Trentatré mesi sui lieviti per un Metodo Classico che mette il Pinot Nero al centro, senza compromessi né furbizie enologiche
Ci sono vini che nascono da un calcolo di mercato e vini che nascono perché qualcuno aveva qualcosa da dire. Il nuovo Blanc de Noirs di Monsupello appartiene alla seconda categoria. Pierangelo Boatti, che guida l’azienda di famiglia a Torricella Verzate insieme alla sorella Laura, ha aspettato il momento giusto per fare questo vino. E quando dico “aspettato”, intendo anni di osservazione dei vigneti, di prove in cantina, di affinamento dell’idea.
Pinot Nero in purezza, senza trucchi
Il Monsupello Blanc de Noirs Oltrepò Pavese DOCG è un Metodo Classico Extra Brut che nasce da uve Pinot Nero in purezza. Niente blend, niente Chardonnay a smussare gli angoli. Solo Pinot Nero dai vigneti più vocati dell’azienda, quelli con più di vent’anni d’età su terreni argilloso-calcarei esposti a sud-est.

La produzione è limitata: 10.000 bottiglie l’anno. Non è una scelta romantica, è una questione di coerenza. Pierangelo firma questo vino come Chef de Cave e ci mette la faccia su quello che per la famiglia Boatti significa “Pinot Nero dell’Oltrepò”: pulizia, eleganza, territorio riconoscibile.
Trentatré mesi sui lieviti
La vinificazione segue la logica del Metodo Classico senza scorciatoie. Vendemmia manuale in cassette da 18 chili nella seconda metà di agosto, quando l’uva è ancora fresca e acida. Pressatura soffice, fermentazione in acciaio a temperatura controllata, assemblaggio delle partite migliori e poi via: rifermentazione in bottiglia e almeno 33 mesi di affinamento sui lieviti.
Il risultato è uno spumante che esprime il vitigno e il territorio, senza fronzoli aromatici, niente dosaggio generoso a mascherare i difetti: 4 grammi di zucchero per litro e 13% di alcol. Un vino che parla chiaro.
Una famiglia al lavoro da 130 anni
Monsupello esiste dal 1893. Oggi a guidarla sono Pierangelo e Laura Boatti, quinta generazione di una famiglia che ha sempre fatto del Pinot Nero il proprio cavallo di battaglia. Loro padre Carlo, scomparso nel 2010, è stato l’artefice della svolta qualitativa dell’azienda: ha selezionato i vigneti migliori, ha imposto rigore tecnico, ha portato una visione internazionale in un territorio che allora faceva fatica a farsi notare.

Carla Dallera Boatti, 91 anni, moglie di Carlo, è ancora in azienda ogni giorno. Controlla, suggerisce, custodisce la memoria di quello che è stato fatto e di come va fatto. Pierangelo è il tecnico, quello che sta in vigna e in cantina. Laura, insegnante di tango e appassionata d’arte, si occupa di comunicazione e accoglienza. Attorno a loro c’è un team solido: gli enologi Stefano Torre e Federico Fermini, l’agronomo Giovanni Bigot.
Il territorio conta
Monsupello lavora su cinquanta ettari nel cuore dell’Oltrepò Pavese, a cavallo tra Oliva Gessi e Torricella Verzate. Metà della produzione viene dai vigneti di proprietà. Il resto è frutto di collaborazioni con viticoltori della zona, ma sempre su parcelle selezionate. L’altitudine è tra i 160 e i 200 metri, l’esposizione è quella giusta, le escursioni termiche tra giorno e notte fanno il resto.
Il 45° parallelo – lo stesso di Borgogna e Champagne – passa da queste parti. Non è magia, è geografia. E la geografia, quando ci si lavora bene, fa la differenza.

Come berlo
Il Blanc de Noirs funziona come aperitivo, ma regge bene anche su piatti di pesce: crostacei crudi, pesce al sale, preparazioni scottate. Temperatura di servizio 8°C, da stappare al momento. È un vino che non ha bisogno di presentazioni lunghe, si spiega da solo nel bicchiere.
Monsupello produce circa 170.000 bottiglie di Metodo Classico l’anno e altre 150.000 di fermi e vivaci. Il Blanc de Noirs si aggiunge alla gamma come dichiarazione d’intenti: si può fare Pinot Nero in purezza nell’Oltrepò Pavese, basta volerlo fare bene.
