Il 9 giugno inaugura il Chocolate Shop in Via Roma, mentre al Tar Lazio apre un fronte sul disciplinare Igp Giandujotto di Torino
Dal 9 giugno a Torino apre un nuovo indirizzo per il cioccolato: Lindt Italia inaugura il proprio Chocolate Shop in via Roma, nel tratto pedonale che collega piazza Castello a piazza Carlo Felice. È il primo punto vendita del marchio svizzero nel capoluogo piemontese. Pochi giorni prima dell’inaugurazione, però, la stessa società ha depositato ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento con cui il Ministero dell’Agricoltura ha trasmesso alla Commissione Europea il disciplinare per il riconoscimento dell’Igp «Giandujotto di Torino». La città della cioccolata accoglie il brand con le vetrine aperte e le carte bollate già protocollate.
Il nuovo negozio: Pick&Mix, Chocolate Bar e gelato
Il Chocolate Shop si sviluppa su tre aree distinte. La più ampia è dedicata all’esposizione: praline, tavolette, confezioni regalo e proposte stagionali con possibilità di personalizzazione. Al centro campeggia il Pick&Mix, il banco dove il cliente compone e pesa la propria selezione scegliendo tra decine di referenze. Sul fondo, il Lindt Chocolate Bar serve bevande al cioccolato, caffetteria e, in esclusiva rispetto alla distribuzione ordinaria, il gelato artigianale Lindt.
Per l’inaugurazione il Maître Chocolatier Mattia ha realizzato una pralina dedicata alla città, con riferimento esplicito alla tradizione cioccolatiera locale. Nei fine settimana del 13-14 e del 20-21 giugno una city bike brandizzata percorrerà il centro distribuendo gadget e volantini per ritirare un omaggio in negozio.
«Questa apertura rappresenta una tappa del nostro percorso di crescita retail» ha dichiarato Francesca Bernasconi, retail director di Lindt Italia. La scelta di Torino segue quella di Milano, Roma e Firenze nella strategia di espansione del formato Chocolate Shop nei centri urbani ad alta frequentazione.

Il fronte giuridico: il ricorso al Tar
A poche ore dall’annuncio dell’apertura, però è arrivata la notizia del ricorso. Lindt & Sprüngli, che dal 2022 ha incorporato la storica azienda torinese Caffarel, ha impugnato davanti al Tar del Lazio il decreto ministeriale del 23 marzo 2026, con cui il Ministero dell’Agricoltura aveva chiuso la fase nazionale dell’opposizione e avviato il passaggio del fascicolo a Bruxelles per l’esame comunitario.
Il punto di conflitto è la sovrapponibilità tra la nuova denominazione protetta e il marchio registrato da Caffarel nel 1972 e regolarmente rinnovato: «Gianduia 1865 — L’autentico Gianduiotto di Torino». Le argomentazioni del ricorso sono le stesse già sollevate in sede amministrativa e che il Ministero aveva esaminato e respinto, ritenendo sufficienti le controdeduzioni presentate dal Comitato Giandujotto di Torino, organismo che riunisce oltre 40 imprese piemontesi del settore.
La posizione di Caffarel: tutela del marchio, non opposizione all’Igp
Dalla nota diffusa da Caffarel emerge una distinzione che vale la pena sottolineare. L’azienda di Luserna San Giovanni, riconosciuta come l’inventrice del gianduiotto, precisa di non voler contestare il riconoscimento dell’Igp in sé, ma di agire «al solo fine di ottenere certezza giuridica su una protezione piena e stabile del proprio marchio». Il disciplinare attuale, sostiene Caffarel, prevede una tutela limitata del marchio denominativo per soli 15 anni: un termine che l’azienda considera insufficiente. «Il ricorso non intende rallentare né ostacolare il processo dell’Igp» si legge nella nota, «ma assicurare una convivenza chiara tra il riconoscimento dell’Igp e il marchio di Caffarel».
La distinzione, formalmente corretta, non ha convinto tutti. Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino, ha commentato: «Il nuovo ricorso della multinazionale Lindt & Sprüngli è un attacco al sistema delle piccole produzioni agroalimentari della nostra città e del territorio».
Cosa rischia la procedura europea
Le conseguenze non sono solo reputazionali. L’articolo 16 del Regolamento Ue 2024/1143 prevede la possibilità che la Commissione Europea sospenda l’esame della domanda di registrazione in attesa della pronuncia del giudice nazionale. Il Tar Lazio dovrà stabilire se il decreto ministeriale del 23 marzo era legittimo. L’udienza non è ancora stata fissata, il che rende impossibile stimare i tempi.
Il gianduiotto attende dunque su due fronti: quello commerciale, con Lindt che punta sul retail di fascia alta nella città che ha inventato il prodotto, e quello istituzionale, dove lo stesso gruppo frena, almeno in via giudiziaria, il riconoscimento europeo che decine di produttori locali chiedono da anni.
