Petra rilancia la Costa Toscana con un nuovo progetto a 400 metri sul mare. E rivoluziona la vendemmia del vitigno bianco
Dimenticatevi il Vermentino “abbronzato”, quello che arriva in bottiglia dopo che il sole toscano ha fatto il suo lavoro forse un po’ troppo bene. A Montebamboli, sulle colline che guardano il mare da 400 metri di altitudine, stanno facendo qualcosa di diverso: raccolgono solo gli acini verdi, quelli che maturano più lentamente, con un’idea precisa in testa. Recuperare l’identità storica di questo vino bianco.
È il nuovo capitolo della storia di Terra Moretti, il gruppo della famiglia che 25 anni fa ha costruito Petra, la cantina a forma di ziggurat disegnata da Mario Botta a Suvereto, in provincia di Livorno. Stavolta però il protagonista non è l’edificio-icona, ma un terrazzo vitato nel Parco naturale dei Montioni, circondato da 7.000 ettari di macchia mediterranea.

Un master of wine tra le querce da sughero
A guidare il progetto è Andrea Lonardi, uno dei tre master of wine italiani. Quando è arrivato nel 2024, ha capito subito che Montebamboli aveva qualcosa di speciale: aria più chiara, maturazione più lenta, luce più netta. E soprattutto vento, tanto vento. “Un terrazzo vitato ricco di querce da sughero e super ventilato”, lo descrive lui stesso.
Insieme agli agronomi della scuola di Marco Simonit, Lonardi ha messo a punto questa vendemmia rivoluzionaria del Vermentino. Non più uve mature al punto giusto o oltre, ma una selezione degli acini ancora verdi all’interno del grappolo. Un approccio che vuole ridare al vino l’identità che aveva prima che il cambiamento climatico accelerasse tutto.
Petra cerca un nuovo equilibrio
Il progetto Montebamboli nasce anche da una riflessione su Petra stessa. «Petra è una sopravvissuta a un modello del Duemila dei vini di taglio bordolese dalle sensazioni mediterranee, i cosiddetti “figli del Sassicaia”», spiega Lonardi senza giri di parole. «Oggi probabilmente si regala un futuro migliore».
Le uve di Montebamboli vengono vinificate proprio a Petra, dove la tecnologia permette un controllo preciso delle singole parcelle. Ma il cuore del progetto resta lassù, in quota, nel rapporto tra vigneto, altitudine e paesaggio.
Non solo Vermentino
Oltre al Vermentino verde, a Montebamboli producono anche Cabernet Franc e una versione “costiera” del Grenache. Tre vini che raccontano la Costa Toscana da un punto di vista diverso, letteralmente dall’alto.
«Io e mio padre siamo molto felici che Andrea Lonardi abbia raccolto questo testimone», dice Francesca Moretti, vicepresidente della holding ed enologo di Bellavista (l’altra cantina di famiglia, in Franciacorta). L’intuizione originale era stata di Vittorio Moretti, il Cavaliere del lavoro che ha comprato e piantato queste vigne nel 2005.
Il vitigno dai mille nomi
Il Vermentino è uno di quei vitigni che cambiano nome a seconda di dove si trovano: Pigato in Liguria, Rolle in Provenza, Vermentino in Toscana e Sardegna. A Montebamboli stanno cercando di tirarne fuori la versione più autentica possibile, quella che il territorio a 400 metri sul mare può esprimere meglio.
Per farlo, secondo Lonardi, serve anche un cambio stilistico: «Utilizzando il legno nuovo a media tostatura si ottiene un vino di grandissima piacevolezza olfattiva».
Il cambiamento climatico impone nuove scelte anche in cantina, non solo in vigna.Una vigna che guarda il mare e prova a raccontare la Toscana in modo diverso.
