Forum Food&Beverage 2026: filiera italiana a Bormio

Il 5 e 6 giugno a Bormio la filiera agroalimentare discute energia, dazi, consumi polarizzati ed export record a 70 miliardi

Sette imprese agroalimentari su dieci si dichiarano preoccupate per la tenuta del proprio mercato nel 2026. L’inflazione energetica non si ferma, il costo delle materie prime è risalito in classifica, e nelle famiglie italiane la forbice tra chi compra guardando al prezzo e chi alla qualità non ha mai aperto tanto. Eppure l’export ha superato per la prima volta i 70 miliardi di euro, e per quasi otto aziende su dieci il fatturato dei prossimi dodici mesi è atteso in crescita. È questo l’Italia del cibo nel 2026: contraddittoria, sotto pressione, ma tutt’altro che ferma.

A fare il punto ci pensa il Forum Food&Beverage di TEHA Club, alla sua decima edizione: appuntamento il 5 e 6 giugno a Bormio, Grand Hotel Bagni Nuovi, con oltre 40 relatori, circa 200 protagonisti della filiera e quattro studi strategici presentati in sessioni dedicate.

Energia prima di tutto, dazi meno del previsto

La survey condotta da TEHA su un campione rappresentativo di oltre 500 aziende italiane del settore, nel marzo 2026, restituisce un quadro di preoccupazione diffusa ma non uniforme. Il 36,6% delle imprese si dichiara «abbastanza o molto preoccupato»; tra le piccole imprese la quota sale a livelli sensibilmente superiori rispetto alle grandi — il rapporto è di 6,4 a uno.

Il problema principale rimane l’energia: il 63,5% delle aziende indica l’inflazione energetica come il fattore di crisi più rilevante, in lieve aumento rispetto al 2025. Al secondo posto la crisi inflattiva delle materie prime (36,2%), che ha guadagnato terreno scalzando la mancanza di manodopera (34%). Il cambiamento climatico, pur strutturalmente rilevante, è citato solo dal 13,8% del campione come urgenza immediata — con un’eccezione: tra le grandi imprese sale al 33,7%, 2,4 volte la media.

I dazi americani, molto discussi nei mesi scorsi, pesano meno del temuto. Solo il 4,1% del campione complessivo li considera un fattore critico; tra le imprese esportatrici oltre il 25% del fatturato, la quota arriva al 15,8% — ancora lontana dall’allarme energetico (47,2%) e dalle tensioni geopolitiche (47,2% anche queste, per le stesse imprese orientate all’export).

Export record, ma gli Usa frenano

Sul fronte delle vendite all’estero, il 2025 ha consegnato un risultato storico: l’export agroalimentare italiano ha superato per la prima volta i 70 miliardi di euro, arrivando a 70,9 miliardi (+5,2% sul 2024). Il Food&Beverage pesa per 60,9 miliardi, il comparto agricolo per 10. Dal 2010 a oggi il tasso di crescita medio annuo è del +6,4%, e l’incidenza delle esportazioni agroalimentari sul totale dell’export italiano è passata dall’8,2% all’11%.

La Germania è il primo mercato (11 miliardi), seguita da Francia (7,9 miliardi) e Stati Uniti (7,5 miliardi). È proprio verso gli Usa che si registra l’unico segno meno tra i principali partner: -4,5% rispetto al 2024, effetto delle misure tariffarie introdotte dall’amministrazione americana. Le stime di TEHA, elaborate prima dell’applicazione dei dazi, avevano previsto un impatto tra 7 e 7,7 miliardi, e il dato reale si colloca in quell’intervallo.

Il vino rimane la prima voce dell’export (7,8 miliardi, +4,2% annuo dal 2020), davanti ai prodotti lattiero-caseari (7,5 miliardi) e alla frutta e ai vegetali trasformati (6,1 miliardi). Tra i mercati in espansione, la Polonia cresce del 17,7%, la Spagna del 13%.

La forbice nei carrelli della spesa

Il dato che più pesa sulle prospettive di medio periodo non riguarda le imprese ma le famiglie. I consumi alimentari reali — depurati dall’inflazione — crescono da un decennio a un tasso annuo dello 0,04%: sostanzialmente fermi. Sullo sfondo c’è una compressione del potere d’acquisto che l’Italia ha subìto più di qualsiasi altro Paese Ocse: i salari reali medi sono diminuiti dello 0,1% annuo dal 2000 a oggi, a fronte di un aumento medio dell’area Ocse del +0,7%.

L’inflazione alimentare ha colpito in modo asimmetrico. Per le famiglie nel primo quintile di reddito, la spesa «incomprimibile» — cibo, affitto, utenze, salute — assorbe il 76% del bilancio; per quelle nel quinto quintile, il 49%. Il gap è di 27 punti percentuali; era di 23 nel 2021.

Nel carrello della spesa sempre più marche private

Le scelte al banco riflettono questa polarizzazione: il 66% delle famiglie a basso reddito sceglie il prezzo come prima leva d’acquisto, mentre tra quelle ad alto reddito è la qualità a guidare (78%), con il prezzo al secondo posto (39%). Lo stesso divario si trasferisce sulla ristorazione: la propensione a frequentare ristoranti tipici regionali è del 78% tra le famiglie ad alto reddito, del 48% tra quelle a basso reddito. Quasi trenta punti di distanza, sullo stesso piatto.

Bormio, la Valtellina e le Olimpiadi

La scelta di Bormio come sede del Forum non è casuale. Le montagne valtellinesi hanno ospitato le gare di sci alpino maschile durante le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, con effetti misurabili sulla visibilità del territorio: secondo l’algoritmo AI4TEHA di TEHA Group, nelle due settimane dei Giochi la parola «Italia» ha raggiunto 2,8 volte più persone rispetto allo stesso periodo del 2025, e l’associazione con il cibo è cresciuta di 1,8 volte. Bormio ha moltiplicato per 22 i propri livelli di reach.

A completare il quadro c’è il riconoscimento Unesco arrivato a dicembre 2025: la cucina italiana è entrata nell’elenco dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità. Primo riconoscimento su una tradizione culinaria nella sua interezza, ha consolidato la posizione dell’Italia tra i Paesi con più attestati nel settore agroalimentare.

La Valtellina porta numeri propri: la Bresaola della Valtellina Igp vale 253 milioni di euro ed è l’undicesimo prodotto certificato per valore in Italia; i pizzoccheri Igp hanno prodotto 1.810 tonnellate nel 2024; il vigneto terrazzato — 850 ettari, 2.500 chilometri di muretti a secco — è il più esteso d’Italia.

Il programma delle due giornate

Il 5 giugno i lavori si apriranno con la presentazione del decimo Rapporto Strategico «La Roadmap del futuro per il Food&Beverage» e con l’intervento del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. In programma anche sessioni su industria e distribuzione, marchi e private label, il ruolo delle banche e delle operazioni di M&A nel settore, e un focus sul comparto Horeca.

Il 6 giugno sarà dedicato alle prospettive europee: competitività dell’Unione, impatti del clima sulla filiera, internazionalizzazione, sostenibilità e il rapporto tra scelte alimentari e salute. Parteciperanno rappresentanti delle istituzioni europee. Tra i casi strategici presentati nel corso delle due giornate: Amadori e Il Buon Gusto Italiano.

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