Oro Bianco a Roncofreddo: formaggi e territorio in festa

La prima edizione della manifestazione ha portato casari, cuochi e visitatori nel borgo romagnolo per celebrare i latticini dell’Emilia-Romagna

Il centro storico di Roncofreddo (FC) è stato trasformato in un laboratorio a cielo aperto dedicato ai formaggi lo scorso 19 ottobre. “Oro Bianco”, la prima festa-mercato dei latticini dell’Emilia-Romagna, ha riunito produttori, ristoratori e appassionati in una giornata che ha dimostrato come la gastronomia possa diventare strumento di valorizzazione territoriale.

Un progetto che nasce dal basso

L’iniziativa è partita da un’intuizione condivisa: le terre a monte della via Emilia hanno un potenziale enogastronomico che merita di essere raccontato in modo nuovo. Quattro associazioni – Il Lavoro dei Contadini, Tempi di Recupero, Slow Food Comitato Regionale Emilia-Romagna e CheftoChef emiliaromagnacuochi – hanno dato vita all’Areale gastronomico “I Rubiconi”, un progetto che mette in rete agricoltori, vignaioli, trasformatori e ristoratori delle colline romagnole.

Oro Bianco formaggi in degustazione
Oro Bianco formaggi in degustazione

“Oro Bianco” è stato il battesimo pubblico di questo areale, pensato come evento gemello de “Le Faentine” e sostenuto dal Comune di Roncofreddo. «Il territorio ne ha bisogno», ha dichiarato la sindaca Sara Bartolini, sottolineando l’importanza di mettere al centro le eccellenze locali.

I protagonisti della giornata

In piazza sono arrivati oltre venti caseifici, da Albareto a Zocca, passando per Sogliano, Modigliana e San Leo. Tra loro, diversi Presìdi Slow Food: la Vacca Bianca Modenese, il Raviggiolo, i formaggi dei Prati Stabili, la Vacca Cabannina. Una selezione che ha permesso ai visitatori di scoprire produzioni artigianali e naturali, spesso a latte crudo, che raccontano storie di pascoli, stagionalità e saperi antichi.

La giornata è iniziata con il tradizionale taglio a ruota del Parmigiano-Reggiano offerto dal Consorzio, un gesto simbolico che Igino Morini, formatore del Consorzio, ha accompagnato con aneddoti sulla storia del formaggio più famoso d’Italia. Sul palco, il fulesta Sergio Diotti ha recitato l'”Alfabet del bon furmai” di Giulio Cesare Croce, recuperando una dimensione popolare e letteraria del formaggio.

La cucina e gli abbinamenti

Tre chef di CheftoChef emiliaromagnacuochi – Emilio Barbieri (Strada Facendo, Modena), Davide Grumbianin (Benso, Forlì) e Giorgio Clementi (Osteria dei Frati, Roncofreddo) – hanno proposto piatti che accostavano formaggi locali e pesce dell’Adriatico, in collaborazione con Ecopesce di Cesenatico. Un dialogo tra mare e collina coordinato da Carla Brigliadori, che ha dimostrato come il formaggio possa essere ingrediente versatile anche in preparazioni meno scontate.

Il gruppo degli chef di CheftoChef
Il gruppo degli chef di CheftoChef

Accanto agli chef, hanno partecipato l’Osteria dei Presìdi Slow Food, la Macelleria Bernabini e la Piadineria Dema’, mentre altri ristoratori della zona – dall’Osteria di Montecodruzzo alla Trattoria dell’Autista, dall’Osteria Tera a OSSTERIA! – hanno inserito nei loro menù del weekend un “piatto all’oro bianco”.

I formaggi sono stati accompagnati da vini selezionati da Mauro Giardini, che ha scelto etichette del movimento Slow Wine: dalle cantine del territorio come Areale di Montecodruzzo e Podere La Grotta, fino a produzioni emiliane come Vigna Cunial e Cantina Paltrinieri. Due postazioni hanno permesso ai visitatori di degustare i vini a calice, esplorando abbinamenti classici e più arditi.

Gli incontri: dalla salute alle fotografie

Oltre a mercato e degustazione, la manifestazione ha offerto un ricco programma culturale curato da Ermanno Spina e Massimo Suozzi. Il medico nutraceutico Marco Brancaleoni e il professor Massimiliano Petracci dell’Università di Bologna hanno esplorato il legame tra formaggi, salute e gusto, sfatando alcuni miti sui latticini.

Carlo Cleri di Slow Food ha condotto un’analisi sensoriale comparativa tra Parmigiano-Reggiano e Grana Padano, guidando i partecipanti alla scoperta delle differenze organolettiche tra i due formaggi.

Davide Alberti del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e Andrea Casalini, casaro urbano di Faenza, hanno parlato delle scuole casearie, luoghi di trasmissione di competenze tecniche e visioni sul futuro dell’allevamento e della trasformazione.

Tra le iniziative collaterali, è partito un progetto fotografico curato da Marco Della Pasqua: un archivio regionale dei casari e degli allevatori dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo è documentare volti, gesti e luoghi di chi trasforma il latte, costruendo una memoria visiva del settore caseario regionale.

Il pubblico e le prospettive

Centinaia di persone hanno visitato Roncofreddo durante la giornata. Produttori, visitatori e addetti ai lavori hanno apprezzato la qualità della proposta e l’atmosfera di scambio che si è creata tra gli stand e durante gli incontri.

«È stata una giornata che ha mostrato come imprese, istituzioni e associazioni possano dialogare attorno a un prodotto simbolo della nostra terra», ha commentato Sergio Diotti, coordinatore de “I Rubiconi”. «Un’esperienza che trasforma il mercato in coscienza di luogo e la gastronomia in cultura condivisa».

Ermanno Spina, in rappresentanza del Comitato Regionale Slow Food Emilia-Romagna, ha sottolineato l’importanza di accorciare la filiera: «Per la prima volta alcune associazioni, enti locali e imprese insieme a esperti del settore caseario propongono una selezione di caseifici locali per rendere più accessibili prodotti buoni, puliti e giusti».

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