Dal 12 al 15 aprile, regioni, consorzi e cantine da tutta Italia alla 58ª edizione della rassegna internazionale di Veronafiere
Dal 12 al 15 aprile 2026, oltre 4.000 espositori in 18 padiglioni di Veronafiere aprono la 58ª edizione del Vinitaly. Quasi 100.000 operatori attesi. Ma prima ancora che si alzino i cancelli di Verona, l’Italia del vino è già in movimento: ogni regione ha caricato le cassette, selezionato le etichette, studiato il percorso. Un viaggio che parte dai vigneti in quota della Valle d’Aosta e arriva ai vigneti basaltici dell’Etna. Conviene seguirlo da nord a sud.
Le Alpi scendono in fiera
La Valle d’Aosta porta a Verona 15 produttori al Padiglione 10, stand C/2. Sono numeri piccoli — lo riconoscono gli stessi organizzatori — ma le aziende presenti rappresentano una viticoltura che si pratica in condizioni che altrove nessuno tenterebbe: Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle, La Crotta di Vegneron, Grosjean Vins e altri dodici produttori che hanno imparato a lavorare su pendii dove la vite riesce per caparbietà più che per comodità. Lunedì 13 aprile, il Cervim illustra i risultati del Mondial des Vins Extrêmes. Martedì 14 si parla di enoturismo d’alta quota.
Spostandosi verso il Trentino, il racconto si fa sistemico. Il Consorzio Vini del Trentino al Padiglione 3 è solo la testa visibile di un’aggregazione che include l’Istituto Tutela Grappa del Trentino, l’Istituto Trento Doc, la Fondazione Edmund Mach e le tre Strade dei Sapori provinciali. Trentotto aziende in collettiva, altre 19 distribuite in altri padiglioni. L’offerta in degustazione passa dal Teroldego Rotaliano al Müller Thurgau, dal Marzemino al Trentodoc — e anche la grappa, per una volta, smette di fare la parte del distillato solitario e prova a infilarsi dentro qualche cocktail.

Il Friuli Venezia Giulia occupa 1.500 metri quadrati al Padiglione 6, con 80 produttori in collettiva, oltre 5.700 bottiglie in degustazione e circa 1.400 etichette nell’enoteca. L’export 2025 è cresciuto dell’8,3% — in controtendenza rispetto al -3,7% nazionale — e la regione tornerà alla London Wine Fair dopo 15 anni di assenza.
Pianura Padana, dove l’export resiste
La Lombardia arriva a Vinitaly forte di un’annata da record: nel 2025 l’export ha raggiunto 331,5 milioni di euro, in crescita del 7,1% rispetto al 2024, mentre a livello nazionale il settore ha ceduto il 3,7%. Il Padiglione Lombardia, al primo piano del Palaexpo, occupa oltre 3.000 metri quadrati con più di 150 realtà e più di mille etichette in degustazione. Tra gli appuntamenti in agenda lunedì 13 aprile, un momento dedicato a tre nomi del sistema Lombardia: il pasticcere Iginio Massari, Bruna Gritti del ristorante Da Vittorio e Maurizio Zanella, fondatore di Ca’ del Bosco.
Il Consorzio Oltrepò Pavese si presenta con lo stand consortile più grande della sua storia — oltre 350 metri quadrati — e quaranta nuove etichette del Classese, il metodo classico da Pinot Nero che porta la firma dell’Oltrepò da 160 anni. Lunedì 13 aprile, conferenza stampa dedicata alla storia di un territorio che dai conti Gancia e Vistarino dell’Ottocento è arrivato alla Docg del 2007, passando per la Barbera, la Bonarda e un vitigno — il Pinot Nero — che qui trova una delle sue interpretazioni più longeve in Italia.
L’Emilia-Romagna al Padiglione 1 integra produzione e turismo in un’unica proposta: accanto ai vini, le tre Destinazioni Turistiche Regionali presentano pacchetti enogastronomici. I numeri del sistema regionale sono consistenti: 45 prodotti agroalimentari Dop e Igp, 30 vini certificati, una produzione vinicola di circa 5,37 milioni di ettolitri — terza in Italia dopo Veneto e Puglia. Martedì 14 aprile, le Strade Vini e Sapori di Emilia organizzano la masterclass «Crudo e Cotto», dove l’Ortrugo, la Malvasia dei Colli Piacentini e il Lambrusco dei Colli di Parma incontrano la Spalla cruda di San Secondo e la Gola stagionata della Bassa Piacentina.
Il Consorzio Asti Docg rientra nella collettiva piemontese Piemonte Land of Wine con oltre 80 etichette. Martedì 14 aprile è previsto il primo brindisi ufficiale all’Asti Rosé, tipologia approvata nel disciplinare il 23 marzo scorso. La produzione iniziale stimata è tra 5 e 10 milioni di bottiglie. Sempre in territorio piemontese, la Cantina Montalbera porta due anteprime internazionali: la Riserva di Ruchè «Franco Morando» e il Metodo Classico Pas Dosé «140+1», con oltre 140 mesi di affinamento sui lieviti.
Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato festeggia 80 anni dalla fondazione. L’appuntamento è domenica 12 aprile, Padiglione 10, area istituzionale Piemonte, con il convegno dedicato al progetto «Sinfonia Barbera»: sei comuni del territorio, sei eventi da maggio a novembre per tenere accesa l’attenzione sulla denominazione tra i consumatori.
A chiudere il quadro piemontese, il Consorzio Tutela Vini d’Acqui celebra i trent’anni della Docg con due proposte inattese: l’Acqui Rosé, che punta sull’aperitivo moderno, e l’Acqui Rosso secco, un ritorno a un format che già fine Ottocento esisteva e che ora viene riproposto per l’abbinamento a formaggi stagionati e piatti strutturati.

Il Garda e l’innovazione
Il Consorzio Garda Doc porta al Vinitaly un programma tematizzato sulla morfologia del lago: tre giornate di degustazioni chiamate «Garda360», dedicate rispettivamente al vento, al paesaggio acquatico e alla biodiversità subacquea del Garda — con un apneista come ospite nella seconda. Il nuovo disciplinare sui vini low alcol fa del Garda Doc la prima denominazione italiana ad adottare questa tipologia, con alcune referenze già disponibili in degustazione allo stand.
Al Padiglione 8 torna Amphora Revolution, il progetto Merano WineFestival-Vinitaly dedicato alla vinificazione in anfora: 17 aziende di sette regioni italiane più una selezione dalla Georgia. G.R.A.S.P.O. porta quattro produttori di vitigni rari da Veneto e Friuli.
Toscana, Umbria, Lazio: il centro tiene
Il Consorzio del Brunello di Montalcino porta 120 aziende — 60 con stand propri — in una collettiva di oltre 800 metri quadrati al Padiglione 9. Il programma è costruito intorno alle annate: domenica 12 aprile la «Montalcino ten-year Challenge 2011-2021» con il Master of Wine Gabriele Gorelli, lunedì 13 il focus sul Rosso di Montalcino, martedì 14 la masterclass «Illustrious Legacy», con vendemmie che risalgono al 1985. In assaggio nell’enoteca collettiva, più di 200 etichette.
Il Consorzio Vino Chianti allestisce al Padiglione 9 «La Casa del Chianti»: oltre 300 metri quadrati, 30 aziende con postazione propria, 221 etichette distribuite in quattro banchi per tipologia — Annata, Superiore, Riserva, Vin Santo. Il Consorzio del Chianti Classico occupa uno stand da 310 metri quadrati con 176 etichette in degustazione, dalle vendemmie 2016 alle 2024, e una serie di seminari già sold out, tra cui il workshop di Bruce Sanderson della rivista Wine Spectator sulla vendemmia 2016 a dieci anni dalla sua produzione.
Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano si concentra sulla nuova tipologia Pieve — dodici zone che richiamano il Catasto Leopoldino, prima annata in commercio la 2021 — con una masterclass lunedì 13 aprile e un seminario di enoturismo martedì 14. Il biologico vale già il 50% delle vendite in Italia e supera il 55% sull’export.
Il Consorzio Morellino di Scansano è all’Hall 9 stand B17 con 38 aziende e 53 vini. La novità è la menzione Superiore: rese più contenute, affinamento più lungo, posizionamento qualitativo alzato. Il Consorzio Montecucco Doc e Docg porta sei aziende al Padiglione 9 con 33 etichette, e segnala che oltre il 90% della produzione è certificata biologica.
L’Umbria si presenta al Padiglione D con 45 aziende sotto il cappello di Umbria Top Wines e il concept «Stili di Vite» — 1.700 metri quadrati, 40 appuntamenti, un’area lounge per content creator. Il Distretto di Qualità del Vino Umbro gestisce l’Enoteca nel padiglione regionale, con 22 aziende partecipanti e oltre 100 vini in degustazione. Sabato sera, «Umbria 100% — La Qualità che si sente» a Palazzo Verità Poeta, con la Fondazione Umbria Jazz.
Il Lazio porta alla 58ª edizione 61 realtà enologiche — 58 aziende e tre Consorzi (Roma Doc, Cesanese di Olevano Romano e Atina Dop) — in un padiglione da oltre 2.000 metri quadrati all’ingresso Cangrande. Il territorio conta 94 varietà di uve, di cui 37 autoctone, con 18.000 ettari vitati e una produzione annua intorno ai 730.000 ettolitri, prevalentemente bianchi. Cuore del programma sono le masterclass blind tasting in collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier: le etichette laziali vengono comparate con vini di riferimento nazionale o internazionale senza etichette visibili.
Adriatico e Sud
L’Abruzzo porta 97 aziende al Padiglione 12 con oltre 300 etichette. Il «Modello Abruzzo», in vigore dal 2024, ha semplificato il sistema con un’unica Igp «Terre d’Abruzzo» e ha introdotto la possibilità di indicare in etichetta le quattro province per le tipologie Superiore e Riserva. La masterclass sul Pecorino, martedì 14 aprile alle 14.30, è condotta da Cristina Mercuri, prima Master of Wine italiana. Il Cerasuolo d’Abruzzo inaugura il fuori salone alla Torre dei Lamberti, a 84 metri d’altezza, per tre giorni.
La Campania è il padiglione più esteso: 5.600 metri quadrati, circa 170 aziende, sei Consorzi di tutela riuniti in «Piazza Campania». Il filo conduttore 2026 è il legame con la Louis Vuitton 38th America’s Cup, in programma nel Golfo di Napoli nel 2027. Per la prima volta, un unico colore — il bianco — unificherà la grafica di tutte e cinque le province.

Il Consorzio Primitivo di Manduria al Padiglione 11 rinnova completamente lo stand con il claim «Tuteliamo un’eccellenza» e porta oltre 60 etichette tra Doc e Docg. L’Etna Doc è la storia di questo Vinitaly che viene dal Sud: 46 aziende, superficie espositiva superiore ai 430 metri quadrati, circa 400 vini in degustazione — la partecipazione più ampia nella storia del Consorzio fuori dall’isola. Il mercato statunitense vale oltre un terzo del fatturato complessivo delle aziende etnee, e nonostante i dazi regge. Cresce anche l’enoturismo: il vulcano attira un pubblico internazionale per la sua unicità geologica prima ancora che per il Nerello Mascalese. Domenica 12 aprile masterclass «Anima Vulcanica — dalla montagna dell’Etna all’isola di Pantelleria» in dialogo con la Doc Pantelleria. Assovini Sicilia, con 100 aziende associate, dedica la sua presenza al wine tourism con la conferenza «Viaggio in Sicilia: le nuove frontiere dell’enoturismo», lunedì 13 aprile alle 12.30.
Il Consorzio del Cannonau di Sardegna porta a Verona il progetto «Cannonau, vino giovane», realizzato con gli studenti dell’Ied di Cagliari e dell’Università di Cagliari: circa mille studenti, un anno di lavoro, quattro interpretazioni del vitigno presentate domenica 12 aprile nel Padiglione Sardegna.
I premi
Il 12 aprile, nella giornata inaugurale, vengono assegnati i premi Vinitaly 2026. Il Vinitaly Internazionale Award va a Lamberto Frescobaldi per l’Italia e ad Antonio Stopper per l’estero. Il Premio alla carriera — introdotto nel 2025 — è assegnato ad Attilio Scienza. Il Vinitaly Premio 100 anni d’eccellenza va a Valdo Spumanti e al Consorzio Tutela Bardolino, che festeggia un secolo di storia consortile. L’Osteria Gucci di Massimo Bottura riceve il Premio Vinitaly Miglior Format Ristorazione.
Vinitaly 2026, Veronafiere, 12-15 aprile. Fuori salone Vinitaly and the City dal 10 al 12 aprile nel centro storico di Verona.
