Pastorizia italiana: un miliardo di euro tra tradizione e futuro

La filiera ovicaprina vale oltre un miliardo l’anno: dalla Sardegna alle Alpi, un comparto che innova mantenendo le radici

La pastorizia italiana non è un museo a cielo aperto, ma un settore economico da oltre un miliardo di euro l’anno. Dietro questa cifra si nasconde una realtà complessa che attraversa tutta la penisola: 7 milioni di ovini, 900 mila caprini e 60 mila aziende attive che producono eccellenze riconosciute in tutto il mondo.

La geografia del latte e dei formaggi

La Sardegna rimane il cuore pulsante del comparto ovino italiano, con 3 milioni di capi (il 32% del patrimonio nazionale) e il 50% della produzione di latte ovino. È qui che nasce il 95% del Pecorino Romano DOP, che da solo vale 350 milioni di euro. Ma la pastorizia italiana è molto più di un’isola: l’Abruzzo mantiene viva la tradizione della transumanza UNESCO, la Toscana produce il rinomato Pecorino delle Crete, mentre la Sicilia vanta i natali della razza Comisana.

Forme di formaggio a stagionare
Forme di formaggio a stagionare

Sulle Alpi, gli alpeggi continuano a sfornare formaggi d’alta quota che conquistano i mercati internazionali. Complessivamente, il CREA stima una produzione annuale di oltre 600 mila tonnellate di latte ovino, destinate principalmente alla trasformazione in formaggi DOP.

Oltre il formaggio: diversificazione e innovazione

Il settore sta attraversando una fase di rinnovamento significativo. Negli ultimi anni, le aziende multifunzionali sono cresciute del 25%, con pastori che hanno ampliato la propria attività aprendo minicaseifici, agriturismi e laboratori didattici. Anche la lana, un tempo considerata un semplice scarto, sta trovando nuovi mercati nella moda e nell’industria tessile.

Questa diversificazione non è solo una strategia economica, ma anche una risposta alle sfide di un mercato in evoluzione. I pastori moderni combinano tecniche tradizionali con approcci innovativi, creando prodotti di nicchia ad alto valore aggiunto.

Il valore ambientale nascosto

La pastorizia italiana svolge un ruolo cruciale nella gestione del territorio che va oltre la produzione alimentare. Secondo ISPRA, oltre il 40% delle superfici pascolive ricade in aree Natura 2000, una rete ecologica europea creata per garantire la conservazione della biodiversità in Europa. I greggi contribuiscono alla prevenzione degli incendi, al contrasto del dissesto idrogeologico e al mantenimento di paesaggi aperti ricchi di biodiversità.

Questo aspetto ambientale acquisisce particolare importanza in un’epoca di cambiamenti climatici e abbandono delle aree interne. La presenza dei pastori rappresenta spesso l’unica forma di presidio territoriale in zone altrimenti destinate al degrado.

Gregge di pecore
Gregge di pecore

Le criticità del comparto

Non tutto è rose e fiori nel mondo della pastorizia italiana. Le crisi di mercato e le emergenze sanitarie mettono a dura prova il settore. La recente epidemia di dermatite nodulare contagiosa in Sardegna ha richiesto la vaccinazione di oltre 300.000 capi e un blocco della movimentazione per 26 mesi, evidenziando la vulnerabilità del sistema.

Le sfide principali riguardano la gestione sanitaria, la volatilità dei prezzi e la difficoltà di ricambio generazionale. Molte aziende faticano ad attrarre giovani, nonostante le opportunità offerte dal settore.

Prospettive future

Il futuro della pastorizia italiana passa attraverso la capacità di coniugare tradizione e innovazione. L’attenzione crescente dei consumatori verso prodotti locali e sostenibili offre opportunità interessanti, così come la valorizzazione dei prodotti DOP sui mercati internazionali.

Eventi come Cheese 2025, organizzato da Slow Food a Bra dal 19 al 22 settembre, dimostrano l’interesse crescente verso il latte crudo, i formaggi artigianali e le razze locali. Sono occasioni importanti per far conoscere un settore che rappresenta molto più di una semplice attività economica: un presidio di cultura, biodiversità e vita rurale che caratterizza il paesaggio italiano da millenni.

La pastorizia italiana si trova oggi a un bivio: può rimanere ancorata al passato o trasformarsi in un settore moderno e competitivo, mantenendo però le proprie radici identitarie. I numeri suggeriscono che la seconda strada sia quella più promettente.

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