Dal Timorasso apprezzato anche oltre confine al rosato Berenis, fino ai rossi da Barbera e Pinot Nero: le temperature giuste
Sui Colli Tortonesi, la Tenuta della Cascinassa presenta la propria linea di vini per l’estate 2026, dal Timorasso, apprezzato anche fuori dai confini nazionali, al rosato Berenis, fino ai rossi da Barbera e Pinot Nero. Il filo conduttore è uno solo: servire ogni vino alla temperatura corretta. Che, per i rossi soprattutto, è più bassa di quanto si pensi.
Il caldo estivo mette alla prova anche il vino, non solo gli ambienti domestici. Nell’azienda della famiglia Dell’Acqua la temperatura di servizio non è un dettaglio: un bicchiere troppo caldo altera profumi e struttura, a prescindere dalla qualità di quello che c’è dentro la bottiglia.
Il Timorasso, vino simbolo della tenuta
Il vino simbolo della tenuta è il Timorasso, il vitigno autoctono su cui la famiglia Dell’Acqua lavora da anni con un obiettivo preciso: farne una delle versioni migliori al mondo. Il lavoro su Derthona 2023 e Ramblè 2022 ha trovato riscontro anche tra gli appassionati e i critici internazionali, segno che il vitigno tortonese continua a farsi conoscere fuori dai confini piemontesi.
La tenuta lo produce in tre versioni, tutte Colli Tortonesi Doc: il Derthona, vinificato in acciaio; il Baloss, da uve selezionate; il Ramblè, il vino di punta, fermentato in legno. Serviti tra i dieci e i dodici gradi, esprimono la sapidità minerale tipica dei suoli tortonesi e si abbinano bene a pesce e verdure grigliate. Sono vini che possono invecchiare, ma in estate mostrano il lato più diretto e beverino.

Berenis, il rosato che porta il nome di una cavalla
Accanto ai bianchi c’è il rosato Berenis, presentato quest’anno al Concorso Enologico Nazionale Rosa Rosati Rosé, che si è tenuto sul Lago d’Iseo a fine giugno. Nasce da uve Barbera vendemmiate a mano a metà settembre: colore rosa tenue con riflessi ramati, profumo di fiori di campo, lampone e pompelmo rosa.
Il nome viene da Berenice, la cavalla purosangue della tenuta. Servito tra gli otto e i dieci gradi, accompagna l’intera estate: dall’aperitivo al pesce, dalla tartare alla pizza.
Anche i rossi vanno serviti freschi
Qui arriva la parte meno scontata. L’idea che il vino rosso vada servito a temperatura ambiente risale a un’epoca in cui i salotti, riscaldati dai camini, si aggiravano sui 16-17 gradi. Oggi case e ristoranti restano stabilmente tra i 22 e i 26: a queste temperature i vapori alcolici si liberano in eccesso, anestetizzano il palato e coprono frutta, fiori e note terziarie.
Sono proprio quelle note terziarie il lavoro dell’enologo Luca Caramellino durante mesi di affinamento. Un rosso leggermente rinfrescato le protegge: il tannino resta levigato, l’acidità viva. Il Velluto, la Barbera più immediata della tenuta, va servito a 14-16 gradi; alla stessa temperatura si beve il Bricco della Guardia, il Pinot Nero che sui crinali della tenuta mantiene intatta la trama di piccoli frutti e sottobosco. Il Fumarin, la Barbera più strutturata della tenuta, apprezzato anche dalla critica internazionale, si serve a 16-18 gradi, temperatura che distende il tannino senza far perdere freschezza al vino.
Il consiglio: pochi minuti in frigorifero
Sara Dell’Acqua, che guida la tenuta insieme alla famiglia, lega la temperatura di servizio al gesto conviviale dell’estate: «L’estate, con le sue lunghe serate e le tavolate all’aperto, è la stagione della convivialità, che da sempre si accompagna a un bicchiere di vino. Servire un vino fresco, o comunque alla temperatura corretta, non è solo un modo per rinfrescarsi: è un gesto di gentilezza verso il nostro palato, ma anche verso il prodotto, le persone che lo hanno curato e il territorio di cui è espressione».
Non servono strumenti particolari per raffreddare un rosso: una decina di minuti in frigorifero, o in un secchiello con acqua e ghiaccio, bastano a riportarlo alla temperatura corretta.
