Riso bio, sequestro da 10 milioni per frode a Pavia

Guardia di Finanza e Icqrf sequestrano oltre 10 milioni di euro a 14 aziende della Lomellina accusate di frode sul riso biologico

La Guardia di Finanza del Comando provinciale di Pavia e gli ispettori dell’Icqrf, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi del Masaf, hanno eseguito il 17 settembre un sequestro preventivo per oltre 10 milioni di euro nei confronti di un gruppo di imprenditori agricoli della Lomellina. Il provvedimento, disposto dal gip del Tribunale di Pavia su richiesta della Procura, riguarda 14 aziende accusate di frode nell’esercizio del commercio e di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche: il riso che dichiaravano come biologico, secondo gli inquirenti, sarebbe stato coltivato con fitofarmaci e fertilizzanti non ammessi dalle norme del settore.

Frode riso

Un’indagine nata da un sospetto statistico

L’inchiesta era partita nel 2023 da una segnalazione di Federbio, l’associazione che riunisce gli operatori del biologico italiano. A insospettire l’organizzazione erano stati i volumi: le rese dichiarate dalle aziende lomelline risultavano incompatibili con l’estensione dei terreni destinati al biologico. A fronte di una produzione media di quattro-cinque tonnellate per ettaro, in alcuni casi i quantitativi arrivavano quasi a raddoppiare.

Le successive perquisizioni hanno portato al sequestro di fitofarmaci e fertilizzanti vietati, oltre a documenti extracontabili. Le intercettazioni telefoniche e le analisi di laboratorio sui campioni di piantine prelevate nelle aziende hanno confermato la difformità tra il prodotto dichiarato e quello realmente coltivato.

I numeri dell’operazione

Secondo la ricostruzione della Procura, il sistema fraudolento avrebbe permesso di vendere circa 40.000 tonnellate di riso al prezzo maggiorato riservato al biologico, per un ricavo superiore a 9,8 milioni di euro. A questo si sarebbero aggiunti circa 400.000 euro di contributi pubblici percepiti indebitamente tramite i bandi regionali di sviluppo rurale legati alla Politica agricola comune.

Gli indagati sono 17, tra cui il sindaco di Sartirana Lomellina, Pietro Gianni Ghiselli, coinvolto in qualità di amministratore di una delle aziende. Secondo quanto riportato da La Provincia Pavese, risultano indagati anche Gianluca Bellazzi (52), Mortara; Cristiano Ghirelli (50), Frascarolo; Luca Ghiselli (27), Sartirana; Paolo Ghiselli (63), Sartirana; Daniele Lacelli (51), Frascarolo; Mauro Maregatti (67), Candia Lomellina; Marinella Nese (55), Sartirana; Maria Cristina Papetti (55), Sartirana; Maria Adele Pistone (49), Mede; Mario Pistone (84), Mede; Pierangelo Raineri (50), Lomello; Bruno Daniele Sempio (52), Mede; Isidoro Sempio (55), Pavia; Stefano Tonetti (57), Candia Lomellina; Nicola Valdi (55), Torre Beretti; Giorgio Pietro Zorzoli (70), Gropello Cairoli.

L’area interessata, sottolinea la Procura di Pavia, è la prima in Europa per estensione delle coltivazioni risicole.

Frode riso

Le reazioni

Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha ringraziato Procura, Icqrf e Guardia di Finanza per l’operazione, ricordando che «la stragrande maggioranza dei produttori di riso in Italia lavora ogni giorno con serietà».

Federbio ha espresso soddisfazione, precisando che le aziende coinvolte erano state fermate prima del raccolto 2023 e che quasi tutte erano già uscite dal sistema di certificazione biologica: il riso oggetto dell’inchiesta non è quindi più in commercio. Il coordinatore dell’unità di crisi dell’associazione, Paolo Carnemolla, ha spiegato che è bastato incrociare le banche dati pubbliche per notare l’anomalia nelle rese.

Coldiretti Pavia, per voce della presidente Silvia Garavaglia, ha chiesto da tempo controlli più stringenti a tutela della filiera, ma ha invitato a non generalizzare: solo nella provincia di Pavia operano quasi 1.300 aziende risicole, la maggior parte delle quali, ha ricordato, rispetta le regole.

Biologico e convenzionale: cosa cambia davvero

Il caso di Pavia rende utile chiarire che cosa distingue, sul piano normativo, un’azienda agricola biologica da una convenzionale.

In Italia e nell’Unione europea la produzione biologica è disciplinata dal regolamento (UE) 2018/848, che ha sostituito il precedente regolamento 834/2007. Il testo vieta l’uso di pesticidi e fertilizzanti di sintesi chimica, di organismi geneticamente modificati e, per gli allevamenti, di antibiotici a scopo preventivo. Impone inoltre pratiche come la rotazione delle colture e il mantenimento della fertilità del suolo attraverso metodi naturali, come il sovescio o il compostaggio.

Passare dal metodo convenzionale al biologico non è immediato: la normativa prevede un periodo di conversione, generalmente di due anni per le colture annuali come il riso, durante il quale l’azienda applica già le regole del biologico ma non può ancora vendere il prodotto con questa indicazione.

Chi controlla chi produce biologico

La qualifica «biologico» non si basa sulla parola dell’azienda agricola, ma su un sistema di controllo a più livelli. Il primo livello è l’autocontrollo dell’operatore, tenuto a documentare ogni fase della produzione. Il secondo è quello degli Organismi di controllo e certificazione (OdC), enti pubblici o privati accreditati da Accredia e autorizzati dal Masaf, che effettuano ispezioni periodiche — almeno una l’anno, con la possibilità di controlli a sorpresa — e rilasciano la certificazione. In Italia operano una ventina di questi organismi, tra cui Ccpb, Bioagricert e Suolo e Salute.

Sul lavoro degli OdC vigila infine l’Icqrf, che verifica l’imparzialità dei controlli e può intervenire in caso di irregolarità, fino alla sospensione o all’esclusione dell’operatore dal sistema. Nel caso di Pavia la frode non è emersa da un’ispezione ordinaria, ma dall’incrocio dei dati sulle rese condotto da Federbio: un lavoro di verifica partito nel 2023 e arrivato al sequestro solo tre anni dopo.

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