Grano duro, la Cun è operativa: prezzi più trasparenti

La Commissione Unica Nazionale supera le borse merci di Foggia e Bologna. Listino per qualità proteica e 40 milioni dal Governo

La Commissione Unica Nazionale (Cun) del grano duro ha tenuto la sua prima riunione operativa alla Camera di Commercio di Roma, dando avvio alla prima quotazione ufficiale nazionale. Da oggi le borse merci di Foggia e Bologna, a lungo riferimento del settore, smettono di fissare i prezzi indicativi del grano duro italiano.

Il passaggio non è solo formale. La Cun introduce un listino differenziato per contenuto proteico — quattro categorie, dal «fino alto proteico» al «convenzionale» — e rileva i prezzi per aree geografiche distinte: Nord, Centro, Sud e Isole. È la prima volta che il mercato nazionale riconosce ufficialmente queste differenze qualitative in modo strutturato.

Perché le borse merci non bastavano più

Il vecchio sistema aveva due difetti principali. Le quotazioni di Foggia erano espresse «franco partenza», quelle di Bologna «franco arrivo su riferimento Centro»: i prezzi includevano i costi di trasporto, rendendo i listini difficili da confrontare. Soprattutto, nessuna delle due piazze valutava il contenuto proteico del grano, che è invece il parametro decisivo per l’industria molitoria e pastaria.

La Cun risolve entrambi i problemi: prezzo franco partenza su tutto il territorio, e quattro fasce qualitative — fino alto proteico (15% di proteine), fino proteico (14%), fino (13% al Nord, 12% al Sud) e convenzionale (11,5%) — che permettono finalmente di remunerare la qualità in modo esplicito.

La prima sessione ha già prodotto un effetto concreto: rialzi nei listini di Sud, Isole e Centro, stabilità al Nord. Questo inverte la tendenza prevalente sull’80% del grano duro prodotto in Italia.

Grano
Campo di grano

Una coltura sotto pressione

L’urgenza di uno strumento come la Cun si capisce guardando i numeri del settore. L’Italia coltiva circa 1,2 milioni di ettari a grano duro, prima coltura nazionale per estensione, ed è uno dei principali produttori al mondo di questo cereale. Eppure molti agricoltori lavorano in perdita.

Il gasolio agricolo è passato da 0,80 a 1,40 euro al litro dopo l’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente; l’urea, fertilizzante azotato essenziale, è salita da 40 a 75 euro al quintale e la reperibilità è diventata incerta. Fronte a questi costi, i prezzi all’origine sono rimasti troppo bassi, e il peso dello squilibrio è ricaduto interamente sui cerealicoltori.

Sia Coldiretti sia Cia-Agricoltori italiani sottolineano come la Cun, che affianca quelle già operative per uova, conigli e suini, sia il risultato diretto delle mobilitazioni del settore: oltre 20.000 agricoltori hanno manifestato in tutta Italia negli ultimi mesi.

Come funziona la commissione

La Cun è composta da 20 commissari paritetici: dieci in rappresentanza della filiera agricola, dieci di quella industriale. L’organismo si riunirà con cadenza regolare per aggiornare i prezzi indicativi e monitorare le tendenze di mercato. I dati delle prime sessioni serviranno a calibrare lo strumento: Coldiretti parla di un lavoro che «richiederà un progressivo rafforzamento e affinamento».

Il nodo dei contratti di filiera

L’avvio della Cun è un primo passo, ma non risolve da solo la redditività dei cerealicoltori. Coldiretti e Cia convergono su un punto: il prezzo indicativo della Cun deve diventare la base di riferimento per i contratti di filiera, ai quali agganciare anche i contributi pubblici.

Il ministro delle Politiche agricole Francesco Lollobrigida ha confermato l’impegno del Governo a destinare 40 milioni di euro in aiuti de minimis alla filiera del grano duro. La cifra è un segnale politico di sostegno al settore, ma la sfida più concreta, come sottolineano Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo di Coldiretti, è organizzativa: costruire contratti che garantiscano un premio di prezzo al grano di qualità e che accompagnino i produttori nel conoscere e ottimizzare i propri costi.

Il grano duro è materia prima della pasta, piatto simbolo della cucina italiana riconosciuta dall’Unesco. Un listino nazionale trasparente non incide solo sul reddito agricolo: determina le condizioni in cui si produce la pasta di qualità italiana venduta nel mondo.

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