Produzione +7,9%, export +19%, affettato in vaschetta +47%: il Cacciatore Dop chiude bene il 2025, ma i dazi Usa pesano sul 2026
Il Consorzio Cacciatore Italiano ha recentemente presentato i dati di produzione e vendita relativi al 2025: circa 4,2 milioni di chilogrammi lavorati, contro i 3,9 milioni dell’anno precedente, con un incremento del 7,9%. Le vendite sono cresciute del 5%, trainate da un export che ha segnato +19%, portando la quota estera dal 34% al 39% del totale certificato.
Sullo sfondo, però, si profila la variabile dazi: mentre i numeri celebravano un anno record, Washington stava già ridisegnando le tariffe sulle importazioni europee. Per i salumi italiani — tra i prodotti agroalimentari più esposti al mercato americano — i dazi introdotti dall’amministrazione Trump nel 2025 e in parte sospesi nei mesi successivi rimangono un’incognita strutturale per il 2026.
Il formato che ha fatto la differenza
La crescita export non è omogenea: la spinge, in modo decisivo, l’affettato in vaschetta, che nel 2025 ha registrato +47%. Il formato — disponibile in tagli da 60, 80 e 100 grammi — ha incontrato la domanda di praticità dei mercati esteri, dove il consumo di salumi si orienta sempre più verso monoporzioni pronte all’uso.
È un cambiamento nella struttura del prodotto, non solo nel suo posizionamento. Il salame non si vende più quasi esclusivamente alla forma intera o al taglio al banco: sempre più spesso arriva al consumatore finale già affettato, confezionato, con una shelf life calibrata per la grande distribuzione internazionale.
Germania prima piazza, UK a sorpresa
La Germania si conferma il primo mercato del Cacciatore Dop, con una quota sull’export totale passata dal 47% al 52%: più della metà delle esportazioni va oltre il Brennero. Il mercato tedesco cresce del 39%, dato che riflette una domanda consolidata di prodotti Dop italiani nella Gdo tedesca.

La sorpresa è il Regno Unito: +74%, crescita anomala rispetto agli altri mercati. La spiegazione è in parte tecnica: il programma promozionale europeo The EU FAB 6 Savour the PDO and PGI Wines and Deli Meats from Europe, cofinanziato dall’Unione Europea, ha incluso degustazioni nei supermercati britannici con vendita diretta in store. I risultati sembrano aver risposto.
Il dato UK va però letto con cautela. È una crescita trainata da un’iniziativa promozionale puntuale, non ancora da un radicamento strutturale del prodotto nella distribuzione britannica. E il mercato post-Brexit ha una sua complessità tariffaria: i prodotti Dop italiani nel Regno Unito non godono più del regime di tutela automatica dell’Unione Europea, il che rende ogni accordo commerciale bilaterale più rilevante di quanto non fosse prima del 2021. A seguire nella classifica export: Svizzera, Olanda, Belgio e Austria.
In Italia prevale la Gdo, ma il discount pesa
Sul mercato interno, i canali di vendita mostrano una distribuzione che dice qualcosa sulle abitudini di acquisto degli italiani. La grande distribuzione organizzata copre il 60% delle vendite, il discount il 34%, il normal trade il 6%. La quota discount — oltre un terzo del totale — è coerente con la pressione sui prezzi che caratterizza gli ultimi anni del mercato italiano e con la tendenza dei consumatori a cercare prodotti certificati anche nei formati più economici.
Il nodo dazi Usa nel 2026
I dazi americani sulle importazioni europee introdotti nel 2025 non compaiono nel comunicato del Consorzio, ma sono la variabile che rende questi numeri più complessi da interpretare. Gli Stati Uniti non figurano tra i primi mercati del Cacciatore Dop — la classifica dei Paesi di destinazione si ferma all’Europa —, ma i dazi hanno effetti indiretti sull’intero comparto dei salumi italiani: ridistribuiscono flussi commerciali, aumentano i costi di accesso e rischiano di compromettere investimenti promozionali già avviati.
Il 2025 si chiude con numeri solidi. Quanto il contesto geopolitico pesi sul 2026 dipenderà in parte dall’evoluzione delle trattative tra Unione Europea e Stati Uniti, e in parte dalla capacità dei mercati europei — Germania in testa — di assorbire volumi più alti senza correre ai ripari sulle condizioni commerciali.
