L’accordo Usa-Ue sui dazi colpisce il vino italiano: danni stimati per 317 milioni, produttori in allarme e negoziati ancora aperti
Dopo settimane di trattative, è arrivato l’annuncio: Stati Uniti e Unione Europea hanno siglato un accordo commerciale che prevede una tariffa del 15% su numerosi prodotti agroalimentari europei. Tuttavia, l’intesa – definita “light” dalla Commissione – non è giuridicamente vincolante e lascia ancora molti nodi irrisolti. In particolare, il settore vinicolo resta nel limbo: nessuna decisione definitiva è stata presa sui dazi che potrebbero colpire vino e superalcolici.

«Non è stata presa alcuna decisione sugli alcolici», ha dichiarato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Eppure, da Bruxelles filtrano preoccupazioni: «Le trattative su esenzioni per il vino sono in corso, ma i progressi sono maggiori per i distillati», spiegano fonti comunitarie.
Danni stimati: 317 milioni di euro
Il mondo del vino italiano non nasconde l’allarme. Secondo l’Unione Italiana Vini (UIV), l’imposizione di un dazio al 15% potrebbe tradursi in una perdita di 317 milioni di euro per il settore nell’arco di un anno.
«La bottiglia da 5 euro che prima finiva sullo scaffale a 11,5 dollari ora potrebbe arrivare a 15, e al ristorante anche a 60», ha denunciato il presidente Lamberto Frescobaldi. A pesare ulteriormente è anche la svalutazione del dollaro, che complica i conti per gli importatori americani.
Il mercato Usa è cruciale per il vino italiano: rappresenta il 24% dell’export complessivo e supera il 30% per le denominazioni Dop. Alcune tipologie, come Moscato d’Asti, Pinot grigio, Chianti e Prosecco, sono fortemente esposte. «L’80% della nostra produzione rientra nelle fasce più popolari: questi dazi rischiano di colpire duramente chi lavora sulla qualità accessibile», ha aggiunto il segretario generale Paolo Castelletti.

Consorzi e cooperative in pressing
I consorzi, da Franciacorta al Brunello di Montalcino, chiedono azioni concrete. «Il dazio al 15% è un duro colpo per le nostre esportazioni, che difficilmente riusciremo a riallocare in altri mercati nel breve periodo», afferma Giacomo Bartolommei, presidente del Consorzio del Brunello.
Anche Avito, l’associazione dei vini toscani Dop e Igp, chiede misure straordinarie e propone la semplificazione dei fondi OCM e l’apertura di nuovi canali commerciali, a partire dal Mercosur.
Simone Gamberini, presidente di Legacoop, invita a non abbassare la guardia: «Non si può accettare passivamente un impatto che rischia di compromettere la competitività delle imprese. Servono sostegni immediati e una strategia per diversificare i mercati».
Serve una risposta europea
Da più parti si sollecita l’Unione Europea a negoziare per includere il vino nella lista dei prodotti esentati e a fornire compensazioni alle filiere più esposte.
«Abbiamo evitato lo scenario peggiore, ma per il vino i dazi al 15% sono comunque penalizzanti rispetto a una situazione pre-dazio quasi priva di tariffe», ha dichiarato Paolo De Castro di Nomisma.
La speranza è che entro il primo agosto, data attesa per la dichiarazione congiunta Ue-Usa, si faccia chiarezza su un tema che riguarda non solo l’economia, ma anche l’identità di uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy.
