Olivi in Toscana in crisi: perso il 40% degli oliveti in 40 anni

Abbandono dei terreni, metodi obsoleti e filiera frammentata: il piano nazionale e la modernizzazione per rilanciare l’olio toscano, tra eccellenze e sfide globali

Negli ultimi quarant’anni, la provincia di Firenze ha registrato una drastica riduzione del 40% delle superfici agricole destinate alla coltivazione degli olivi. Questo allarmante dato emerge da una ricerca commissionata dalla Fondazione CR Firenze e presentata in aprile durante l’evento “L’olivicoltura dell’area periurbana fiorentina”, organizzato dall’Unione Agricoltori di Firenze. Lo studio, curato dal professor Alessandro Pacciani e dalla dottoressa Daniela Toccaceli del Laboratorio Gaia Innova, ha evidenziato le criticità di un settore che, nonostante produca eccellenze, fatica a rimanere competitivo.

Un settore identitario in declino

L’olivicoltura toscana, profondamente radicata nel paesaggio e nella tradizione agricola della regione, oggi si trova a fronteggiare sfide strutturali significative. Nella sola area fiorentina, su 2.495 aziende agricole attive, ben 2.185 coltivano olivi, contribuendo all’11% della produzione totale di olio in Toscana. Tuttavia, come sottolineato da Tommaso Miari Fulcis, presidente della Sezione Olivicoltura dell’Unione degli Agricoltori di Firenze, «un modello di coltivazione arcaico e una filiera disorganizzata hanno reso il settore scarsamente competitivo».

Olivi
Olivi

Le cause del declino

Tra i fattori che hanno contribuito a questo declino vi sono:

  • Metodi di coltivazione obsoleti: molte aziende continuano a utilizzare tecniche tradizionali, poco efficienti e costose.
  • Frammentazione della filiera: la mancanza di coordinamento tra aziende e frantoi riduce la capacità di competere sui mercati internazionali.
  • Abbandono dei terreni: l’assenza di politiche di sostegno ha spinto molti agricoltori a lasciare incolte aree un tempo dedicate agli olivi.

Le proposte per il rilancio

Per invertire questa tendenza, istituzioni e operatori del settore chiedono interventi mirati:

  1. Piano nazionale per l’olivicoltura: Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione Toscana, ha proposto al governo un piano specifico per valorizzare il settore, con misure paesaggistiche e culturali. «L’olio toscano ha proprietà nutraceutiche importanti e va promosso come il vino», ha dichiarato.
  2. Modernizzazione degli impianti: rinnovare oliveti e frantoi per aumentare efficienza e qualità.
  3. Coordinamento della filiera: creare strumenti per migliorare l’organizzazione tra aziende, anche alla luce del nuovo piano olivicolo in elaborazione dal Ministero dell’Agricoltura (Masaf).
  4. Promozione del prodotto: differenziare l’olio fiorentino sul mercato, puntando sulla qualità e sulla sostenibilità.
Olivi particolare
Olivi particolare

Le istituzioni si mobilitano

Il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra ha ribadito l’impegno del governo: «Il Piano olivicolo nazionale punta a rilanciare il settore attraverso investimenti, ricerca e innovazione». Intanto, Confagricoltura Firenze chiede politiche ad hoc per sostenere gli imprenditori che credono in questa coltura simbolo del territorio.

L’olivicoltura toscana è a un bivio: senza interventi urgenti, rischia di perdere ulteriore terreno, con conseguenze irreversibili per il paesaggio e l’economia locale. Tuttavia, con il giusto mix di innovazione, coordinamento e promozione, il settore potrebbe tornare a essere un’eccellenza non solo italiana, ma mondiale.

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