allerta sui vini europei non si sono ancora esaurite.
