La Colombera e il Timorasso che rinacque dalle cenere

Dalle colline di Tortona, la storia di un vitigno dimenticato salvato da un gruppo di visionari negli anni Novanta

C’è stato un tempo in cui nessuno voleva il Timorasso. Troppo capriccioso, poco produttivo, difficile da gestire. Negli anni Ottanta, di questo vitigno bianco nei Colli Tortonesi rimanevano solo pochi ettari sparsi, reliquie di un’agricoltura che guardava ormai altrove. Poi arrivò un gruppo di produttori testardi che decisero di invertire la rotta. Tra loro, una giovane enologa di nome Elisa Semino.

Novant’anni di storia contadina

La Colombera, cascina sulle colline di Vho, frazione di Tortona, ha una storia che parte da lontano. Nel 1937 i bisnonni Pietro e Maria affittano il terreno e coltivano grano, ceci, erba medica. I vigneti? Pochi filari per il vino di casa, quello che i contadini bevevano a tavola. Dopo la guerra arrivano i primi trattori e qualche investimento, ma è solo negli anni Ottanta che Piercarlo, della terza generazione, decide di fare sul serio: smette di vendere le uve e comincia a vinificare in proprio.

La svolta vera arriva però negli anni Novanta, quando entra in scena Elisa Semino, enologa formata alla scuola di Attilio Scienza. Insieme a Walter Massa, Claudio Mariotto, Luigi Boveri e Francesco Ferrari, Elisa entra in un gruppo che aveva un obiettivo preciso: far rinascere il Timorasso.

Elisa Semino
Elisa Semino

Il vitigno che sembrava perduto

Il Timorasso è originario del Piemonte Sud Orientale e per secoli è stato coltivato nel tortonese. Nel Novecento, però, i viticoltori l’avevano abbandonato in favore di uve più generose in termini di resa. Rimanevano solo alcune vigne vecchie, quasi dimenticate. Quel gruppo di produttori capì che i Colli Tortonesi avevano bisogno di un vitigno identitario, qualcosa che raccontasse il territorio in modo unico. Decisero di reimpiantare il Timorasso nelle parcelle più adatte e di studiarne le caratteristiche in vigna e in cantina.

Il risultato? Un bianco strutturato, con un’acidità marcata e una capacità di evoluzione straordinaria. Fiori bianchi e agrumi nei primi anni, poi note minerali, di pietra focaia, accenni di idrocarburo e resina man mano che invecchia. Un vino verticale, complesso, che con il tempo diventa sempre più intrigante.

Tre vigneti, tre caratteri

Il primo Timorasso della Colombera è il “Derthona”, in commercio dal 2000. Le uve arrivano da vigneti tra Vho, Cascina Macchetta e Sarezzano, su terreni argillosi che riflettono la varietà del territorio. Vinificazione e affinamento in acciaio.

Poi sono arrivati i cru. Il “Montino” nasce da un vigneto impiantato nel 1997 a circa 250 metri di altitudine, di fronte alla cascina. Terreni argillosi calcareo-marnosi con intrusioni di arenarie e tufi. Un Timorasso in purezza, pensato per invecchiare in bottiglia.

Nel 2016 Elisa individua un altro posto speciale: la collina di Santa Croce, a Sarezzano, dove un’antica cava di calce ha lasciato suoli chiarissimi, ricchi di carbonati e sassi bianchi. Qui nasce il “SantaCroce”, vinificato in parte in acciaio e in parte in tonneaux di acacia. La differenza tra i due cru? A Vho le argille danno struttura ed equilibrio, a Santa Croce i terreni calcarei donano la mineralità.

La Colombera - vigneti di Timorasso
La Colombera – vigneti di Timorasso

Lavorare il Timorasso non è semplice

Il Timorasso è un vitigno esigente. Ha molta vigoria, richiede potature precise e rese contenute. Preferisce i suoli calcareo-argillosi delle colline tortonesi e matura tardi, quindi servono esposizioni soleggiate e una gestione attenta della chioma. Grappoli medi e compatti, acini rotondi con buccia spessa. In cantina dà mosti ricchi, zuccherini, con acidità alta e buon contenuto minerale.

Alla Colombera il lavoro in vigna segue un approccio organico (non certificato): solo rame e zolfo, niente diserbanti, tutto fatto a mano dalla potatura alla raccolta. In cantina l’unico intervento sistematico è l’aggiunta di solforosa prima dell’imbottigliamento. La vinificazione prevede pressature soffici, fermentazioni in acciaio a temperatura controllata, niente malolattica per preservare l’acidità. L’affinamento sulle fecce fini amplifica la componente tattile senza snaturare il carattere del vitigno.

Un territorio in crescita

La rinascita del Timorasso è uno dei segnali più evidenti della vitalità dei Colli Tortonesi. La produzione di Timorasso Derthona si avvicina oggi al milione di bottiglie. Solo nel 2023 c’è stato un incremento del 59% rispetto all’anno prima. La superficie vitata ha raggiunto circa 400 ettari e il valore dei terreni è schizzato.

Il Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi, che riunisce oltre 115 soci, sta lavorando a un progetto ambizioso: trasformare l’attuale denominazione in una autonoma centrata sul nome Derthona. L’idea prevede tre tipologie: un Piccolo Derthona giovane, in uscita dal primo marzo dopo la vendemmia; un Derthona disponibile dal settembre successivo; e una Riserva dal terzo anno.

Non solo Timorasso

Alla Colombera coltivano anche Barbera, Cortese, Croatina e Nibio. Dai vigneti storici nascono “Elisa” (Barbera in legno), “Vegia Rampana” (Barbera in acciaio), “Suciaja” da Nibio, “Romba” e “Archè” da Croatina, il bianco “Bricco Bartolomeo” da Cortese. Dal 2019 c’è anche il “Monleale”, Barbera che prende il nome dalla sottozona della Doc e nasce da vigne degli anni Cinquanta a Cascina Macchetta.

Oltre ai vigneti, ci sono ettari destinati a grano e ceci, alberi da frutto da cui nascono le pesche di Volpedo sciroppate e le marmellate vendute in cantina. L’enoturismo è diventato un modo per raccontare il lavoro in vigna e in cantina a chi vuole conoscere da vicino questo territorio e i suoi vini. A partire, naturalmente, dal Timorasso.

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