La Fao presenta a Roma il programma GPP-TAD contro le malattie transfrontaliere e approva il piano per un allevamento sostenibile
La Fao ha presentato un nuovo programma di partnership contro le malattie animali transfrontaliere e ha ottenuto l’approvazione del primo piano d’azione globale per la trasformazione sostenibile del settore zootecnico. Le due iniziative sono state discusse durante la 30ª sessione del Comitato per l’Agricoltura dell’organizzazione, alla presenza di ministri dell’Agricoltura di una ventina di paesi, tra cui l’Italia.
Per il GPP-TAD 110 paesi
Il Global Partnership Programme for Transboundary Animal Diseases, o GPP-TAD, nasce su richiesta degli Stati membri per rafforzare la lotta contro patologie come l’influenza aviaria ad alta patogenicità, l’afta epizootica, la peste suina africana e la mosca carnivora del Nuovo Mondo. Al programma hanno già aderito, con lettera formale al direttore generale della Fao Qu Dongyu, 110 paesi.
Il direttore generale ha citato come esempio la recente comparsa in Asia del sierotipo SAT1 dell’afta epizootica, che secondo le stime della Fao potrebbe causare perdite per due miliardi di dollari l’anno se non affrontata per tempo. Da qui l’insistenza sull’approccio One Health, che lega la salute del suolo, delle piante, degli animali e dell’uomo.
Cinque aree di intervento
Il programma poggia su piattaforme nazionali che riuniscono governi, settore privato, produttori e istituzioni finanziarie, mentre centri regionali coordinano la risposta alle epidemie che superano i confini di un singolo paese. Il coordinamento globale resta alla Fao, tramite il programma Empres, con il compito di gestire allerta precoce e orientamenti tecnici.
Le cinque aree operative del GPP-TAD sono: prevenzione e controllo progressivo delle malattie, sorveglianza digitale e allerta precoce, preparazione basata sulla valutazione del rischio, risposta rapida alle emergenze, legislazione e modelli di finanziamento.

Un finanziamento condiviso
Rispetto ai programmi precedenti, finanziati quasi esclusivamente dai donatori con la Fao come esecutore, il GPP-TAD cambia impostazione: ogni paese partecipante contribuisce in base alle proprie capacità, con l’aggiunta di fondi volontari da partner di sviluppo, istituzioni finanziarie internazionali e settore privato. Un comitato direttivo con rappresentanza regionale bilanciata fornirà l’indirizzo strategico, affiancato da un gruppo tecnico consultivo.
Il piano per la zootecnia sostenibile
Il Comitato per l’Agricoltura, inoltre, ha approvato il Global Plan of Action, il primo quadro negoziato a livello internazionale dedicato alla trasformazione sostenibile del settore zootecnico. Il documento è volontario e non vincolante: spetta a ogni paese adattarlo alle proprie priorità nazionali.
Il piano nasce da una richiesta del Sottocomitato Fao per l’allevamento avanzata nel 2024. «È giunto il momento di agire, insieme, trasformando il Piano d’azione globale in soluzioni concrete», ha detto Thanawat Tiensin, vicedirettore generale della Fao e direttore della Divisione Produzione e salute animale.
Diciassette priorità, 85 azioni
Il testo individua quattro aree: sicurezza alimentare e diete sane, mezzi di sussistenza e crescita economica inclusiva, salute animale secondo l’approccio One Health, uso sostenibile delle risorse naturali e azione per il clima. Da queste derivano 17 priorità strategiche e 85 azioni operative, che vanno dalla riduzione degli sprechi lungo la filiera al contenimento dell’uso di antimicrobici, dalla gestione dei pascoli al rafforzamento delle cooperative di allevatori.
La Fao fornirà assistenza tecnica ai governi per l’elaborazione dei piani nazionali, mentre il Sottocomitato per l’allevamento monitorerà periodicamente lo stato di attuazione. Il settore zootecnico, ricorda la Fao, garantisce reddito a centinaia di milioni di piccoli allevatori nel mondo, ma resta esposto a resistenza antimicrobica, perdita di biodiversità ed emissioni di gas serra.
