Italia sempre più rurale: Toscana leader con 5.800 strutture, Veneto insegue puntando su esperienze autentiche
La vacanza in agriturismo non è più una scelta di nicchia. I dati del 2026 confermano una tendenza ormai consolidata: sempre più italiani e stranieri scelgono di trascorrere le ferie tra vigneti, uliveti e fattorie. Ma dietro i numeri in crescita si nascondono anche sfide importanti che il settore deve affrontare.
La Toscana resta al comando
Con 5.874 strutture, la Toscana si conferma la regina indiscussa dell’agriturismo italiano. I numeri parlano chiaro: il 42% delle aziende è a conduzione femminile, il 20% è gestito da giovani under 40 e un agriturismo su quattro fattura oltre 200mila euro all’anno.
La permanenza media è di 3,8 giorni, con gli stranieri che rappresentano il 61,9% degli arrivi (oltre 1,3 milioni) e il 70% delle presenze totali, per un totale di 5,1 milioni di pernottamenti. Le province di Siena e Grosseto guidano la classifica regionale, rispettivamente con 1.320 e 1.285 strutture.
Ma non è tutto rose e fiori. «La burocrazia asfissia le nostre aziende, crea perdita di giornate di lavoro e di reddito», ha dichiarato Valentino Berni, presidente di CIA Toscana. Il settore chiede a gran voce semplificazione normativa, anche se i dati di resilienza sono incoraggianti: quasi la metà delle imprese che nel 2010 faceva agriturismo è ancora attiva nel 2020, contro il 38% delle altre aziende agricole.

Il Veneto insegue con i numeri giusti
Il Veneto non sta a guardare. Con 1.742 strutture e quasi 18.000 posti letto, la regione si piazza tra le prime posizioni nazionali e vanta un primato assoluto: è la prima in Italia per numero di fattorie didattiche.
Lucas Pavanetto, vicepresidente e assessore al Turismo della Regione Veneto, ha sottolineato come il settore sia in crescita anche su altri fronti: «Dal 2019 sono in aumento le aziende con attività di enoturismo e oleoturismo, che nel 2025 sono rispettivamente 410 e 44». Il Veneto punta inoltre su 41 fattorie sociali iscritte nell’elenco regionale, un segno che l’agricoltura multifunzionale sta diventando una realtà consolidata.
Cosa cercano davvero i turisti
I dati dell’Osservatorio del Turismo Regionale Veneto Federato mostrano un cambio di paradigma: la domanda turistica si orienta sempre più verso esperienze autentiche e sostenibili. Non basta più offrire un letto in campagna.
Solo un terzo degli agriturismi toscani offre soltanto alloggio. Gli altri hanno capito che la multifunzionalità paga: ristorazione (17,8%), trekking (17,6%), corsi di cucina (17,1%), degustazioni (14,9%), mountain bike (14,9%), escursioni (12,8%), fattorie didattiche (12,4%). L’elenco potrebbe continuare.
«Le esperienze devono essere lente, immersive, legate al paesaggio, al lavoro agricolo, alle comunità locali», ha spiegato Pavanetto. Non più nicchie, insomma, ma modelli capaci di rispondere a un turista più consapevole e meno interessato al mordi e fuggi.
Il problema della crescita
Tommaso Buffa, direttore nazionale di Turismo Verde, ha lanciato un avvertimento: «Ritengo che siamo arrivati al picco a livello nazionale». Le aziende agrituristiche devono ora fare i conti con costi energetici elevati, aumenti nelle materie prime agricole e difficoltà nel reperimento della manodopera.
La crescita numerica delle strutture potrebbe rallentare, ma questo non significa necessariamente un passo indietro. Anzi, potrebbe essere l’occasione per puntare sulla qualità, sulla differenziazione dei servizi e sulla capacità di fare rete tra territori.
Perché l’agriturismo funziona
L’agriturismo non è solo una moda passeggera. È uno dei pochi settori che garantisce reddito alle aziende agricole, mantiene vivo il territorio e contrasta lo spopolamento delle aree interne. Inoltre, contribuisce a governare i flussi turistici, alleggerendo la pressione sulle destinazioni già sovraccariche e valorizzando aree meno conosciute.
In Toscana, tra il 2010 e il 2020, sono nati 3.000 nuovi agriturismi. E la regione è diventata un punto di riferimento anche a livello normativo: «Da noi vengono dalla Francia, dal Portogallo, da altri continenti a studiare l’agriturismo toscano», ha dichiarato Elisa Del Pianta della Regione Toscana.
Toscana e Veneto guidano la classifica nazionale, ciascuna con i propri punti di forza. La Toscana ha i numeri più grandi e un’offerta consolidata, il Veneto punta su innovazione e diversificazione. Ma la vera sfida non è più tra regioni: è quella di rispondere a un turista che vuole autenticità, sostenibilità e significato. E che non ha più voglia di accontentarsi.
