Il mercato cambia e i consumatori bevono meno ma meglio. Prosecco e bollicine guidano la ripresa mentre i rossi tradizionali faticano
Beviamo meno vino, ma lo scegliamo meglio. È questa la sintesi del 2025 per il settore vitivinicolo italiano, secondo quanto emerge dal bilancio del Consorzio Italia del Vino, che raggruppa 24 aziende da 18 regioni per un fatturato complessivo di oltre 1,5 miliardi di euro.
I numeri parlano chiaro: gli italiani continuano ad allontanarsi dal bicchiere quotidiano a tavola. Non è un crollo improvviso, ma un’erosione graduale e costante. Il vino diventa sempre più un prodotto per le occasioni speciali, non più la bevanda di tutti i giorni.
Cosa cercano i consumatori
Il cambiamento è soprattutto culturale. Il costo della vita pesa, certo, ma a guidare le scelte c’è anche una nuova sensibilità: si preferisce bere meno, ma bere meglio. «Il consumatore italiano medio sceglie con maggiore attenzione, premiando freschezza, versatilità e bevibilità», spiega Roberta Corrà, presidente del Consorzio.

Tradotto in pratica: bianchi, rosé e soprattutto spumanti vanno meglio dei rossi tradizionali. Non a caso il Prosecco continua a essere la locomotiva dell’export italiano, una scelta “comfort” che funziona anche quando l’economia è incerta.
I mercati esteri rallentano
Anche all’estero la situazione riflette le difficoltà del momento. Stati Uniti, Germania e Regno Unito – i tre principali mercati per il vino italiano – hanno registrato volumi in calo rispetto al 2024. Le cause? Inflazione persistente, distribuzione più cauta e l’introduzione dei dazi statunitensi sul vino europeo.
Ma anche qui vale la stessa regola: i prodotti più freschi e contemporanei tengono meglio. Le bollicine, ancora una volta, dimostrano di saper parlare al consumatore moderno.
Le prospettive per il 2026
Qualche spiraglio di ottimismo c’è. L’inflazione sta rallentando e alcuni mercati stanno smaltendo le giacenze accumulate. Per il 2026 si prevede un rimbalzo moderato della domanda, sempre trainato da bianchi e bollicine.

Ma servirà anche altro: una comunicazione più moderna, capace di intercettare fasce di consumatori più giovani. Per questo Italia del Vino ha lanciato la Wine Business Academy, un corso di alta formazione realizzato con Luiss Business School per preparare i manager del settore di domani. Il primo modulo si è appena concluso, e 18 studenti italiani più due stranieri inizieranno a gennaio uno stage nelle aziende del Consorzio.
L’Irpinia torna protagonista
Tra le novità del 2025 c’è anche il ritorno della Campania nel Consorzio con l’ingresso di Donnachiara, azienda fondata nel 2005 da Chiara Petitto e oggi guidata dalla figlia Ilaria. I vigneti sono a Montefalcione e Torre le Nocelle, nel cuore dell’areale del Taurasi, e la cantina è specializzata nelle tre grandi DOCG irpine: Fiano di Avellino, Taurasi e Greco di Tufo, oltre ad Aglianico e Falanghina.
Un segnale che il sistema Italia del Vino continua a crescere, puntando sulla rappresentanza territoriale e sulla valorizzazione delle denominazioni di qualità. Con la consapevolezza che il mercato è cambiato e che serve saper parlare una lingua nuova.
