Come l’Aceto Balsamico di Modena sta costruendo un movimento turistico intorno a tradizione, gusto e territorio emiliano
Un prodotto da 350 milioni di euro, ma solo 1 italiano su 10 ne ha visitato nei luoghi di produzione. Eppure il 62% dei turisti vorrebbe farlo. È il paradosso dell’Aceto Balsamico di Modena, eccellenza riconosciuta ma ancora poco esplorata come esperienza di viaggio.
La ricerca condotta Roberta Garibaldi con l’Università di Bergamo a luglio 2025 racconta una storia interessante: l’85% degli italiani conosce l’Aceto Balsamico di Modena IGP o il Tradizionale DOP, ma la distanza tra notorietà del prodotto e fruizione turistica rimane ampia. Un gap che rappresenta però un’opportunità concreta per il territorio modenese.
Il turista che c’è già (ma è ancora pochi)
Chi ha visitato un’acetaia lo ha fatto principalmente per curiosità (25%) o per conoscere meglio il prodotto (17%). L’esperienza più comune è la visita con degustazione (32%), ma emergono richieste più articolate: corsi di cucina (26%), degustazioni professionali (23%), pairing con formaggi e altri piatti (18%).

Ciò che colpisce di più i visitatori? Gusto, sapore e qualità superano il 40% delle risposte. Seguono tradizione, convivialità e passione. Non è solo una questione di palato, ma di esperienza complessiva che intreccia sensorialità e identità culturale.
Un dato curioso: queste visite si integrano spesso con gli eventi della Motor Valley (23%) e lo sport (29%), creando itinerari ibridi che vanno oltre il perimetro enogastronomico tradizionale.
Dove si informano (e cosa cercano)
Instagram, TikTok e YouTube dominano le fonti di ispirazione, con percentuali tra il 23% e il 30%. Il passaparola resta importante (20%), ma meno determinante rispetto ad altri settori turistici consolidati. Emerge anche l’intelligenza artificiale come strumento di pianificazione (17%), segnale di come si stiano trasformando le modalità di ricerca.
Il mercato potenziale: 62% di interesse inespresso
Qui si apre lo scenario più interessante. Quasi due turisti su tre dichiarano interesse per esperienze legate all’aceto balsamico. Cosa vorrebbero fare? Soprattutto esperienze culinarie nei ristoranti (57%), degustazioni professionali (54%), corsi di pairing (51%) e di cucina (50%).
Il confronto con ciò che viene effettivamente fruito oggi rivela margini di sviluppo significativi: +33% per i corsi di pairing, +31% per le degustazioni professionali, +29% per pranzi e cene tematiche.
Non solo acetaia: cosa cercano davvero
La ricerca evidenzia cinque aspetti che i turisti desiderano approfondire riguardo all’aceto balsamico: i benefici per la salute (59%), l’esperienza multisensoriale (56%), la storia e le tradizioni produttive (55%), gli usi innovativi come cocktail e dessert (55%), e l’incontro diretto con i produttori (47%). Inoltre, l’aceto balsamico non viene percepito come un’esperienza isolata. Il 59% dei turisti lo associa alle visite ai caseifici del Parmigiano Reggiano, il 53% ai castelli modenesi e il 44% al patrimonio romanico.
Il 57% dei turisti non vorrebbe superare i 20 euro per una visita base in acetaia. Ma il 14% è disposto a pagare oltre 60 euro per proposte a maggior valore aggiunto. Due mercati distinti che richiedono offerte differenziate: accessibilità da un lato, esclusività e personalizzazione dall’altro.

Cinque tribù di turisti
La ricerca individua cinque profili di viaggiatori enogastronomici, ognuno con motivazioni uniche.
Innanzitutto, i Ricercatori, che rappresentano il 42% del campione, sono alla ricerca di autenticità e desiderano entrare in contatto con la comunità locale. Seguono i Festaioli, pari al 23%, che vedono l’enogastronomia come un’occasione per socializzare e divertirsi.
Al terzo posto troviamo gli Intellettuali, che costituiscono il 19% dei viaggiatori enogastronomici. Per loro, il viaggio è un’opportunità per arricchire il proprio bagaglio culturale attraverso esperienze culinarie.
I Figli dei Fiori, che rappresentano il 12%, collegano cibo e benessere psico-fisico, cercando un equilibrio tra piacere e salute.
Infine, gli Edonisti, che rappresentano il 4% del campione, sono alla ricerca di esperienze esclusive e di lusso, privilegiando la qualità e l’unicità.
Il paradosso da risolvere
L’Aceto Balsamico di Modena gode di un’anomalia: altissima notorietà, consumi consolidati, ma capacità di distinguere un prodotto autentico da uno contraffatto ferma al 35%. Solo il 44% valuta attentamente origine, etichetta e invecchiamento al momento dell’acquisto.
Questa fragilità nella conoscenza del prodotto diventa però un’opportunità per il turismo: visitare un’acetaia può trasformare un consumatore generico in un acquirente consapevole.
Costruire un movimento turistico
I numeri della ricerca indicano una strada: c’è domanda, c’è interesse, ma manca ancora un’offerta strutturata e comunicata in modo efficace. Il turismo enogastronomico vale oltre 40 miliardi in Italia, e l’aceto balsamico ha tutti gli elementi per ritagliarsi uno spazio significativo.
Serve lavorare su tre fronti: ampliare le tipologie di esperienza (più corsi, più pairing, più innovazione), rafforzare la presenza sui canali visual dove i turisti si informano, integrare l’offerta con altri attrattori del territorio.
Il territorio modenese ha la materia prima. Ora deve tradurla in esperienza memorabile per quel 62% di turisti che dichiarano interesse ma non hanno ancora prenotato. La differenza tra un condimento e una destinazione turistica passa da qui.
