I dazi USA pesano sul settore. Crolla la Russia (-65%), tengono Germania e Canada. Preoccupa il rallentamento generale
Il vino italiano chiude il primo quadrimestre del 2025 con il segno meno. I dati Istat elaborati dall’Unione italiana vini (Uiv) mostrano una flessione del 3,7% nei volumi esportati e dello 0,9% nel valore, che si attesta a 2,5 miliardi di euro.
È la prima volta quest’anno che anche i valori scendono sotto zero, segnando un’inversione di tendenza dopo anni di crescita costante. Il dato più preoccupante arriva dal mercato americano, dove ad aprile – primo mese con i dazi al 10% – le esportazioni sono calate del 7,5% in volume e del 9,3% in valore rispetto allo stesso periodo del 2024.

L’effetto dazi si fa sentire
Gli Stati Uniti restano il principale mercato per il vino italiano, rappresentando il 24% dell’export totale contro una media nazionale del 10,4%. Per questo motivo, l’impatto dei dazi americani – che dal 2 all’8 aprile erano addirittura al 20% prima di scendere al 10% – si è fatto sentire immediatamente.
«Una tariffa al 30% sarebbe ingestibile», avverte Paolo Castelletti, segretario generale di Uiv, riferendosi alla minaccia di ulteriori aumenti. Il danno non sarebbe solo diretto, ma causerebbe un effetto saturazione sui mercati tradizionali, con la conseguente depressione dei prezzi.
I mercati che resistono e quelli che crollano
Nonostante le difficoltà, gli Stati Uniti mantengono ancora una crescita positiva nel quadrimestre (+0,9% in volume e +6,7% in valore, per 666 milioni di euro), anche se dimezzata rispetto ai mesi precedenti.
La Germania, secondo mercato di riferimento, segna un -3,3% nei volumi, mentre il Regno Unito perde il 4,8%. Tengono invece Svizzera e Francia, con il Canada che mostra una buona crescita.
Il vero crollo arriva dall’Est: la Russia precipita del 65%, il Giappone perde oltre il 10% e la Cina continua la sua discesa (-17,6%). Questi cali hanno pesato significativamente sulla bilancia complessiva dell’export.

Anche gli spumanti in difficoltà
Per la prima volta dopo anni, anche il segmento degli spumanti – tradizionalmente trainante – va in negativo con perdite dell’1,1% in volume e dell’1,5% in valore. I vini fermi e frizzanti in bottiglia cedono il 5,6% nei volumi e l’1% nei valori.
Le previsioni per il resto dell’anno
Secondo l’Osservatorio Uiv, il trend negativo è destinato a peggiorare nella seconda parte dell’anno. Oltre ai dazi statunitensi, pesano le tensioni con la Russia, il declino della domanda cinese e la generale flessione del potere di acquisto dei consumatori.
«È fondamentale prendere atto di come lo scenario sia mutato», commenta Lamberto Frescobaldi, presidente di Uiv. «Dobbiamo adeguarci alle nuove condizioni di mercato e salvaguardare un asset che vale 7,5 miliardi di euro di attivo nella bilancia commerciale».
Il settore si prepara quindi a una fase complessa, con la speranza che le trattative internazionali possano limitare i danni e che si aprano nuove opportunità in mercati emergenti ancora da esplorare.
