L’esperienza di Nairobi, Tripoli e Alessandria dimostra come la vendita diretta possa rafforzare la sicurezza alimentare
Mentre l’Africa affronta una grave crisi alimentare che colpisce oltre 280 milioni di persone, un’esperienza pilota in tre città offre spunti interessanti. I mercati contadini di Nairobi, Tripoli e Alessandria, nati dal progetto Mami (Mediterranean and African Markets Initiative), mostrano come la vendita diretta possa essere una soluzione pratica per rafforzare i sistemi alimentari locali.
I risultati dell’indagine, presentata ad Addis Abeba durante un vertice delle Nazioni Unite, parlano di un modello che funziona: quasi tutti gli agricoltori coinvolti hanno aumentato i guadagni, con il 46,7% che registra incrementi tra il 10% e il 20%, e il 24,4% che supera il 20%.

Più cibo, meno sprechi
In un continente dove gli sprechi alimentari aggravano la carenza di cibo, i dati sono significativi. Solo il 2,2% degli agricoltori dei mercati contadini è costretto a buttare prodotti invenduti. Il 25% vende tutto durante il mercato, mentre gli altri trasformano, conservano o utilizzano i rimanenti per il consumo familiare.
La diversificazione produttiva è un altro elemento chiave: oltre il 50% degli agricoltori ha introdotto nuove varietà colturali, aumentando la disponibilità di alimenti diversi. Il 49% ha avviato attività di trasformazione, creando prodotti a maggior valore aggiunto e riducendo le perdite.
Un’alternativa alle grandi catene
I mercati contadini rappresentano un’alternativa concreta al dominio delle grandi catene di distribuzione, spesso inaccessibili per le fasce più povere della popolazione. Come sottolinea l’indagine, una rete diffusa di mercati locali riesce a raggiungere anche i segmenti più fragili, garantendo accesso a prodotti freschi e locali.

Il progetto Mami, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano e realizzato dal Ciheam di Bari con la World Farmers Markets Coalition e Campagna Amica, punta proprio su questo: sviluppare mercati contadini in Africa e nel Mediterraneo attraverso assistenza tecnica e formazione.
Prospettive di crescita
I numeri mostrano l’interesse degli agricoltori per questo modello. Il 75% intende ampliare la gamma di prodotti e partecipare a più mercati. Circa il 50% ha espresso interesse per attività formative sulla multifunzionalità dell’agricoltura, segno di una forte propensione all’innovazione.
Secondo Carmelo Troccoli, direttore generale della World Farmers Markets Coalition, il modello può essere replicato in altri paesi africani. I mercati contadini non sono solo canali di vendita, ma strumenti per valorizzare le economie locali, preservare la biodiversità e costruire sistemi alimentari più resilienti.
In un continente che lotta contro la fame, questa esperienza dimostra che soluzioni dal basso, basate sul rafforzamento delle filiere locali, possono fare la differenza. Non è la panacea, ma un tassello importante per costruire una maggiore sicurezza alimentare.
