Bagna Cauda Day: a Torino la festa del piatto conviviale

Due ristoranti del capoluogo piemontese reinterpretano la tradizione con menu speciali dal 21 al 30 novembre 2025

Quando arriva novembre, in Piemonte si scalda la terracotta e si preparano aglio, acciughe e olio. È il momento della bagna cauda, quel rito della tavola che trasforma una cena in un momento di condivisione autentica. E Torino si prepara a celebrarlo con il Bagna Cauda Day, l’evento che ogni anno riunisce ristoranti e osterie intorno a questo piatto simbolo.

Dalle vigne alla tavola

La bagna cauda – letteralmente “salsa calda” – nasce secoli fa come piatto dei vignaioli piemontesi. Una preparazione semplice a base di aglio, acciughe e olio d’oliva, servita bollente in terrine di terracotta. Nel tempo è diventata molto più di una ricetta: è un simbolo di accoglienza e identità regionale.

Bagna Cauda - La Pista
Bagna Cauda – La Pista

L’iniziativa del Bagna Cauda Day, promossa dall’Associazione Astigiani, coinvolge ogni anno locali in Italia e all’estero. Per l’edizione 2025, a Torino sono due i ristoranti che propongono la loro versione del piatto: La Pista Restaurant e Caffè Platti.

Le proposte dei ristoranti

La Pista Restaurant, nel centro commerciale Lingotto, presenta la creazione dello chef Alessandro Scardina: spalla di coniglio in salsa ai peperoni cotta al BBQ, accompagnata da una salsa di bagna cauda leggera. Un piatto dove la cottura moderna incontra il sapore tradizionale.

Al Caffè Platti di corso Vittorio Emanuele II, invece, lo chef Daniele Lo Grasso propone plin di verdure con soffio di bagna càuda e lamella di zucca allo zenzero piccante. Qui la bagna cauda diventa un’essenza delicata, quasi un ricordo olfattivo più che un condimento pesante.

Bagna Cauda - Caffè Platti
Bagna Cauda – Caffè Platti

Dieci giorni di tradizione

I menu speciali saranno disponibili dal 21 al 30 novembre. Due interpretazioni diverse dello stesso tema: da una parte il carattere deciso della carne al barbecue, dall’altra la leggerezza dei ravioli piemontesi. Entrambe le proposte mantengono il legame con il territorio, reinterpretando però con libertà una ricetta che continua a raccontare storie di vigne, stagioni e tavole condivise.

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