Vino e spirits 2026: cosa ci aspetta secondo i distributori

Proposta Vini traccia le tendenze dell’anno: vermouth in crescita, champagne di fascia alta in calo e vini naturali sempre più ricercati

Il carrello della spesa racconta storie. E quando si tratta di vino e distillati, quelle storie parlano di gusti che cambiano, generazioni che si incontrano e bottiglie che escono dalla moda. A leggere questi segnali con particolare attenzione è Proposta Vini, uno dei maggiori distributori del settore in Italia con un portfolio di circa 4.000 etichette di vino e 600 referenze di spirits, costruito in oltre 40 anni di attività.

L’azienda di Pergine Valsugana (TN) ha chiuso il 2025 con un fatturato in leggero aumento (+1%), un dato che rispecchia un mercato sostanzialmente stabile ma con movimenti interessanti sotto la superficie. Secondo il fondatore Gianpaolo Girardi, per il 2026 si prevede una moderata crescita, con tendenze che vale la pena esplorare.

Champagne: il lusso accessibile batte quello estremo

Le bollicine francesi confermano un trend già emerso nel 2024: le etichette più costose continuano a perdere terreno. Non si tratta di una crisi dello champagne in sé, ma di una riorganizzazione dei consumi verso fasce di prezzo più accessibili. Il lusso estremo non convince più come prima.

Vini rossi: la lunga stabilizzazione

Dopo anni di calo, i rossi sembrano aver trovato un equilibrio. Nel 2025 la discesa si è rallentata e Proposta Vini ritiene che dopo questa fase di stabilizzazione il trend possa invertirsi.

Vino al ristorante

C’è però un’eccezione significativa: nella ristorazione, i grandi rossi come i Supertuscan e i tagli bordolesi continuano a perdere appeal. Due le ragioni principali: prezzi elevati e gradazioni alcoliche importanti che non incontrano più i gusti attuali. Il palato contemporaneo cerca leggerezza, anche nei rossi importanti.

Vini naturali: crescono, ma con più criterio

L’interesse per i vini naturali resta alto, ma si sta affinando. I consumatori sono sempre più attenti e selettivi: cercano vini naturali che però non presentino difetti. È finita l’epoca in cui “naturale” giustificava tutto. La motivazione di fondo resta legata alla salute e alla sostenibilità ambientale, ma la qualità organolettica non è più negoziabile.

Il grande ritorno del vermouth

È questa la vera scommessa di Proposta Spirits, la divisione dedicata ai distillati che nel 2025 ha registrato una crescita del 34%. Il vermouth, prodotto della tradizione italiana, sta vivendo una seconda giovinezza che secondo Antonio Beneforti, esperto selezionatore dell’azienda, è destinata a consolidarsi.

Il segreto sta nella sua versatilità generazionale: per gli over 50 rappresenta un ritorno alla tradizione del “vermuttino” torinese (con soda e scorza di agrumi), mentre i più giovani lo scoprono in versione moderna, allungato con tonica in stile gin tonic.

Ma c’è di più: il vermouth sta conquistando spazio anche a tavola, come alternativa ai vini da dessert. Il suo carattere speziato che bilancia la dolcezza lo rende interessante in abbinamento a fine pasto. E nella ristorazione non si limita più all’happy hour.

Il vantaggio? Fa da ponte tra il mondo dei liquori e quello del vino, risultando familiare ma nuovo allo stesso tempo. E per una generazione di giovani più attratta dalla mixology che dall’enologia classica, questo conta parecchio.

Il problema di fondo: si beve meno vino

Girardi non lo nasconde: «Da decenni il mondo del vino sta assistendo a una progressiva e continua diminuzione del consumo pro capite». Nella ristorazione e nell’hotellerie i numeri tengono, ma i giovani continuano a preferire altre bevande.

La speranza arriva dal riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Unesco: forse raccontare il vino attraverso la sua dimensione storico-culturale, il legame con il territorio e l’abbinamento con il cibo può fare la differenza. Valorizzare i vitigni storici e i prodotti artigianali potrebbe essere la chiave per riavvicinare chi oggi guarda altrove.

Il 2026 sarà un anno di moderata crescita, ma soprattutto di trasformazione. I consumi si spostano, si affinano, cercano nuovi equilibri. E chi distribuisce migliaia di etichette lo vede prima degli altri.

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