Api a rischio: senza apicoltori non sopravvivono

Apicoltura Piana sfida la retorica della Giornata Mondiale delle Api: le colonie sopravvivono grazie al lavoro di chi le alleva

Il 20 maggio si celebra la Giornata Mondiale delle Api, istituita dall’Onu. Per Apicoltura Piana, realtà di Castel San Pietro Terme (Bologna) attiva dal 1903, è l’occasione per rimettere in discussione un racconto che considera ormai fuorviante: quello dell’ape libera e selvatica che basta proteggere dall’inquinamento e dai pesticidi per garantirne la sopravvivenza.

La tesi dell’azienda è più scomoda: senza apicoltori, le api domestiche non ce la farebbero. Non è una posizione di facciata. È il punto di partenza di una riflessione sulla tenuta economica di un intero settore.

Il problema non è solo ambientale

Le popolazioni di impollinatori selvatici sono in calo in molte aree del mondo. La conseguenza diretta è che la presenza delle api da miele dipende sempre più dall’intervento umano: gestione sanitaria, nutrizione delle colonie, spostamento degli alveari, selezione genetica. Sono operazioni che richiedono competenze, tempo e denaro.

Apicoltura Piana Melixa - foto Simone Padovani
Apicoltura Piana Melixa – foto Simone Padovani

«La narrazione romantica dell’ape che vola libera nei campi non corrisponde più alla realtà», afferma Massimo Mengoli, amministratore delegato di Apicoltura Piana. «Dobbiamo essere chiari: oggi le api sono, in larga parte, il risultato del lavoro quotidiano degli apicoltori. Vivono perché qualcuno se ne prende cura».

Detto altrimenti: raccontare che «salvare le api» sia una questione puramente ambientale rischia di oscurare il problema reale. Se l’apicoltura non regge economicamente, gli apicoltori abbandonano. E senza apicoltori, le colonie collassano.

Prezzi instabili, filiera fragile

Sul fronte del mercato, Apicoltura Piana ha già tentato di sperimentare strumenti per garantire maggiore stabilità dei prezzi agli apicoltori italiani. Con un limite evidente: agire in modo isolato sui meccanismi di prezzo, senza un allineamento più largo del mercato, produce effetti limitati.

L’azienda tratta ogni anno 6.000 tonnellate di miele, coprendo il 20% del mercato italiano. Una quota rilevante che non la rende immune dalle pressioni di prezzo che colpiscono l’intera filiera.

Melixa e la partecipazione in Apicoltura Comaro

Sul piano dell’innovazione, Apicoltura Piana ha sostenuto lo sviluppo di Melixa, un sistema di monitoraggio degli alveari che raccoglie dati in tempo reale sullo stato di salute della colonia, permettendo interventi tempestivi senza disturbare le api.

Sul piano industriale, l’azienda è entrata nel capitale sociale di Apicoltura Comaro, operatore specializzato nella gestione degli alveari e nella fornitura di mezzi tecnici agli apicoltori. Una scelta che punta a consolidare la filiera dal basso.

Apicoltura Piana Melixa - foto Simone Padovani
Apicoltura Piana Melixa – foto Simone Padovani

Cosa chiedono da Castel San Pietro Terme

Il messaggio di Apicoltura Piana per il 20 maggio non è un appello generico alla tutela degli impollinatori. È una richiesta concreta: spostare l’attenzione pubblica e politica dalla dimensione ambientale a quella economica e strutturale del settore.

«La tutela delle api non si risolve con singole iniziative», conclude Mengoli. «Richiede un lavoro costante sull’intero settore. Il futuro delle api passa dalle persone che le allevano e le curano».

Apicoltura Piana è anche nota a livello internazionale per l’allevamento e l’esportazione di api regine della razza Ligustica mellifera, varietà italiana apprezzata per la docilità e la produttività.

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