Milano Wine Week 2026, il vino tra presente e futuro

Dal 17 al 25 ottobre la nona edizione: oltre 100 eventi, due hub, nuovi premi all’ospitalità in cantina e lo sguardo al decennale

E sono nove le edizioni della Milano Wine Week, che animerà la città dal 17 al 25 ottobre. Il ricco programma è stato presentato dal presidente Federico Gordini insieme a partner e curatori. Due i centri della manifestazione: il Milan Marriott Hotel per gli operatori e l’Enoteca MWW ai Dazi dell’Arco della Pace per il pubblico. Intorno, oltre 100 appuntamenti sparsi in città tra locali, gallerie, università e fondazioni.

Il tema dell’anno è il cambiamento, e Gordini lo ha inquadrato così: «Il mondo del vino vive una fase sicuramente critica. I dati di mercato non sono positivi, soprattutto per quanto riguarda il fuori casa. Ma questo avviene anche perché c’è una profonda revisione dei consumi, che si stanno polarizzando verso la qualità e verso l’esperienza».

I numeri NielsenIQ presentati in conferenza confermano lo spostamento verso la qualità. Il vino entra nelle case dell’84% delle famiglie italiane, ha superato i 600 milioni di litri venduti in questi mesi del 2026 e muove una filiera da circa 500mila addetti. Cresce la spesa per singolo acquisto, cresce il prezzo medio al litro. Si compra meno a caso, insomma, e si sceglie di più.

Da sx Pippo Russotti, Lorenzo Cafissi, Federico Gordini, Matteo Fortarezza, Lorenzo Livi, Alberto Tasinato e Ciro Fontanesi
Da sx Pippo Russotti, Lorenzo Cafissi, Federico Gordini, Matteo Fortarezza, Lorenzo Livi, Alberto Tasinato e Ciro Fontanesi

Cosa raccontano gli scontrini

Lorenzo Cafissi, direttore Beverage di GS, la società che guida Carrefour Italia, main sponsor della manifestazione, guarda il fenomeno dal lato della grande distribuzione, che considera uno specchio della società. I sondaggi, osserva, restano opinioni: chi risponde tende a smussare le proprie abitudini. «Lo scontrino parla», invece. E negli ultimi cinque anni gli scontrini hanno raccontato uno spostamento netto.

Le bibite analcoliche, per decenni finite nel carrello quasi per inerzia, sono oggi la categoria che cresce di più. Ci sono riuscite legandosi a mondi esterni al bere, come lo sport e il gaming per gli energy drink, e rilanciando prodotti come il tè. Nel frattempo sono cadute alcune regole non scritte: l’aperitivo si fa anche con un analcolico, con una bibita, perfino con un’acqua dalle caratteristiche particolari. Categorie un tempo di contorno sono diventate motori di crescita, mentre altre, storicamente solide, attraversano un momento difficile.

Per il vino è un segnale che Cafissi definisce anche preoccupante. Eppure la distribuzione continua a puntarci: «Tutti stanno investendo nel vino, i discount e anche le piccole catene locali». La ragione è che una bottiglia di vino dà all’insegna un posizionamento che una lattina non dà, e un consumatore che cerca esperienza anche nella spesa quotidiana, come già accaduto con il banco dei freschi, la trova lì. Il ritardo, semmai, è nel linguaggio: le grandi aziende del beverage ragionano con piani al 2030 e al 2040, il vino si racconta con un linguaggio che negli anni è cambiato poco. Che l’interesse ci sia lo dimostrano le oltre 60.000 persone che, nel fine settimana precedente la conferenza, hanno visitato le cantine per il Festival Franciacorta.

Il vino dentro il mondo del beverage

Qui sta il nodo che attraversa tutta l’edizione. Il vino non compete più soltanto con altro vino. «Per un giovane il vino è una delle famiglie del beverage – ha spiegato Gordini –. Per esserne attirato, deve comunicare in maniera diversa, coinvolgere, creare esperienze». A chi dà per persa la generazione dei ventenni, il presidente ha risposto con una battuta: «Ricordiamoci cosa bevevamo noi a vent’anni». E con un’osservazione di campo: «Vedo cantine piene di ragazzi il sabato e la domenica».

La sintesi più netta l’ha data Alberto Tasinato, co-fondatore de L’Alchimia e della Taverna alla Scala e curatore della guida Wine List Italia: «Non possiamo parlare dei consumi del vino di dieci, cinque o anche solo due anni fa. La Milano Wine Week del 2026 deve parlare il linguaggio del 2026».

Per questo l’Enoteca ai Dazi resterà aperta dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 23, il sabato e la domenica dalle 11 alle 23. Le famiglie che passeggiano al Parco Sempione la domenica mattina non cercano quello che cercano i ragazzi a tarda sera, e l’offerta cambierà con l’orario. «Il vino si muove in base alle esigenze delle persone», ha detto Tasinato.

Nello stesso spazio prende forma “Il Vino Cambia Forma”, progetto costruito con Spazio Di Paolo, lo studio del designer Mario Di Paolo specializzato in packaging per il vino. Una mostra sull’evoluzione delle etichette resterà aperta per tutti i nove giorni, affiancata da talk e laboratori. Gordini l’ha definita «un primo mattone» del programma del decennale.

Milano Wine Week
Milano Wine Week

Operatori e pubblico nello stesso calendario

Giulio Somma, che quest’anno porta in calendario un convegno con la facoltà di Scienze agrarie e alimentari dell’Università degli Studi di Milano, ha individuato il tratto che distingue la manifestazione: molte fiere professionali «pensano solo al trade», dimenticando che il trade vive se il vino arriva al pubblico. Milano Wine Week tiene insieme le due cose, senza mescolarle.

Per gli operatori il giorno chiave è lunedì 19 ottobre, il Business Day al Marriott: una giornata unica, pensata per concentrare incontri e degustazioni. Si apre con gli Stati Generali della Sala Italiana, prosegue con il Grand Tasting B2B, il walk around tasting dedicato alla Brda, regione vinicola slovena ospite dell’edizione, e con la presentazione della mappatura dell’Oltrepò Pavese curata da Alessandro Masnaghetti. Martedì 20 NielsenIQ guiderà “Wine IQ”, con workshop su export e comportamenti di consumo; giovedì 22 la giornata di Carrefour sulla categoria vino.

Sul tema della sala Gordini non ha usato giri di parole: a Milano mancano migliaia di addetti nella ristorazione e «siamo a zero nuove vocazioni». Ciro Fontanesi, coordinatore della Wine Academy di Alma, la scuola internazionale di cucina italiana che da quest’anno è educational partner, ha ribaltato la prospettiva: «La domanda che ci facciamo a scuola non è come i ragazzi debbano piegarsi a noi, ma come noi dobbiamo piegarci alla nuova generazione».

Il pubblico ha a disposizione molte porte d’ingresso. Sabato 17 il Brindisi inaugurale gratuito a CityLife, seguito dalla One Wine Night ai Dazi. Nei weekend la Fondazione Arnaldo Pomodoro propone visite con calice nello studio dell’artista. Venerdì 23 al Marriott i 24 Consorzi di tutela della Toscana, riuniti in Avito, animano un banco d’assaggio benefico il cui ricavato va interamente a Fro, Fondazione radioterapia oncologica.

I premi: dall’accoglienza in cantina alle carte dei vini

Una parte consistente del programma ruota intorno ai riconoscimenti. La novità sono i Wine Hospitality Awards, che sabato 17 premiano 50 cantine in dieci categorie, dal wellness all’architettura, dall’arte all’accessibilità, con in più il titolo di Wine Destination of the Year. Alle premiazioni segue un pomeriggio aperto al pubblico, dalle 15 alle 21, per conoscere di persona le realtà premiate.

La scelta ha una motivazione economica precisa. «L’enoturismo è diventato un business che fattura già più di tre miliardi di euro», ha ricordato Gordini, aggiungendo che il potenziale delle zone del vino raggiungibili da Milano è sfruttato «forse al 10%».

Lunedì 19 alle 19 tornano invece gli MWW Awards, giunti alla sesta edizione, che premiano oltre 100 carte dei vini tra ristorazione e retail. La giuria è presieduta dal critico Andrea Grignaffini. Tra i riconoscimenti speciali, il premio Mentor andrà a Romano Dal Forno, per il lavoro svolto in Valpolicella. Il giorno prima, domenica 18, la presentazione della guida Wine List Italia e il Grand Tasting con 100 sommelier, anche questo aperto al pubblico. Fontanesi ha sintetizzato lo spirito dell’iniziativa: «Il servizio perfetto è noioso».

Verso il decennale

Il 2026 è dichiaratamente un’edizione di passaggio. Dal 3 al 9 maggio 2027 nascerà la Roma Wine Week, e Wine List Italia toccherà nel corso del prossimo anno sei città, tra cui Napoli, Torino e Venezia. Poi, a ottobre, il decennale milanese.

Gordini ha chiuso la conferenza con un’idea di proprietà collettiva: «La Milano Wine Week è di Milano, è della gente del vino, dei professionisti e dei consumatori».


Il programma completo è su milanowineweek.com. I biglietti per gli eventi a pagamento sono in vendita su Dice; gli operatori si accreditano nella sezione Business del sito.

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