Cinque nuove varietà di Glera promettono di ridurre i trattamenti chimici in vigna mantenendo il gusto che conosciamo
Il Prosecco che berremo tra qualche anno potrebbe avere un segreto in più: uve capaci di difendersi da sole dalle malattie. Il 29 gennaio Vivai Cooperativi di Rauscedo presenta cinque nuove varietà di Glera – l’uva del Prosecco – progettate per resistere ai funghi che normalmente attaccano la vite. Tradotto in pratica: meno trattamenti chimici, più sostenibilità, e – sperano i produttori – lo stesso sapore a cui siamo abituati.
Cosa sono queste nuove uve
Non si tratta di OGM, ma di incroci mirati tra diverse varietà di vite. Sono quelli che in gergo tecnico si chiamano Piwi (dall’acronimo tedesco di “varietà resistenti alle malattie fungine”). Le cinque varietà presentate – con nomi tecnici come Glera-R-VCR-2, Glera-R-VCR-4 e così via – sono figlie della Glera tradizionale, ma con un sistema immunitario potenziato.
«La resistenza è garantita da almeno due o tre geni per ogni malattia», spiega Yuri Zambon, direttore di VCR. In pratica, queste viti sanno difendersi da peronospora e oidio, i due principali nemici delle vigne del Nord Est, senza bisogno di interventi massicci dall’esterno.

Il test del gusto
La domanda che interessa davvero a chi beve Prosecco è: che sapore hanno? Per rispondere, il prossimo 29 gennaio tecnici e produttori assaggeranno alla cieca spumanti prodotti con le nuove varietà insieme a quelli tradizionali. L’obiettivo è capire se si riescono a distinguere e quanto si avvicinano al profilo classico.
Secondo i responsabili del progetto, ogni varietà mantiene l’impronta della Glera originale ma con sfumature aromatiche diverse. Inoltre, ognuna si adatta meglio a territori specifici, una caratteristica che potrebbe tornare utile con i cambiamenti climatici in corso.
Perché ora
Il settore del vino sta cambiando rapidamente. Da un lato c’è il clima: temperature più alte, eventi estremi, nuove malattie. Dall’altro ci sono i consumatori, soprattutto quelli più giovani, sempre più attenti all’impatto ambientale di ciò che bevono.
Dal 2021 l’Unione Europea permette di usare i Piwi nelle denominazioni Doc. In Italia si sta lavorando per estendere questa possibilità anche alle Docg più prestigiose, come il Conegliano Valdobbiadene. I Consorzi del Prosecco stanno già collaborando allo sviluppo di queste varietà.
Dal laboratorio al bicchiere
Vivai Cooperativi Rauscedo lavora da anni su questo fronte. Nel suo palmares ci sono già oltre 530 cloni selezionati e 14 varietà resistenti sviluppate con l’Università di Udine. Quattro delle cinque nuove Glera vengono dai loro laboratori, una quinta è frutto della ricerca del Crea di Conegliano.
Il percorso per arrivare al mercato è ancora lungo: servono test in vigna, autorizzazioni, valutazioni sensoriali approfondite. Ma l’idea è chiara: offrire ai produttori un’alternativa concreta che permetta di ridurre i trattamenti chimici senza rinunciare alla qualità.
Il futuro è già qui?
Intanto l’azienda guarda anche oltre, alle Tea (Tecniche di Evoluzione Assistita), che potrebbero essere autorizzate in Europa già nel 2026. Si tratta di metodi ancora più precisi per modificare le caratteristiche delle piante, che secondo VCR potrebbero affiancare o integrarsi con gli incroci tradizionali.
Per i consumatori, il messaggio è semplice: il Prosecco di domani potrebbe essere più leggero per l’ambiente ma – promettono – altrettanto buono nel bicchiere.
