Risicoltura italiana in crisi: l’allarme di Natalia Bobba

La presidente dell’Ente Nazionale Risi lancia l’allarme: prezzi crollati e costi di produzione su del 50%, aziende al collasso

I listini del risone sono in caduta libera alle principali Borse merci della Pianura Padana (Vercelli, Novara e Mortara) e i costi di produzione hanno superato il 50% in più rispetto a pochi anni fa. Su questo scenario Natalia Bobba, presidente dell’Ente Nazionale Risi, ha scelto di rivolgersi pubblicamente all’intera filiera, chiedendo un patto di solidarietà tra chi coltiva e chi trasforma.

«La crisi che sta stringendo d’assedio le nostre aziende agricole ha raggiunto livelli di guardia non più sostenibili», ha dichiarato Bobba nel comunicato diffuso oggi. Il crollo dei prezzi colpisce tutto il settore senza distinzioni: dalle varietà di pregio come il Carnaroli e il Vialone Nano ai risoni del gruppo Lungo B, quelli più esposti alla concorrenza asiatica.

Natalia Bobba
Natalia Bobba

Lavorare sotto costo

Il nodo non è solo il mercato che scende. È la forbice che si apre tra ricavi e spese. Fertilizzanti, carburanti e agrofarmaci costano oltre il 50% in più rispetto a qualche anno fa; il risone viene ceduto alle Borse merci a prezzi già scesi a metà rispetto al biennio 2022-2023. In quegli anni, con le quotazioni al doppio di quelle attuali, nell’industria di trasformazione non si registrò alcun fallimento. Oggi, con la materia prima a buon mercato, sono le aziende agricole a rischiare la chiusura.

La differenza sta nella struttura del rischio. Un’industria di trasformazione può spalmare le perdite su un orizzonte pluriennale. Un’azienda agricola paga i fattori produttivi ogni stagione, affronta il clima, scommette su varietà che i trasformatori potrebbero non gradire. Due annate sbagliate di fila possono bastare.

Se le risaie diventano campi di mais

La conseguenza che Bobba descrive non è solo economica. Se coltivare riso smette di essere remunerativo, gli agricoltori convertono i campi: mais, soia, colture meno esigenti in termini di gestione idrica. Nella Pianura Padana le risaie regolano la falda freatica e ospitano specie animali e vegetali legate agli ambienti acquatici che in nessun altro contesto europeo trovano habitat comparabili. La bonifica di quegli ettari sarebbe irreversibile in tempi utili.

C’è poi la pressione strutturale delle importazioni asiatiche. Il regolamento Spg (Schema di Preferenze Generalizzate) consente a Cambogia e Myanmar di esportare riso nell’Unione europea senza dazi, mettendo i produttori italiani di fronte a concorrenti che operano con standard ambientali e del lavoro incomparabili. Il tentativo di introdurre in sede europea una clausola di salvaguardia più stringente si era concluso ad aprile con un nulla di fatto: gli emendamenti erano stati bocciati per soglie troppo alte. La filiera era uscita da Bruxelles con un presidio in meno.

Risaia in Lomellina
Risaia in Lomellina

Un tavolo, non più un’opzione

La proposta della presidente dell’Ente è precisa: contratti pluriennali che garantiscano una remunerazione equa a chi coltiva e certezze a chi trasforma. «Le logiche di corto respiro e le speculazioni stagionali danneggiano tutti, anche nel medio periodo», ha detto Bobba, rivolgendosi prima di tutto all’industria di trasformazione.

Alle Borse merci di Vercelli e Novara, intanto, i listini segnano ancora al ribasso. La nuova campagna parte con i conti già in rosso per molte aziende.

spot_img

Ultimi Articoli

A Pitigliano il libro di Biondi sulla storia del vino

Il 4 settembre la presentazione del volume di Angelo...

Ciliegie di montagna, bilancio positivo per Melinda-Vip

Melinda e Vip tracciano il bilancio della prima stagione...

Somalia, i tagli agli aiuti fanno crescere la malnutrizione

Sei milioni di persone in crisi alimentare, 205 centri...

Caldo estremo, il latte per il Parmigiano cala del 10%

Nel Nord Italia la produzione di latte scende per...